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La Gioconda e Peruggia che la rapì: retroscena di un affaire tinto di politica Breaking news, Cultura

Firenze – A seguito dell’articolo sul furto della Gioconda sono giunte numerose richieste di ulteriori dettagli sulle circostanze di questa rocambolesca vicenda, sulla biografia del suo autore, sul processo e sui riflessi nell’opinione pubblica italiana e francese.

Cerchiamo, quindi in questo nuovo pezzo di approfondire vari aspetti di un colpo “geniale” nella sua semplicità tanto da ricordare quelli di Arsenio Lupin e, appunto, di Rocambole. 

Di prima mattina, nel giorno di chiusura del museo, Vincenzo  Peruggia entrò al Louvre senza essere scorto dal guardiano che ,dopo il turno di notte, si era assopito. Dopo aver staccato la Gioconda dal muro nel Salon carré, salì al piano superiore da una scala a chiocciola e qui tolse la teca di vetro (che lui stesso aveva collaborato a installare) e la cornice. Poi lasciò il museo da un’uscita secondaria tenendo il quadro sotto il giubbotto. Non lo poteva arrotolare, come è stato erroneamente detto, perché la Gioconda non è su tela ma è un olio su tavola. Comunque, per le ridotte dimensioni della tavola (77 x 53), con fare disinvolto, riuscì a non dare nell’occhio. 

Tornato nel suo alloggio, nella vicina rue Hopital de Saint Louis , evitò di essere visto dalla portiera e nascose il dipinto sotto il ripiano del tavolo. Poi, verso le 9 uscì di nuovo e questa volta fece di tutto per essere scorto dalla portiera. Mostrandosi assonnato, con i capelli in disordine, disse alla donna di aver fatto tardi perché la sera prima aveva fatto le ore piccole con gli amici in un vicino bistrot .(Ed era avvenuto effettivamente. Aveva suonato il mandolino, si era fatto notare tanto che un gendarme lo aveva redarguito per schiamazzi notturni). Anche al Louvre fece in modo di essere notato dal guardiano, poi si scusò per il ritardo con il suo capo a cui ripetè la storia del bistrot.

Quando il furto fu scoperto da un pittore e da un incisore che erano stati autorizzati a fare una copia del quadro, si capì subito che era stato rubato da qualcuno che sapeva come muoversi nei meandri del museo per non farsi scorgere. Si fecero indagini sui 257 dipendenti e anche la stanza in cui abitava il Peruggia fu perquisita ma non si trovò nulla. Anzi sembra che il commissario abbia redatto il verbale di perquisizione negativa proprio sul tavolo sotto il quale era nascosta la Gioconda.

Le indagini proseguirono e coinvolsero oltre 1300 sospettati a cominciare da coloro che abitavano nei pressi del Louvre. Navi e treni in uscita dalla Francia furono perquisiti minuziosamente e fu perfino tolto il carbone dai carrelli dei locomotori. Si era infatti, sparsa la notizia, che dietro il furto ci fossero i servizi segreti tedeschi o che il committente fosse un miliardario americano. 

Tra i sospettati, anche il poeta Apollinaire e Pablo Picasso che dopo essere stato scagionato, con la sua consueta verve ironica, diceva agli amici: “Vado al Louvre, serve qualcosa ?”

 I giornali, intanto, uscivano con titoli cubitali. Celebre quello de Le Figaro La joconde est disparue mentre la crisi franco- tedesca per il Marocco che rischiava di portare a una guerra ,quel giorno passò in secondo piano. 

Dopo aver atteso che si calmassero lo acque, Peruggia portò la Gioconda in Italia in una valigia sotto la biancheria.

Al processo, a Firenze, restò allibito nell’apprendere che non era stato Napoleone a portarla via dall’ Italia ma che era stata venduta da Leonardo al re di Francia e Napoleone, quando l’aveva posta nella sua camera da letto alle Tuilieries, l’aveva prelevata dal Louvre 

Come ha ricordato la figlia Celestina in un’intervista concessa a Costanzo Gatta e pubblicata in www.stilearte.it Peruggia dichiarò che si attendeva un premio per il suo gesto patriottico, forse addirittura una pensione. Invece fu condannato. Peraltro, alcuni studenti toscani fecero una colletta per lui. 

Ma quanto influirono i rapporti fra Italia e Francia sull’esito del processo ? Si è detto che le rivalità coloniali esistenti dal tempo de “lo schiaffo di Tunisi” mobilitarono l’opinione pubblica a favore del Peruggia e si giunse a una condanna mite. Ma è anche vero che il pubblico si attendeva un’assoluzione perché il furto non era stato commesso in Italia e la difesa sosteneva che c’era un vizio di forma nella costituzione di parte civile della Francia. 

In realtà, i rapporti fra le due nazioni erano in una fase di distensione, dopo che l’Italia aveva iniziato i giri di valzer che l’avrebbero portata nel 1914 a cambiare alleanze, tanto che nel 1906, alla conferenza sul Marocco, l’Italia si era schierata a favore della Francia provocando l’ira della Germania.

Anche il governo francese, quindi, cercò di allentare la tensione e accettò di esporre la Gioconda a Firenze e a Roma prima di riportarla a Parigi. 

Curioso il fatto che il Peruggia fosse poi tornato a risiedere in Francia, a Saint Maur de Fossés,nella Marna .La figlia ricorda che usò uno stratagemma, in quanto si fece intestare il passaporto con il suo secondo nome, Pietro. Ma il suo cognome era famoso e si può pensare anche che la Francia non intendesse più perseguirlo. C’era stata una guerra in cui francesi e italiani erano alleati e non si voleva rinvangare vecchie vicende.

A Saint Maur de Fossés morì d’infarto a soli 44 anni. La figlia ricorda questo drammatico evento :in un giorno di festa stava rientrando a casa con un vassoio di paste e cadde a terra sulla soglia di fronte alla bambina che lo stava aspettando 

La figlia Celestina nella già citata intervista, ricorda suo padre firmava cartoline della Gioconda e che un giorno portò la moglie al Louvre, di fronte dal celebre dipinto e le disse “il mio nome resterà scolpito nei secoli”.

Biliografia 

Per un’interessante e dettagliata cronaca del rocambolesco evento  si veda l’intervista di   Costanzo Gatta  “Mio padre, il ladro della Gioconda”. La testimonianza di Celestina Peruggia (parte 1 e 2)  in https://www.stilearte.it/mio-padre-il-ladro-della-gioconda/  20 agosto 2019  www.stilearte.it   

www.stilearte.it Come avvenne il furto  

C.Sinisi, Amici vado al Louvre, serve qualcosa ? in  www.allaroundkaarl.  27 aprile  2016  

www.vivaparigi.com L’italiano che rubò la Gioconda . La storia del furto più incredibile del Novecento

 

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