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La lezione roosveltiana argine alla crisi da Covid-19 Breaking news, Opinion leader

Firenze – Nel recente passato, in una riflessione dal titolo “Renovatio”, avevo deciso di guardarmi indietro “cercando frammenti del passato che mi offrissero una chiave di lettura degli accadimenti in atto e mi consentissero nello stesso tempo di guardare avanti”. Per poi esplorare e proporre un modello di società che si mostrasse alternativo al fallimento dei sistemi politici, economici e sociali che avevano ed hanno governato il nostro recente passato; ovvero il massimalismo ed il sistema capitalistico votato alla speculazione finanziaria.

Il fatto è che con l’avvento di quello che definisco il “fantasma” biologico, ovvero il COVID-19, si affaccia nel nostro Paese e nel mondo una nuova e drammatica realtà che sta incidendo profondamente sull’individualità umana, sui suoi rapporti sociali, su quelli spirituali, su quelli politici ed anche economici. Una nuova guerra planetaria contro un nemico “batteriologico” che spinge l’innato istinto umano a guardare in avanti, al suo futuro; a ciò che gli accadrà e come potrà sopravvivere a tale e tanta forza della natura.

Ed è qui che, ancora una volta, sono andato alla ricerca di frammenti del passato che potessero fornirmi una chiave di lettura degli eventi, tale da mettere in moto la vivida fabbrica delle perdute idee per lanciare una sfida e cogliere un’occasione che non possiamo perdere. Ovvero immaginare un modello di società che possa darci un futuro forse piú sereno.

E proprio nell’assistere agli eventi che stanno crudelmente colpendo le nazioni europee e quelle del resto del pianeta, mi sono ricordato del discorso che il Presidente americano Franklin Delano Roosevelt fece al momento del suo insediamento nel 1933.

Anche allora, sebbene in circostanze diverse, e per ragioni diverse, il mondo, ed una Nazione, aveva fatto e stava facendo i conti con un “fantasma” sí ma reale; ovvero la crisi del 1929. Ed anche allora le vittime in termini umani furono molte.

Ma anche allora, l’individualità umana cercava, combattendo, di risollevare le proprie sorti, individuando da un lato ciò che aveva causato tanto sfacelo umano e sociale, oltre che politico ed economico e dall’altro offrendo un’idea di società che si rivelò decisiva, dando nuova linfa all’umanità.

Trascrivo qui alcuni passaggi salienti di quel discorso che mi hanno fornito la chiave di lettura che cercavo:

Roosevelt diceva: “Principalmente questo succede perché chi aveva il controllo degli scambi commerciali dell’umanità ha fallito per la propria pervicacia e la propria incompetenza… I metodi degli spregiudicati cambiavalute sono sotto accusa presso il tribunale dell’opinione pubblica, e la gente li rifiuta con la mente e con il cuore. C’è da dire che sì, essi hanno tentato. Ma i loro sforzi hanno seguito il solco di una tradizione ormai logora. Di fronte al fallimento del credito, essi hanno proposto solamente l’erogazione di ulteriori prestiti. Privati dell’esca del profitto con la quale indurre la gente a seguire la loro guida fallace, essi sono ricorsi alle esortazioni, sollecitando in lacrime il ristabilimento della fiducia. Essi conoscono solo le regole di una generazione di egoisti. Non hanno lungimiranza, e quando non c’è lungimiranza il popolo va in rovina……E ora noi possiamo ristabilire le antiche verità.

Ristabilimento che sarà tanto più completo quanto più applicheremo valori sociali più nobili del profitto monetario. La felicità non consiste nel mero possesso di denaro; esso consiste nella gioia della riuscita, nell’emozione dello sforzo creativo. La gioia e lo stimolo morale che il lavoro produce non si devono mai più dimenticare nel forsennato inseguimento dei labili profitti. Questi giorni bui, amici miei, saranno valsi tutto ciò che ci costano e se ci avranno insegnato che il nostro autentico destino non è quello di essere assistiti, ma di assisterci da soli, e prestare assistenza ai nostri simili…… Il riconoscimento della falsità della ricchezza materiale quale parametro del successo va di pari passo con l’abbandono della falsa credenza che le cariche pubbliche e gli incarichi politici siano da valutare solamente con il metro dell’orgoglio per un posto prestigioso e del profitto personale; e si deve porre termine a una condotta, nelle banche e negli affari, che troppo spesso ha stravolto un sacro dovere in un comportamento ingiusto, senza cuore ed egoista……. Il ristabilimento non comporta tuttavia solo dei cambiamenti sul piano etico. La nazione reclama che si agisca, e che si agisca subito.

