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La formazione del cittadino europeo Opinion leader

Lo scopo è di valutare l’utilizzo dei diritti di circolazione fra stati,  patrimonio dei cittadini dell’Unione. Il diritto di circolazione è un fattore chiave per lo sviluppo dell’integrazione europea. Il suo utilizzo è aumentato dopo il 2004. Dopo il 2007,poi, con l’adesione all’U.E. degli otto paesi dell’Europa centrale  ed orientale, ha assunto un ritmo più intenso. Al momento attuale si calcola che i cittadini europei, che hanno esercitato il loro diritto di libera circolazione e vivono in uno stato membro, diverso da quello in cui sono nati e cresciuti, sono circa 12 milioni. Costituiscono,quindi, tra il 2% ed il 3% del totale della popolazione  della U.E.

La mobilità  è dovuta, in particolare, alla ricerca di migliori opportunità di lavoro e di prospettive di vita. A queste si aggiungono: motivi di studio, ricerca di un clima più caldo (in particolare per i pensionati), motivi  familiari (famiglie bi-nazionali),etc. E’ in atto quindi un processo d’integrazione europeo dal “basso”.I protagonisti sono cittadini che “ incarnano la cittadinanza europea quali testimoni viventi di un’Europa genuinamente transnazionale”. Ma quali sono i percorsi , le aspettative, ed i progetti di questi  “pionieri” dell’integrazione europea?

Il progetto Moveat si è posto il problema  analizzando le esperienze e le opinioni  dei “cittadini europei mobili”sulla base di tre interrogativi:
– i “cittadini europei mobili” sostengono l’integrazione europea o si limitano a sfruttare le      opportunità di mobilità ed i vantaggi che ne derivano?
– fanno uso dei loro diritti di cittadinanza tramite la partecipazione alla vita sociale e politica?
– si integrano nelle comunità in cui si trasferiscono?

Secondo una ricerca del 2011, solo il 31% dei cittadini europei ha un’immagine positiva dell’U.E. Una ricerca  effettuata  fra i “cittadini europei mobili”, evidenzia invece che la maggioranza, cioè il 52%, considera l’U.E. in termini positivi. Un cittadino tedesco che vive ed opera in Italia –  anche consigliere comunale nel piccolo centro in cui abita- sottolinea la mancanza di una cornice di riferimento condivisa per tutti i paesi. “L’Europa non può funzionare senza un vero governo europeo, l’Euro non è sufficiente per tenere uniti i paesi”.


Il diritto di circolazione è il diritto più importante nell’U.E. La maggioranza degli “europei mobili”,  però, ritiene necessaria anche la “consapevolezza” di tutti i diritti legati alla cittadinanza europea.
La ricerca MOVEACT  evidenzia che i cittadini europei mobili, all’interno dell’U.E., sono  generalmente più interessati alla vita politica del paese in cui vivono che a quella del paese d’origine. L’interesse per la politica non varia in modo significativo tra uomini e donne. Varia, invece,  in funzione dell’età. I giovani sono attratti dalle nuove forme d’impegno:  il consumo critico, la partecipazione attraverso i nuovi media etc., mentre sono poco interessati dalla politica istituzionale.
L’utilizzo dei media del paese di residenza tende ad essere appannaggio dei più istruiti. Comunque  è attivo per chi è parte del mondo del lavoro e della formazione, nel paese ospitante.

Per quanto riguarda l’esercizio del diritto elettorale, la ricerca evidenzia  che il 28,1% dei cittadini mobili ha partecipato alle elezioni locali del paese di residenza, mentre il 27% ha votato per il parlamento europeo e solo il 21,8% ha votato per le elezioni politiche del paese d’origine. Comunque i cittadini mobili dei vecchi stati membri della U.E. sono, sul piano elettorale, molto più attivi dei provenienti dai nuovi stati membri

La partecipazione dei cittadini mobili nell’ambito della società  ed il relativo attivismo civile, crescono con l’età, la lunghezza della residenza, la classe sociale, il livello d’istruzione, l’esperienza migratoria, e tra chi ha un partner del paese di residenza.
La ricerca MOVEACT mostra che i “cittadini mobili”, sono dei pionieri dell’integrazione europea  perchè -risiedendo in un paese U.E. diverso dal proprio- sono politicamente più attivi nell’esercitare i propri diritti politici. Le loro esperienze costituiscono, quindi, la base da cui muovere per essere  consapevoli dei limiti, che è necessario  superare, al fine di facilitare l’esercizio del “diritto alla mobilità”. Si tratta di semplificare i movimenti di tutti i cittadini europei all’interno dell’Unione, facilitando  la mobilità rispettosa dei diritti di cittadinanza.

Per questo appare opportuno  formare gli amministratori pubblici –dei diversi paesi che ospitano- in merito ai diritti dei cittadini europei ed alle pratiche amministrative che li riguardano. A tal fine  è importante: promuovere la conoscenza della lingua; costituire iniziative per informare le associazioni di cittadini  mobili, presenti nel paese, in merito al funzionamento del sistema politico; offrire sostegno alle associazioni di europei mobili prevedendo strumenti di finanziamento;  favorire  l’integrazione culturale e sociale nel paese degli “europei mobili” presenti sul territorio.

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