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La gara Tpl finisce in una grande rissa politico-giudiziaria Economia

Firenze – Finisce con una gigantesca rissa politico giudiziaria la gara da 4 miliardi per il Trasporto pubblico locale conclusasi con l’affidamento del servizio alla società Autolinee toscane, società del gruppo francese Ratp.

Doveva essere un ambizioso progetto di ammodernamento della gestione del servizio con l’aggiudicazione di un lotto unico, ma tutto il percorso della gara è stato caratterizzato da ricorsi e controricorsi con al centro la Regione che ha bandito e ha assegnato la gara.

Sembrava che dopo tanti anni i giochi fossero definitivamente fatti con Tar e Consiglio di Stato che avevano certificato la legittimità delle procedure, ma due Società del consorzio Mobit, l’altro gruppo in gara, (CAP di Prato e COPIT di Pistoia) si sono rivolti alla Procura della Repubblica, nel giugno e nel dicembre 2019, segnalando quella che ritengono essere stata “una serie di anomalie e di singolarità”.

In particolare un’intervista resa dal Presidente Rossi in data 13.11.2015, nella quale secondo le due Società il Presidente, dando la gara per vinta da RATP, “aveva manifestato malcelato disprezzo per le Società toscane ed elogi per la Società francese RATP”.

Viceversa – affermano – “RATP (e con lei Autolinee Toscane, che fa parte del gruppo) non aveva vinto niente, giacché era ancora in corso la valutazione da parte della Commissione giudicatrice del PEF (Piano economico finanziario) presentato dai due concorrenti: valutazione che è stata effettuata soltanto dopo l’intervista, in data 17.11.2015, mentre l’aggiudicazione provvisoria a favore di Autolinee Toscane è avvenuta ancora dopo, in data 24.11.2015”.

Le due Società toscane hanno chiesto quindi alla Procura “di verificare se, attraverso le dichiarazioni del Presidente Rossi, sia stato condizionato ed influenzato l’operato della Commissione giudicatrice, la quale, dopo l’intervista, aveva svolto il suo esame ed aveva concluso che il PEF prodotto (anche) da Autolinee Toscane era coerente e sostenibile rispetto alle prescrizioni di gara”.

Le indagini della Procura hanno portato all’avviso di garanzia per il presidente Rossi e ad altri sei, l’intera commissione che aggiudicò il bando e due dirigenti regionali. Per tutti l’ipotesi di reato è di turbativa d’asta.

Rossi ha reagito con parole durissime (“la cosa più vergognosa e triste di questa vicenda è che con la strumentalizzazione della giustizia amministrativa e ora persino di quella penale si è sviluppato un contenzioso che ha ritardato di almeno 4 anni la partenza del nuovo servizio di trasporto pubblico locale”) e preannunciando un esposto alla Procura della Repubblica di Firenze contro le società consorziate in One Scarl (Mobit) ovvero contro gli attuali gestori del servizio Tpl “per la violazione dell’obbligo della messa a disposizione del legittimo aggiudicatario della gara Tpl (Autolinee Toscane) dei beni necessari per la gestione del servizio pubblico”.

“Dall’evidenza dei fatti – dice un comunicato della Regione – emerge che i gestori uscenti continuano ad utilizzare la disponibilità che hanno dei beni (peraltro acquisiti con contributi pubblici) per impedire l’attuazione della gara, rifiutandosi, con atteggiamenti dilatori ed ostruzionistici, di procedere al trasferimento dei beni essenziali per l’esercizio di servizio di Tpl, beni che, si ripete, hanno il vincolo di destinazione per il Trasporto pubblico medesimo. Il rifiuto, peraltro, non è sorretto da fondate motivazioni, in considerazione del fatto che lo stesso Consiglio di Stato, in data 15 giugno 2020, ha respinto la richiesta di sospensione dell’aggiudicazione, avanzata da Mobit, ritenendo prevalente l’interesse pubblico alla sottoscrizione del contratto”.

Mobit ha reagito all’annuncio dell’esposto sottolineando che “il Consorzio è semplicemente parte offesa e che come tale sta collaborando con le autorità inquirenti nella misura in cui è consentito dalla legge. Rimettiamo invece al mittente le accuse che vogliono questa indagine come un tentativo di “bloccare” la gara del TPL che ha visto recentemente fissata la data dell’udienza di merito del Consiglio di Stato per il prossimo 8 ottobre e le cui dinamiche processuali, tutt’altro che concluse procedono indipendentemente dall’inchiesta penale”.

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