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La Madonna dell’Occhio racconta della visione di Dante Opinion leader

Firenze – “Vergine madre, figlia di tuo figlio, – umile e alta più che creatura – termine fisso d’eterno consiglio”.  Lorenzo Ghiberti , autore del disegno del grande Occhio  della Cattedrale di Santa Maria del Fiore è probabile che sapesse a memoria il canto XXXIII del Paradiso dantesco, letto e illustrato da Giovanni Boccaccio  e seguitissimo da tutti i fiorentini. E Ghiberti sarà stato  un ascoltatore d’eccellenza .

L’occhio che domina dall’alto tutto lo spazio della Cattedrale ne domina  e ne esalta anche il senso. La Vergine è ‘Domina’, ma  “umile e alta” e reca , nel volto, un’ombra  come di consapevole  gravità. Si potrebbe pensare che vi è ancora il ricordo della solennità delle Madonne bizantine, la cui traccia , proprio di  questo sentimento, arriva fino a Giotto. E’ irradiata di luce e sollevata da Angeli di eleganza quasi botticelliana,  il cui volo leggero è sottolineato dalla profilatura dei mantelli e dai  colori brillanti e non sono certo casuali .

La veste della Vergine è intarsiata come  in una miniatura, nel colore blu che le  appartiene, allo stesso modo della cornice del tondo. Il Cristo , personaggio sovrastante per la sua natura divina che gli consente di onorare e innalzare a livello di divinità una creatura pur sempre umana, è ritratto  in uno spazio limitato, anche se in alto,  lasciando tutto il campo alla Madre. In altre celebri  rappresentazioni dell’ assunzione della Vergine, come in quella di Tiziano, per esempio,  la presenza del Padre Eterno è,  comunque , più rilevante. Il significato teologico della composizione è quindi altissimo   e riporta ,indirettamente, al mistero dell’incarnazione e della volontà di  Dio di  farsi uomo esaltando la sua creatura.

Il restauro , eseguito dai maestri artigiani della ditta Polloni fortunatamente ancora attiva a Firenze , ha riportato alla luce il pregio degli antichi vetri dalla qualità ineguagliabile nei colori e nella trasparenza.

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