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La giostra di Giuliano: quando si faceva politica con un cavallo Cultura

Firenze – Per celebrare l’alleanza con Venezia, il 29 gennaio 1475, si tenne a Firenze, in Piazza S.Croce, un torneo a cui presero parte ventidue cavalieri appartenenti alle famiglie più in vista della città e che è passato alla storia come  “la giostra di Giuliano”. Essa decretò, infatti, la vittoria di Giuliano de’ Medici che  la dedicò a Simonetta Cattaneo, la donna più bella di Firenze, moglie di Marco Vespucci, secondo il rituale cortese per cui si sceglieva una  dama del torneo che non era necessariamente l’amante.

Giuliano scese in campo con un’armatura riccamente decorata (la possiamo vedere nel busto in terracotta del Verrocchio) che aveva sul petto l’effigie di Medusa e l’abito “bardato d’adornamenti” ovvero di gioielli, soprattutto perle.

Nella parata, Giuliano di distinse per il grande seguito  di un centinaio di persone: i parenti, a cominciare da Lorenzo, con costumi sontuosi  seguiti da trombettieri, tamburini  e da una settantina di fanti. Lo stendardo di Giuliano era stato dipinto dal Botticelli. Recava  un’ immagine di Pallade Atena e la scritta La sans par in francese antico. Atena indossava una corazza simbolo di castità mentre Cupido incatenato a un ulivo calpestava dei tizzoni ardenti, simbolo di passione d’amore.

Era un inno alla castità della dama, sempre secondo i canoni dell’amore cortese.  Infatti, la giostra s’ispirava ai rituali cavallereschi di tradizione francese.  Ma  questa enfasi su un evento di  nobili origini veicolava anche particolari significati politici. Sei anni prima, il 7 febbraio 1469, era stato Lorenzo a vincere la giostra (che aveva dedicato a Lucrezia Donati) e l’evento era stato celebrato da un poema di Luigi Pulci, La giostra di Lorenzo.

Questa vittoria, che veniva dopo la fallita congiura di Luca Pitti (1466), serviva ad attestare il consolidato potere dei Medici.e segnalava che Lorenzo saliva al centro della scena politica (il padre Piero sarebbe morto il 2 dicembre di quell’anno). Lo stendardo di Lorenzo recava il motto Le temps revient per segnare una nuova stagione di pace e di prosperità dopo un periodo particolarmente turbolento.

Tornando a Giuliano, oltre a celebrare era l’alleanza con Venezia l’evento aveva anche un significato politico che non è facile decifrare. Franco Cardini e Barbara Frale ricordano che Giuliano fino ad allora non era mai emerso sulla scena e quando dava dei pareri sulle questioni politiche, spesso Lorenzo decideva in modo opposto  e anche senza credere a chi allora ipotizzò che lo facesse a bella posta, è chiaro che ciò comportava una frustrazione .

Eppure, all’improvviso, Lorenzo si adoperò  a fondo perché il fratello  acquistasse fama a Firenze e in tutta Italia come trionfatore in un torneo particolarmente prestigioso. Forse il significato riposto rivolto ai suoi nemici era che se anche lui fosse morto in un attentato c’era chi era pronto a raccogliere la successione, un nuovo Magnifico che avrebbe privato il gesto criminoso di ogni risultato politico.

Rivelatrice di significati sottintesi è anche la  strana questione del cavallo che Giuliano avrebbe dovuto montare. Lorenzo aveva chiesto in prestito un cavallo di pregio all’amico Federico di Montefeltro noto per possedere magnifici esemplari. Gli rispose il segretario del duca annunciando che, sebbene il Montefeltro si privasse malvolentieri dei suoi cavalli, ne avrebbe inviato a Giuliano uno di cui descrisse dettagliatamente i pregi. Aggiunse, poi, senza un apparente legame con il discorso precedente, che ne aveva concesso uno a Renato de’ Pazzi. Quindi en passant osservò che il cavallo destinato a Giuliano lo aveva già visto un sensale dei Medici che non una certa sufficienza aveva detto “non mi dispiace.”

La lettera sembra avere un triplice sottinteso: a) esalta il proprio “dono” e questo è abbastanza consueto  b) parla del cavallo concesso a Renato dei Pazzi e questo è uno strano inciso, fuori contesto. Sembra che voglia marcare la sua equidistanza tra le due famiglie…ma forse c’è qualcosa di più c) il non mi dispiace si lega alla prima  parte del discorso per far sapere che ci si attendeva una più calorosa riconoscenza.

Qualche tempo dopo, quando mancava meno di un mese  alla giostra, arrivò a Lorenzo una nuova lettera, direttamente dal duca, il quale comunicò che il cavallo destinato a Renato de’Pazzi era “scomparso”. Quindi, poiché il Pazzi era stato il primo a fare la richiesta, avrebbe dovuto inviare a lui il cavallo destinato a Giuliano.

Una lettera che sconcerta perché segna una differenza nei rapporti con le due famiglie. Ma il modo lapidario con cui annuncia la sua decisione, sembra un voluto affronto. Si è detto che il Montefeltro fosse adirato perché Firenze due mesi prima aveva aiutato Nicolò Vitelli a strappargli Città di Castello o forse tale freddezza era conseguente al  nuovo legame del Montefeltro con Sisto IV che lo aveva nominato Gonfaloniere della Chiesa e che era notoriamente ostile ai Medici. Non a caso, tre anni dopo, sia pure in modo nascosto, il duca avrebbe appoggiato la Congiura dei Pazzi o addirittura ne sarebbe stato uno degli strateghi.

Oppure c’era un motivo ancora più personale di disappunto nei confronti di Lorenzo, ma era un motivo nascosto, dato che il Montefeltro era un ospite di riguardo nel palazzo di Via Larga.

La vicenda del cavallo però non finisce qui perché Giuliano si rivolse al duca di Milano, Galeazzo Maria Sforza, tradizionale alleato dei Medici. Gli scrisse che avrebbe gradito poter indossare i colori di Milano, chiedeva un cavallo di pregio, alcuni trombettieri e dei giostratori. Lo Sforza disse che non aveva un cavallo da prestare. Concesse solo i trombettieri che però arrivarono a Firenze in ritardo, quando la giostra si era già conclusa. Un comportamento quanto meno freddo con cui Galeazzo Maria intendeva manifestare il proprio disappunto per l’alleanza tra Firenze e Venezia, tradizionale avversaria di Milano.

Alla fine Giuliano ottenne un ottimo cavallo (Orso) dal re di Napoli. Da notare che tre anni dopo Milano sarebbe stata dalla parte di Lorenzo mentre il re di Napoli avrebbe affiancato Sisto IV nella guerra contro Firenze. Naturalmente, Giuliano trionfò nella memorabile giostra. Forse anche perché Lorenzo aveva unto gli ingranaggi giusti. E Poliziano, con le celebri Stanze per la Giostra, rese immortale questo evento trasformando Giuliano e Simonetta in personaggi mitologici.

Foto: il busto di Giuliano de’Medici

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