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La Madonna in vetrina trasformata in fashion Cronaca

Questo tipo di notizie generalmente sarebbe bene non darle, perché sono operazioni costruite a tavolino per mesi e mesi non per contribuire a creare qualcosa di eccezionale ma solo per riuscire ad andare sui giornali e ad avere pubblicità gratuita. E infatti fa discutere e suscita polemiche, a Firenze, una installazione raffigurante una madonna “fashion” creata per la vetrina di una nota boutique di via Roma, tra l’altro recidiva, in quanto già in passato ha usato simboli religiosi per puri fini commerciali, i suoi fini commerciali.  Questa volta, con l’interno di una cattedrale come sfondo, i manichini, che indossano gli abiti della ultima collezione, portano addosso vistose  aureole dorate e croci. Sulla pagina Facebook del negozio i commenti si dividono tra favorevoli e contrari, ma il caso oggi è diventato anche politico con la dura presa di posizione del parlamentare Gabriele Toccafondi, tra l’altro coordinatore fiorentino del Pdl. “Ci risiamo – sottolinea il Deputato – ecco un altro che si nasconde dietro la parola arte e usa la figura della Madonna solo per far parlare di se e per pubblicizzare un negozio. Non è certo la prima volta che l'immagine della Madonna viene maltrattata da pseudo artisti per far parlare di se e farsi pubblicità – dice Toccafondi – ma sinceramente nessuno sentiva il bisogno di una Chiesa in chiave fashion. Credo si debba smettere una volta per tutte di usare le figure religiose per fare speculazione e inoltre mi chiedo – conclude Toccafondi – cosa sarebbe successo e quali sarebbero state le reazioni se questo signore avesse utilizzato e 'spettacolarizzato' altre immagine care ad altre religioni?”.

“Siamo partiti innanzitutto dal tema per arrivare all’espressione dell’evento — dice l’autore, un giovane 26enne — in questo caso era il Natale e per questo abbiamo deciso di fare un allestimento fra sacro e profano, rimanendo comunque light. Da qui la scelta di una chiesa in chiave fashion, una forma di comunicazione, più che una mera provocazione”. Oltre alla vetrina, il resto delle installazioni, circa una quindicina di pezzi, si trovano al primo piano.

“Non c’è nulla di blasfemo – replica l’artista – si tratta di un’immagine ricca, religiosa è vero  ma questa non è una provocazione. Abbiamo preso dei riferimenti sacri e li abbiamo spettacolarizzati, in un negozio non c’è nulla di male, magari sarebbe sbagliata una spettacolarizzazione della figura sacra in un luogo come chiesa: questo sì sarebbe stata una provocazione. Non c’è niente di irrispettoso nel prendere dei riferimenti religiosi e usarli per un intervento artistico, che come tale non ha una logica assolutamente speculativa. È solo un contributo per Natale”. Peccato che il Natale  non sia un fatto personale ma, ringraziando il cielo, un patrimonio universale, a questo punto da salvaguardare da certe vedute “artistiche” e francamente discutibili.

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