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La Fiorentina può essere una grande, ma non ci crede Sport

Firenze – Mi guardo in giro e vedo: Montolivo e Cerci nel Milan, Melo, Jovetic e Ljajic nell’Inter, Neto e Cuadrado nella Juve, Salah nella Roma, Toni, Romulo e Pazzini nel Verona, Quagliarella e Moretti nel Torino, Viviano, Cassani e De Silvestri nella Samp, Gilardino nel Palermo (sarei tentato di aggiungere anche Dainelli e Gamberini nel Chievo), Pizarro, Savic, Nastasic, Seferovic, Vargas, Behrami, Joaquin, Aquilani, Basanta, Mutu e Gomez (due reti ieri!) protagonisti in altri campionati; e vedo giocatori della Fiorentina che da noi sono soltanto passati e che poi sono andati ad affermarsi altrove, da Palombo, a Piccini, D’Ambrosio, Zappacosta, Agostini, Matos..

Guardo anche in casa e vedo che la Fiorentina ha forse il miglior parco di centrocampisti del campionato italiano dopo la Roma (Suarez, Badelj, Borja, Mati, Vecino, Ilicic, Kuba); ha in difesa giocatori come Gonzalo e Roncaglia (ora titolari nella nazionale argentina), Astori e Pasqual (nel giro della Nazionale italiana) e Alonso (giovane esterno appetito da mezza Europa); ha in attacco promesse e realtà come Babacar, Bernardeschi, Rossi, Kalinic…e mi manca ancora di vedere Verdù, Diakhaté, Baez…

Guardo tutto questo e mi chiedo: ma davvero è così fatale che la Fiorentina debba rinunciare a diventare grande; che debba ogni tre anni, se va bene, fare quello che i sessuologi chiamano “stop and start” (con tanto di coiti interrotti e di “orgasmi” necessariamente rimandati!); che qui non si possa gestire un bilancio sano e oculato senza rinunciare a tenere i campioni e senza “aver paura” di andare in Champions?

Me lo chiedo perché da noi sembra che amministrarsi bene significhi soltanto vendere e rinunciare. Non azzardo critiche in materie economiche e finanziarie che non sono il mio pane. Ma un po’ di “politica della comunicazione” la mastico, e so quanto vuol dire far fruttare l’immagine, saper vendere un brand, avere un carisma che si imponga. Ieri sera sentivo il “modesto” Mancini che diceva una cosa sacrosanta: una grande, anche se ex-grande ma marchiata a fuoco dalla grandeur, deve sempre avere lo scudetto o qualche coppa di mira, anche se il suo valore inteso come somma dei valori singoli dei giocatori non consentirebbe di dirlo. Yes, we can! Questo devono sempre affermare le grandi.

E poi, interrogato sui valori assoluti del campionato, ha detto, sempre sulla falsariga della modestia, che Roma, Juve e Napoli sono migliori dell’Inter. È proprio vero che la pubblicità è l’anima del commercio. Sono anni che si dichiara, per esempio, che il Napoli deve vincere il campionato, ma nessuno ha mai spiegato tecnicamente perché. Siamo sicuri che i centrocampisti del Napoli, appena migliori da quando c’è Allan (e dico Allan, non Xavi Alonso!) siano all’altezza del pregiudizio (e aggiungo: siano all’altezza di quelli della Fiorentina)? E siamo sicuri che la sua difesa, rabberciata e sempre poco convincente, anche se quest’anno dotata finalmente di portiere, sia una difesa da scudetto?

Ogni tanto non sarebbe male esercitare un po’ di senso critico. L’anno scorso fino a gennaio si diceva ancora che il Napoli era in corsa per lo scudetto. Io facevo i miei conti (del genere di quelli che ho fatto sopra) e scommisi che sarebbe arrivato dietro la Fiorentina! Proviamo questi conti a farli il più possibile esatti anche quest’anno, e non facciamoci avvilire dai media che ci ignorano e che hanno da imbonire le grandi platee.

Per quello che abbiamo visto fino ad oggi non capisco perché la Fiorentina non debba essere considerata tra le favorite del campionato. Forse, quest’anno, ha soltanto il difetto di non avere un Higuain; e si sa che un attaccante che risolve le partite da solo e che garantisce dalle 20 reti in su è una dotazione necessaria per chi vuol vincere. Ma noi stiamo recuperando un fuoriclasse come Rossi, che due anni fa aveva segnato 16 reti in altrettante partite. Si tratta solo di impiegarlo al meglio e di costruire un gioco funzionale alle sue prerogative (cosa che, pur con qualche contraddizione, Sousa sta facendo).

E poi ci sono Baba, Berna, Kalinic e Baez (c’è anche un certo Rebic nazionale croato). E allora preoccupiamoci soltanto di non farli diventare campioni altrove, e crediamoci. Non importa che ci credano gli altri, anzi. Ma dobbiamo crederci noi. Montella questa autostima e questo spirito vincente alla squadra li aveva dati. Facciamone tesoro.

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