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La Francia nega la nazionalità a chi alza le mani sulla moglie Cronaca, Società

Parigi – Niente nazionalità francese per chi alza le mani sulla moglie. Lo ha statuito il Consiglio di stato, la più alta giurisdizione amministrativa francese nel respingere la richiesta di un marocchino che viveva nel paese da sei anni . La giustizia d’oltralpe ha potuto negare la cittadinanza perché  il richiedente aveva dato prova di non rispettare i valori della società francese. Condannato due volte per violenza sulle due successive mogli è stato ritenuto “indegno” di diventare cittadino francese.

Recentemente il Consiglio di stato ha anche respinto la richiesta di un cittadino del Madagascar , reo di essere bigamo.  “La poligamia dell’interessato rivela un “difetto di assimilazione” che vieta di integrarlo nella nazionalità francese” aveva indicato il Consiglio.

Con un’altra importante sentenza l’alta giurisdizione aveva anche recentemente ritenuto che non può diventare cittadino francese chi “adotta un modo di vivere caratterizzato dalla sottomissione della propria moglie che non corrisponde ai valori  della società francese soprattutto per quello che riguarda l’eguaglianza dei sessi”.

Queste decisioni del Consiglio di stato sono un importante segnale per la società francese, alle prese con profonde divisioni al suo interno proprio sul fronte dei suoi valori. Con una popolazione che al 10% è di origine straniera, la Francia ha difficoltà a far rispettare questi suoi valori, come quello della libertà di espressione che è stata la causa di una serie di sanguinosi attentatati nel paese.

Il governo che difende con grande rigore la libertà di espressione e la laicità sta rafforzando ora le misure per combattere la tendenza al “separatismo” delle varie comunità soprattutto quelle che stentano ad accettare il diritto alla blasfemia che ha consentito, ad esempio, la pubblicazione di vignette satiriche su Maometto.

Intanto, come rileva il settimanale tedesco  Der Spiegel,  la Francia è il paese che in  Europa ha maggiormente sofferto a causa della sanguinosa ideologia dell’islamismo radicale. Proprio ieri il paese commemorava il quinto anniversario degli attentati che hanno colpito il Bataclan, bar e caffè della capitale con un bilancio di 130 morti e oltre 600 feriti.

Attentati che precedevano di qualche mese il massacro della redazione del giornale satirico “Charlie Hebdo” e che sono poi stati seguiti un anno dopo dalla strage di Nizza (86 morti) e ora la decapitazione di un professore e l’uccisione di tre persone in una chiesa di Nizza. Il giornale si chiede se il paese, così duramente colpito proprio in un momento reso ancora più difficile dal Covid, riuscirà a tenere di fronte alla minaccia islamista che “non solo semina paura e terrore ma anche accentua la frattura sociale”.

La frattura sociale è particolarmente sensibile nelle banlieue del paese, spesso delle no man’s land dove la polizia non entra e dove figli della seconda o addirittura terza generazione di immigrati stentano a riconoscersi nei valori di un paese che offre loro più disoccupazione che altro.

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