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La Edison chiusa…dalla Municipale Cronaca

Un pomeriggio di letture, recitazione, musica e lacrime. I librai di piazza della Repubblica hanno passato così, festeggiando amaramente, le ultime ore di vita della Edison. Rassicurati nuovamente dell'appoggio del Comune alla loro causa, prima di dover imballare i pochi libri restanti, hanno dato vita a un'intensa giornata di eventi, culminata con uno “sgombero” imposto dalle forze dell'ordine. Ma siparietto con i vigili a parte, per il direttore Alessandro Falciani la strada è una sola: «Rinascere».

«Parlerei di una rinascita. Siamo forti di un vincolo e di un impegno dell'amministrazione», ha spiegato Falciani. A fargli eco arriva anche il vicesindaco Nardella, che firma la petizione – “(da cittadino)”, si legge accanto alla sua sottoscrizione – e che ribadisce la ferma intenzione della Giunta a non modificare il vincolo di destinazione d'uso cui si sono aggrappati in questi mesi i librai per difendere il loro posto di lavoro: «Sono venuto qui a confermare questo impegno verso la libreria – ha detto Nardella – non lasceremo soli i lavoratori, non permetteremo che questo locale rimanga vuoto». A riconferma di questa intenzione vi è l'esistenza di una cordata di imprenditori locali pronti a rilevare l'attività, se Feltrinelli vorrà. Per ora, sui nomi, bocche cucite.

Si vede anche il proprietario di Edison e Martelli, Stefano Bellentani, accompagnato dal liquidatore della libreria Amilcare Di Francesco. Non hanno intenzione di parlare con i giornalisti. A domanda “perché la libreria chiude?”, si voltano da un'altra parte e vanno via. Una lacrima scenderà dal volto di Bellentani. «Di coccodrillo», sottolineerà una dipendente riferendosi ai debiti accumulati dal suo ormai ex datore di lavoro.

La giornata è proseguita con il grande rockabilly di Marco e Simone Di Maggio, mentre una ragazza vestita da fantasma dei libri ha realizzato una performance individuale per dire che «qualcuno in libreria resterà per sempre». A fare da sfondo al tutto, la significativa esibizione dei Chille de la balanza, che hanno recitato fra il pubblico il rogo dei libri avvenuto a Berlino nel 1933. Suoni distorti, grida, ghiaccio secco, discorsi di Hitler. La Edison nelle sue ultime ore è stata di più di una libreria. È stata il palcoscenico teatrale e immaginifico di quella morte della cultura tanto temuta dai suoi dipendenti.

L'arrivo della Polizia Municipale – A fine serata le melodie incalzanti dei Fiati sprecati hanno intrattenuto e fatto ballare i presenti. La marching band fiorentina si è poi spostata sotto il loggiato di piazza della Repubblica per salutare, dall'esterno, la chiusura della libreria. Avanti così, fino alle dieci, fra marcette e Bella Ciao. Poi qualcuno, secondo taluni presenti i gestori di altri locali della piazza, ha avvisato la Polizia Municipale del troppo rumore. I vigili sono intervenuti e hanno interrotto l'esibizione.

Le operazioni di identificazione del responsabile della libreria sono avvenute fra gli scaffali della Edison. Fuori i Fiati Sprecati e il folto pubblico hanno osservato la scena dalla porta a vetri. Alla richiesta di un documento, tutti i librai hanno estratto simbolicamente la loro carta di identità. Uno di loro ha domandato ai vigili che «domani siamo senza lavoro. Non le pare un po' ottuso tutto questo?».

Ottuso o no, finisce così la storia di questa mobilitazione che ha incuriosito e intrattenuto per oltre un mese la città. Simone, Marida, Elisa, Dario, Walter, Vincenzo, Alexia, Monica, Massimiliano, Devrim. Solo alcuni dei nomi dei librai (sindacalizzati e non), baristi e cassieri, che dopo lo “sgombero” hanno guardato assieme in libreria un filmato realizzato da loro stessi per raccontarsi, per una volta, a loro stessi. La Edison adesso è proprio chiusa. Si spengono le luci, si tira la serranda, si aspettano buone nuove.

 

(foto copertina: Daniele Pasquini)

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