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La gioiosa macchina da guerra di Silvio Berlusconi Opinion leader

Firenze – Che “gioiosa macchina da guerra” ha messo su il centro-destra. Merito di Silvio Berlusconi, che sta vivendo una terza giovinezza chiamando a raccolta le esperienze del passato. Nel 1994 sdoganò Gianfranco Fini, diretto discendente del Movimento Sociale, e oggi si appresta a benedire Giorgia Meloni esponente della seconda generazione post fascista.

Nel 2006 annunciò a sorpresa l’abolizione dell’Ici sulle prime case durante l’ultimo faccia a faccia televisivo con Romano Prodi e, ad appena due giorni dalle dimissioni di Mario Draghi, ha già promesso pensioni minime a mille euro e un milione di alberi. Nel 2001, a cinque giorni dal voto, stipulò da Bruno Vespa il contratto con gli italiani e ora siamo in trepida attesa di che cosa si inventerà per riprendere in mano le redini del Paese.

Una nuova giovinezza gli dà il vento in poppa e la prospettiva di tornare nel Senato che lo aveva espulso nel 2013 a causa della condanna definitiva per frode fiscale con l’interdizione ai pubblici uffici per due anni. Anche allora decise di far cadere il governo di Enrico Letta, come ha fatto il 20 luglio, per ragioni opposte. E come allora i ministri di Forza Italia Angelino Alfano, Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzin, Maurizio Lupi, Gaetano Quagliariello  abbandonarono  il loro storico leader troppo spinto da cupi propositi di vendetta, così oggi hanno fatto Mariastella Gelmini e Renato Brunetta e potrebbe presto fare anche Mara Carfagna.

Una gioia golosa si avverte anche sul volto di Matteo Salvini al quale andò di traverso il tentativo di aprire le urne nel 2019. In questi tre anni ha visto scendere drammaticamente il consenso che pensava allora di incassare per esercitare “pieni poteri”. Per una legge del contrappasso  deve dire grazie a Giuseppe Conte che allora lo scaricò brutalmente e oggi gli ha aperto l’autostrada che ha portato allo scioglimento delle Camere.

Come non essere felice, visto che il talento che gli è riconosciuto è quello del tribuno da campagna elettorale? Finalmente Salvini può tornare nei suoi panni dismettendo quelli scomodi del leader di lotta e di governo, con tutte le contorsioni e gli stop and go per indebolire il governo che ha dovuto esercitare. Non è stato nemmeno costretto a dire no in faccia al miglior presidente del Consiglio che si potesse avere in questi tempi di crisi e catastrofi di varia natura e conseguenze. Gli è bastato aspettare che l’insipienza del Movimento 5 Stelle sortisse l’effetto sperato, scommettendo cinicamente sulla dirittura etica e sulla professionalità dell’ex presidente della Bce che non si sarebbe mai arreso alle trappole demagogiche dei partiti.

La più giustificata felicità è quella di Giorgia Meloni che non ha dovuto fare manovre meschine per arrivare alle urne il prima possibile. E’ accaduto esattamente quello che ha sempre chiesto, mentre nel frattempo è salita nelle intenzioni di voto fino a contendere con il Pd il primato fra i partiti (in uno scenario di crescente frammentazione).

Sarà arrestabile questa gioiosa macchina da guerra, come fu quella costruita da Achille Occhetto (inventore della poco scaramantica definizione), sconfitto da Berlusconi contro tutti i pronostici nel 1994? E’ questa la sfida che deve affrontare il Pd che a suo vantaggio ha per ora il senso dello Stato, la fedeltà al governo, la consapevolezza delle cose necessarie da fare, ma non ha ancora alcuna macchina da guerra: il Conte dell’ex “campo largo” è il responsabile della crisi che ha aiutato la destra; Matteo Renzi, che fece cadere il governo giallo-rosso (e nel 2014 quello di “Enrico stai sereno”), deve essere ancora maneggiato con cura per rispetto degli altri possibili alleati.

L’unico vantaggio è quello di avere un partito già mobilitato sul territorio grazie alle agorà e ai Festival dell’Unità. Il segretario del Pd parla di Agenda Draghi che può diventare la base del programma elettorale. Di fronte al neo entusiasmo di Berlusconi dovrà comunque spremersi le meningi per identificare alcuni punti forti da contrapporre ai fatali nove di Conte e ai mille euro di pensione promessi da Berlusconi.

Perché possano essere recepiti anche sotto l’ombrellone.

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