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La Fiorentina batte il Chelsea e ribadisce la sua forza europea Opinion leader

Firenze – La Fiorentina, in questo precampionato, guarda le altre italiane dall’alto in basso, forte di risultati che sono inattesi soltanto per quelli che capiscono poco di calcio. Anche gli altri anni è stato così. Una Fiorentina dalla mentalità europea, costruita nel gioco e nella testa per affrontare senza timori reverenziali chiunque.
Una squadra che vinceva col Real Madrid proprio un anno fa, come ora vince col Barça e il Chelsea. Una squadra che in Europa eliminava dando spettacolo quel Tottenham che ora umilia il “grande” Milan; una squadra che in campo internazionale, in tre anni, ha collezionato vittorie (quasi tutte in trasferta) di cui ci ringrazia l’Italia
intera, perché se ancora il ranking nazionale regge all’incalzare delle squadre portoghesi e se arriva a minacciare addirittura il campionato più ricco del mondo, che è quello inglese, lo si deve quasi esclusivamente alle imprese della Viola.

Questo è il frutto del lavoro di Montella; questi sono ancora i giocatori forgiati da Montella; questo è lo spirito (e la dote imperdibile) che Montella ha infuso nella squadra. Dunque, grande ottimismo e fiducia, proprio perché in queste uscite si riconosce quella squadra che in questi anni ha meritato di essere tra le grandi italiane.

E non solo. Se ieri sera all’Anfield Road c’era un pienone di 42.000 persone, e se anche l’audience televisiva stabiliva un piccolo record agostano, non era solo perché la gente vuol vedere la faccia impostata a polemica e a corruccio di Mourinho, ma anche perché vuol veder giocare una squadra, la Fiorentina, che in tre anni si è guadagnata un pubblico europeo di estimatori buongustai. Saranno bene o saranno un male, queste glorie precoci? Io dico che sono un bene. In un calcio livellato, nei valori, come questo, dove i campioni che possono cambiare il volto a una squadra sono pochi e tutti concentrati in tre o quattro squadre, chi vuole emergere e competere deve basarsi su gioco e su mentalità vincente.

La Fiorentina fino a oggi ha tutt’e due; anche perché Montella le ha provate tutte negli schemi e nell’interpretazione degli schemi, al punto che oggi Sousa si può permettere di giocare un collaudato 3-5-2 quando vuole più equilibrio tra i reparti, mentre può affinare un 4-2-3-1, che in Italia ha conosciuto soltanto l’applicazione fallimentare di Benitez al Napoli, contando sul fatto che i giocatori si conoscono bene e sanno bene quali sono i limiti di questo gioco. Tanto per fare un esempio incoraggiante, Benitez si è ostinato a interpretare quello schema con la difesa alta e i terzini volanti sulle fasce. In due anni ha preso più di 100 gol ostinandosi a non correggere nulla, e non capendo nulla del valore dei difensori e dei centrocampisti (prova ne è il difficilissimo mercato in uscita che deve affrontare il Napoli, che ha mezza squadra deprezzata dal gioco assurdo del tecnico spagnolo).

Sousa sembra molto più saggio, forse anche troppo, a vedere che razza di “catenaccio” mette in atto quando serve. In ogni caso tiene la difesa più bassa, e sceglie i terzini di fascia con prerogative difensive, più che offensive. Mi ha consolato che abbia impiegato Gilberto come vice-Joaquin, e non come terzino; mi consolerò ancora di più quando considererà Roncaglia solo una riserva di Tomovic, e non come un’alternativa centrale a chicchessia. Perché l’applicazione del 4-2-3-1 richiede una difesa chiusa e sempre allineata; per permettere al gioco del centrocampo e ai trequartisti di muoversi più spregiudicatamente negli spazi e di sfruttare meglio le ripartenze, senza soverchi obblighi di copertura.

È così che ci aspettiamo di veder giocare la Viola quest’anno. Con quali rinforzi? Beh, questi successi di agosto potrebbero impigrire i già predisposti dirigenti. In realtà ci vuole un centrocampista forte che si alterni a Badelj e Suarez nel ruolo più delicato e un difensore centrale veloce. I nomi di Walace e di quello Zouma che si è visto ieri sera potrebbero andare benissimo. Ma si può anche aspirare a qualcosa di più, magari pescando ancora nel campionato spagnolo. Per l’attacco, intravisto un buon Rebic, non ci sono urgenze. Fermo restando che il campionato sarà un’altra cosa, che molte squadre si sono davvero rafforzate, e che bisognerà far valere le nostre prerogative (come, per esempio, questa invidiabile mentalità europea) per mantenere il nostro vantaggio. Con pazienza e fiducia, da parte dei tifosi, anche per quei giocatori che eventualmente chiedessero tempo per adattarsi o per entrare in forma.

Nella foto Gonzalo Rodriguez in Chelsea – Fiorentina (0-1)
it.eurosport.com

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