Nel progredire…..noi esigiamo due salvaguardie che impediscano il ritorno dei mali del vecchio ordinamento. Dev’esserci una stretta supervisione su tutte le attività bancarie, del credito e degli investimenti. Si deve porre termine alla speculazione fatta con il denaro altrui. E si deve provvedere ad un’offerta di moneta adeguata ma solida.

Nel campo delle relazioni internazionali, consacrerei questa nazione alla politica del buon vicinato: quella del vicino che è risoluto nel rispettare se stesso e, proprio per questo, è rispettoso dei diritti altrui; quella del vicino che rispetta i suoi obblighi e rispetta l’inviolabilità dei suoi accordi in un mondo e con un mondo popolato da vicini…..noi ora ci rendiamo conto , come mai prima d’ora che dipendiamo gli uni dagli altri; che non ci possiamo limitare a prendere solamente , ma dobbiamo anche dare; che per poter avanzare dobbiamo muoverci come un esercito addestrato e fedele , disposto a sacrificarsi per il bene di una comune disciplina… Affrontiamo i giorni difficili che ci attendono con l’ardente coraggio dell’unità nazionale; con la chiara consapevolezza di recuperare valori morali antichi e preziosi; con la schietta soddisfazione che deriva dallo scrupoloso adempimento del proprio dovere da parte dei vecchi come dei giovani”.

A ben vedere queste parole ci consegnano una potente chiave di lettura degli eventi attuali e la potente e straordinaria opportunità di immaginare e rendere concreti, con la forza dell’individualità contemperata dai doveri sociali, nuovi modelli di società che stentavamo e stentiamo a trovare.

In prima battuta il “fantasma” biologico ci sta dimostrando che il modello culturale, sociale ed economico che ha pervaso per molto tempo l’Europa, ovvero il welfare (nella sua accezione nobile) è il miglior strumento per affrontare e risolvere l’emergenza sanitaria. Non solo, è anche il miglior modello di sostegno umanitario che il mondo possa offrire in questo momento. La abnegazione dei nostri sanitari e la solidarietà mostrata anche con il sacrificio personale di un intero popolo, azzerano ogni contraria opinione su questo modello culturale e sociale, rendendogli giustizia. Alla faccia di un modello pseudo calvinista che sa solo guardare, in un delirio di onnipotenza votato alla salvaguardia della tutela speculativa economica, all’”immunità di gregge”.

Lo stesso modello sociale ed economico, che JP Morgan, così come i tanti epigoni di una distorta idea calvinista (che certo diceva altro), sin dal 2011, avevano definito come “troppo socialista” (cosa volesse poi dire mi è ancora oscuro) e, quindi, incapace di consentire, impedendolo, un adeguato sviluppo economico (di chi?!). Ed e per questo che, da molti anni, ed in preda ad una frenesia speculativa e finanziarizzata, e proni ai dettami di questa nuova dottrina, abbiamo assistito allo smantellamento di tale modello sociale, culturale ed economico per liberare risorse in favore dell’utopia egoistica e solipsistica della speculazione finanziaria. Il fatto è che nel volerlo azzerare, abbiamo perso la nostra identità europea, fagocitati nella corsa frenetica di cui ho detto.

Allo stesso modo, ci accorgiamo che le teorie economiche del “socialista” Keynes, risultano essere quelle più adeguate a fronteggiare una crisi economica senza precedenti nella storia recente. Non ho idea di come ne usciranno le economie da questa pandemia, ma ho un’idea di come ne usciranno i lavoratori, le aziende, le professioni e tutte le categorie lavorative. Ovvero esauste ed impoverite. E ancora una volta il miglior modo per affrontare questa crisi economica, sarà quello di fare ricorso ad imponenti iniezioni di liquidità e di drastico abbassamento delle imposizioni fiscali, per consentire alle aziende di dare lavoro e per far ripartire i consumi. Insomma una soluzione di ordine “sociale” capace di coinvolgere tutte le classi di un’intera società e redistribuire ricchezza, riequilibrando il sistema. E quindi votata al “bene comune”.

