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La Fiorentina è forte? Speriamo che abbia ragione il profeta Sport

Firenze – Mah?! Io confesso di provare un po’ di pudore per le mie convinzioni pessimistiche, ma non posso non dire che tutte le volte che le vorrei sconfessare, per cullare ancora le mie speranze di tifoso, finisco invece per dar ragione ai miei dubbi. Mi spiego meglio. Vedo la Fiorentina vincere due partite come quelle con Carpi e Genoa e sento dire: “Quelle partite Montella non le avrebbe vinte!”.

Mi taccio, anche se mi verrebbe da replicare che sarà pure come la vedono certi tifosi, ma sicuramente Montella non le avrebbe giocate così male (ricordo, a chi si fosse dimenticato, che le abbiamo vinte con in totale un tiro e mezzo in porta e molti brividi in difesa!). Poi arriviamo a quelle che unanimemente si sono definite le due “partite verità”, con Napoli e Roma, e le perdiamo tutt’e due.

Ma la squadra, ciononostante, esce tra gli applausi e Sousa ardisce la sentenza che ora ha avuto la conferma di una squadra davvero forte che sta assimilando con sempre maggiore applicazione il suo “nuovo gioco”. E allora mi chiedo due cose: ma la Fiorentina, aveva davvero bisogno di un “gioco nuovo”? E poi: ma questo gioco nuovo, dà davvero risultati così apprezzabili?

Alla prima domanda verrebbe spontaneo rispondere che proprio no; la Fiorentina, semmai, aveva bisogno di un attaccante che non fosse il fantasma di Pepito o la controfigura di Mario Gomez, ma che per il resto giocava bene, eccome, e sapeva anche interpretare con disinvoltura diversi schemi e diversi tipi di partite, anche adattandosi a assenze gravi di titolari e a emergenze varie.

Alla seconda, rispondono i dati. Ci siamo crogiolati per quel primato in classifica che ci inorgogliva, ma senza considerare una cosa: che quei risultati, e contro quelle stesse squadre, la Fiorentina li aveva fatti pari pari lo scorso anno, comprese le vittorie in casa col Milan e fuori con l’Inter, e comprese le vittorie con le neopromosse; e magari quei risultati li aveva fatti senza giocare in superiorità numerica, come è accaduto alla Fiorentina sia con Milan che con Inter, e senza beneficiare di generosi rigori.

Anzi, la partita a Torino Montella non l’aveva persa, come non aveva perso quella in casa con la Roma (e come non aveva perso e non aveva giocato così indecentemente le due partite di Europa League che questa “nuova” Fiorentina invece ha perso!). Il fatto poi di esser tronfi per quel quasi record di sei vittorie su sette partite, forse ci fa dimenticare che la Fiorentina ha chiuso lo scorso campionato con cinque vittorie su cinque partite, giocando bene e segnando tanto (una volta liberatasi dell’equivoco Gomez!), e ci fa dimenticare che l’attuale Fiorentina lo sta facendo praticamente con gli stessi giocatori di Montella, tranne Kalinic e (ahimè!) Kuba al posto di Joaquin (non conto Astori, perché è andato a sostituire Savic senza che questo abbia cambiato di una virgola la nostra difesa).

Ma, mi direte, perché ce l’hai tanto con Sousa? L’ho già detto e scritto più volte: non mi fido dei profeti stranieri, che vengono in Italia a “aiutarci a tornare a livello europeo”, come ha detto Sousa in un’intervista nel dopo partita di Napoli, e lo fanno convinti che in Italia si possa giocare con un centrocampo a due, che si possa far giocare i giocatori fuori ruolo per “salvare” gli schemi, che si possa supplire alle assenze (fortunatamente poche, quest’anno) con “invenzioni” come quelle di Bernardeschi terzino o di Kuba spostato sulla fascia non sua o di un Roncaglia per tutti gli usi, anche al centro e a sinistra, o con un Borja Valero mediano incontrista.

È vero che non ci sono controprove. Ma siccome alcuni dicono che certe partite vinte da Sousa Montella non le avrebbe vinte, allora mi permetto di dire che certe scelte di Sousa Montella, e con lui qualsiasi tecnico con un minimo di coscienza e di umiltà, non le avrebbe fatte: come il Bernardeschi al posto di Alonso di ieri (tutti si sono accorti che gli unici pericoli della Roma sono venuti da sinistra dove, soprattutto nel primo tempo,  sistematicamente mancava un tornante che aiutasse la difesa), o il Bernardeschi misteriosamente e controintuitivamente messo al posto di Ilicic nel primo tempo di Napoli.

E quello che più mi preoccupa, è che è vero che mister Sousa ha una rosa più risicata di quella che aveva a disposizione Montella, ma è anche vero che lui la depaupera e la svilisce ancora di più, sia con un uso imprudente e smodato di alcuni giocatori (come Bernardeschi, per esempio), sia dando poca fiducia e poco spazio a giocatori dai quali invece ci si aspetterebbe tutti tanto (come Mati o come Suarez).

Vorrei sottolineare, già che sono in vena di polemica, un’altra aberrazione nelle scelte di Sousa: quella di Borja Valero “senza se e senza ma”. Non ci sono dubbi che Borja sia un esempio, un simbolo, un grande nella tecnica di base e nella posizione da tenere in campo, ma è anche vero che giocatori come lui inconcludenti, deboli nei contrasti fisici e avventati in qualche dribbling imprudente di troppo, non ne vedo in giro.

Al punto che mi chiedo, siccome Borja dovrebbe soprattutto aiutare l’attacco, dato che Badelj e Vecino coprono, perché non giochi di più Mati al suo posto, che di assist e di tiri in porta se ne intende un po’ di più. Insomma: in due partite abbiamo sperperato un vantaggio (forse eccessivo) che ci faceva sentire grandi.

Questo non significa che grandi non siamo, perché di fatto non abbiamo dimostrato di non aver nulla da invidiare né al Napoli né alla Roma. O quasi nulla, visto che loro per diventare grandi l’allenatore l’hanno dovuto cambiare, mentre noi l’abbiamo cambiato senza doverlo cambiare E qui, per come la vedo, più che l’invidia poté il rimpianto.

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