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La felicità di Diego, la fuga di Moratti Sport

Non sappiamo (e non lo sanno neppure Montella, Pradè e i giocatori) se quella con l’Inter è stata la partita più bella della Fiorentina in questo campionato stranissimo, ma ricco di soddisfazioni.Una cosa, comunque, è certa. è stata la vittoria più importante.Alla vigilia parlavamo dell’ultimo treno di passaggio al Franchi per ritornare in lotta per il posto Champions. La Fiorentina ci è salita in corsa e ha dimostrato di avere le carte in regola per cullare il sogno. La situazione sarà più chiara stasera, intorno alle 22,30, dopo che sarà noto il risultato di Siena-Lazio. Comunque vada a finire, la classifica dice che  il lanciatissimo Milan è avanti di due lunghezze e l’Inter di una soltanto.Tutte le altre sono dietro, anche se il sempre più sorprendente Catania e la rediviva Roma non vanno sottovalutate.Ciò che lascia più sperare è stato il gioco che la Fiorentina è riuscita a esprimere, mettendosi alle spalle un gennaio nerissimo. I viola sembrano tornati quelli del girone d’andata, al contrario dell’Inter che è sembrata poco più di una nullità. Massimo Moratti, il presidentissimo, deve aver avuto un brutto presentimento. Non si spiega che così il fatto che, dopo aver accompagnato la squadra a Firenze ed essere rimasto in ritiro fino al primo pomeriggio, sia poi “fuggito” verso Forte dei Marmi per andarsi a vedere la partita in televisione nella sua splendida villa. Diego Della Valle, invece, deve aver letto nella sfera di cristallo che la Fiorentina gli avrebbe regalato una prestazione eccezionale. Il “patron” è tornato nella tribuna d’onore del Franchi dopo qualche anno, esattamente dalla serata in cui la squadra viola era stata eliminata beffardemente dal Bayern dalla Champions League. Il ritorno non poteva essere migliore. Esaminando minuziosamente la maniera di preparare incontri così importanti,se è vero che conta qualcosa anche il comportamento delle società, bisogna ammettere che la Fiorentina ha fatto le cose alla perfezione, mentre l’Inter ha cominciato a sbagliare proprio nel momento in cui Moratti ha deciso di andarsene a casa.
E’ chiaro, naturalmente, che il risultato dipende soprattutto dal comportamento delle squadre e allora non si può che dire che la Fiorentina ha dominato l’Inter sotto ogni punto di vista, infliggendole una lezione che tutto l’ambiente nerazzurro (dirigenti, tecnico, giocatori, tifosi) potrà dimenticare. Era la sfida tra i due allenatori più giovani e rampanti di tutta la serie A: Montella e Stramaccioni. Montella ha vinto per k.o., presentando una Fiorentina splendida per il gioco, il temperamento, la condizione fisica.Un Montella così è già maturo per qualsiasi traguardo. Stramaccioni, invece, esce clamorosamente ridimensionato e ancora una volta Moratti dovrà difenderlo dagli attacchi giustificatissimi di tutti i media.Un punto conquistato nelle ultime sette trasferte sono un bilancio da retrocessione e l’Inter vista a Firenze sembra avere poche possibilità di contrastare le altre squadre in lotta per l’Europa che conta, Fiorentina per prima.Tutto lascia prevedere che l’avventura di Stramaccioni alla guida di una squadra così ambiziosa sia arrivata ai titoli di coda. E’ già cominciata la lotta per la successione ed è il caso di gridare-subito e forte-giù le mani da Montella. E’ noto, infatti, che proprio l’allenatore viola sia uno dei preferiti da Massimo Moratti. Sotto questo profilo non ci dispiacerebbe che la Fiorentina annunciasse prima possibile la conferma di un tecnico che è stato sicuramente uno degli artefici della rinascita viola dopo due stagioni oscure.
Sul piano individuale la partitissima ha fatto registrare l’atteso rilancio di Jovetic e Ljajic ,i migliori in campo non solo per i quattro gol segnati in coppia. Non è un caso. Alcune tra le partite più belle la Fiorentina le ha giocate all’inizio della stagione, quando Jovetic e Ljajic avevano dimostrato di formare un tandem di attaccanti di grandi speranze. Poi Jovetic si è infortunato e Ljajic è progressivamente tornato nei ranghi. Ora, nel finale di campionato, sono loro che potrebbero trascinare la squadra verso quel traguardo che inizialmente sembrava soltanto un sogno.
Raffaello Paloscia

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