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La Lunigiana dopo l’inferno di melma Cronaca

Le scuole sono rimaste chiuse e lo rimarranno fino ad una nuova ordinanza del sindaco, Roberto Simoncini. La gran parte di esse, infatti, sono inagibili. Alcuni dei negozi di Aulla, invece, stanno iniziando a riaprire le saracinesche e la situazione va pian piano migliorando. Intorno alle 15:00 di ieri, 27 ottobre, l’energia elettrica è stata ripristinata in gran parte della Lunigiana ed anche le telecomunicazioni sono tornate a funzionare, anche se la telefonia fissa non è ancora stata riallacciata in tutte le zone colpite dall’alluvione. Per larghi tratti della giornata, invece, non è tornata l’acqua. E quando è tornata non era potabile. I tecnici delle due società di gestione delle risorse idriche della Lunigiana, Gaia e Lunigiana Acque, hanno fatto sapere che stanno lavorando per ripristinare la potabilità e la depurazione dell’acqua entro sabato. Dati i danni causati dall’esondazione del Magra alla rete idrica, ha spiegato l’assessore regionale all’Agricoltura, Gianni Salvadori, per rimettere in funzione l’acquedotto della Lunigiana serviranno circa 3 milioni di euro. La situazione, insomma, migliora leggermente. Alcune frazioni di Aulla, però, rimangono isolate. Parana, nel Comune di Mulazzo, è stata raggiunta solo grazie agli elicotteri. Stazzano, una frazione di Aulla che conta circa 250 abitanti, è ancora isolata, ma i militari hanno confermato che sarà possibile collegarla con Aulla mediante la costruzione di un ponte Bailey. Niente collegamento provvisorio, invece, per Mulazzo, l’altra frazione di circa 400 abitanti di Aulla rimasta isolata dopo il crollo dei ponti della Lunigiana. Qui il ponte Bailey non sarà costruito, ma si tenterà di realizzare una nuova strada su di un vecchio tracciato già esistente. Il centro storico della stessa Mulazzo, poi, è stato evacuato a causa del pericolo di frane e circa 250 persone sono state trasferite nel palazzetto dello sport. E, mentre in uno scenario apocalittico fatto di melma e macchine accatastate per le strade si tenta di tornare alla normalità, ci si interroga sulle cause di un simile disastro. La Procura di Massa ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo per l’esondazione che ha causato due morti (Claudio Pozzi, 62 anni ed Enrica Pavoletti, 78 anni) ad Aulla. Per il momento, ha annunciato il procuratore Aldo Giubilaro, non ci sono indagati, ma l’inchiesta, che sarà diretta dal pm Rossella Soffio, avrà il compito di accertare se ci siano state responsabilità per mancati interventi sul fiume.
“Di fronte a questo triste disastro – ha dichiarato Matteo Tollini della Segreteria di Legambiente Toscana – emergono purtroppo chiare le sottovalutazioni e negligenze degli Enti competenti alla difesa del rischio idraulico ed alla protezione civile. E’ chiaro a tutti che Aulla nuova è stata costruita occupando ben metà dell’alveo del Fiume Magra e nonostante il rischio acclarato giovedì scorso non è scattato alcun sistema di allerta ed evacuazione. Ora basta, non accetteremo interventi inutili e posticci di difesa come gli argini a Sud di Aulla, senza il preventivo blocco delle costruzioni ed un piano di delocalizzazione delle attività a maggior rischio.”  Legambiente ha sottolineato che il disastro non era solo annunciato ma disegnato da 13 anni in rosso nelle mappe del rischio idraulico dell’Autorità di Bacino del Fiume Magra. Impressionante l’esatta sovrapposizione dell’area a ‘Rischio idraulico molto elevato’ della mappa del Piano di assetto idrogeologico dell’Autorità di Bacino con la superficie coperta dall’acqua il 25 ottobre scorso ad Aulla. L’effettiva eccezionalità dell’evento atmosferico e delle sue conseguenze sui fiumi non può quindi costituire alcuna scusante perché era ampiamente documentata e prevista da atti ufficiali del 1998 e del 2006.
È circolata anche la voce che lo tsunami di fango potrebbe essere stato causato dall’apertura della diga di Teglia, che si trova al di sopra di Pontremoli, ma Franco Gabrielli, capo del dipartimento della Protezione Civile, ha assicurato che si tratta soltanto di «una leggenda metropolitana» in quanto Edison, gestore da circa 10 anni della chiusa, ha comunicato che tutto si è svolto secondo le procedure previste. Frattanto, il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ha chiesto al Governo lo stato di emergenza, dichiarando però che, in un’epoca di tagli selvaggi, la sua concessione è davvero in dubbio. In Lunigiana ci sono state precipitazioni fuori dall’ordinario, ha continuato il Governatore, ma una simile alluvione non può che essere stata causata anche da uno scorretto utilizzo del suolo e da un’urbanizzazione scellerata, che ha modificato il letto del fiume. «Bisogna smettere di costruire nelle zone a rischio, bisogna essere inflessibili», ha continuato Rossi con decisione. La prevenzione, in questo caso, sarebbe costata meno di quanto costerà l’emergenza. Per questo il Governatore ha lanciato una proposta. Lo Stato potrebbe stanziare per le Regioni 500 miliardi annui e le Regioni, qualora venisse loro concesso di derogare al patto di stabilità, potrebbero ciascuna varare interventi da 1,5 milioni di euro annui per la sicurezza idrogeologica. In questo modo, ha concluso Rossi, lo Stato risparmierebbe molto di quello che investe per le emergenze. L’assessore all’Ambiente ed all’Energia della Regione Toscana, Anna Rita Bramerini, ha ripreso la proposta di Rossi ed ha sostenuto la necessità che il Governo sblocchi i fondi che il patto di stabilità vieta di investire per l’anno in corso.

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Foto http://www.meteoweb.eu
 

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