Ma è altrettanto vero che la miope Europa non intende guardare a tale modello, pensando, dietro le spinte egoistiche di chi vuole ancora trarne profitto, di sollevarci dalla crisi elargendo sì liquidità, ma in prestito; dimostrando la volontà di ignorare e sacrificare i popoli ed intere generazioni future. Non è dando soldi a debito che si aiutano i componenti di una “unione”, ma dandoli e basta. Così si muove un continente unito, un continente federato, un’unione di popoli. In soldoni basterebbe che, keynesiamente, la Banca Centrale Europea creasse nuova liquidità per salvare non i propri burocrati, ma i suoi cittadini e le sue aziende.

Il COVID-19, nella sua efficacia diffusiva e distruttiva, ci ha mostrato anche come la globalizzazione per come concepita, è stata totalmente fallace nel pensare di concentrare la maggior parte dei fattori produttivi, all’interno di un solo paese; ovvero la Cina. Sacrificando le economie nazionali, impoverendole e privandole dei fattori produttivi. Ma soprattutto negando uno sviluppo omogeneo votato ad una equa redistribuzione della ricchezza. Si è infatti inteso rincorrere la massimizzazione dei profitti, a costi modesti, finanziarizzando le utilità, senza preoccuparsi di sviluppare un sistema capitalistico reale, organico e rispettoso delle regole, capace di generare lavoro e consumi, guardando al bene comune.

Il COVID-19 ha mostrato definitivamente tutta l’inadeguatezza di un’Europa fragile, egoistica e monetizzata, disposta a sacrificare l’idea di una federazione di popoli, per tentare di garantire una federazione di interessi finanziari egoistici e votati al predominio della “Nazione”. Ci siamo svegliati accorgendoci che la Germania non era disposta a vendere all’Italia le mascherine protettive, e non è disposta affatto a sacrificare le utilità tratte da un sistema monetario e finanziario che le ha permesso di rendersi forte e dominante; per di più volendo guidare indecentemente le più alte cariche del governo europeo. Che la Francia, era disposta a dare corso alle elezioni amministrative, piuttosto che salvaguardare la salute dei propri cittadini, pensando di perdere quel sacro diritto di esercitare ancora una “grandeur” che la storia ha ormai spazzato via. E così via ogni paese che forma la UE.

In sostanza il Covid-19 ha messo in luce che quella cultura Laica e Cattolica che ha segnato l’intero continente europeo, pervadendola di individualità, spiritualità, solidarietà e coesione, e che sta morendo sull’altare di modelli sociali ed economici egoisti ed orrendi, costituisce la vera alternativa a tanta miseria umana.

E quindi ecco che le parole di Roosevelt risuonano forti come campane nel silenzio, offrendoci l’opportunità di immaginare soluzioni ai modelli che fino ad oggi abbiamo utilizzato e che ci appaiono in tutta la loro inadeguatezza.

Anche allora l’umanità aveva fatto i conti con un “virus”, e si era compreso che il mondo doveva: “porre termine a una condotta… che troppo spesso ha stravolto un sacro dovere in un comportamento ingiusto, senza cuore ed egoista” e nel progredire dobbiamo impedire il ritorno dei mali del vecchio ordinamento.

Allora bisogna “porre termine alla speculazione fatta con il denaro altrui. E si deve provvedere ad un’offerta di moneta adeguata ma solida.”

Ma ancor di più è il momento di costruire un’Europa federata ed unita in cui sentiamo forte la consapevolezza che “dipendiamo gli uni dagli altri; che non ci possiamo limitare a prendere solamente, ma dobbiamo anche dare; che per poter avanzare dobbiamo muoverci come un esercito addestrato e fedele, disposto a sacrificarsi per il bene di una comune disciplina.”

E finalmente si dia vita agli Stati Uniti d’Europa dove è forte una cultura in cui l’individualità libera, proiettata nella consapevolezza dei doveri che deve assolvere nella convivenza civile e spirituale di una comunità è la più alta espressione di idealità, coesione, unità ed umanità concepibile.

Questa è la via che il passato ci aiuta a disegnare per il futuro.

Affrontiamo i giorni difficili che ci attendono con l’ardente coraggio dell’unità nazionale; con la chiara consapevolezza di recuperare valori morali antichi e preziosi; con la schietta soddisfazione che deriva dallo scrupoloso adempimento del proprio dovere da parte dei vecchi come dei giovani”. E come ai tempi di Roosevelt avremo cambiato il mondo e forse avremo aiutato l’individuo nella sua immensa ricchezza.

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