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La Madre di Moretti è lo specchio dell’Italia infelice Cinema

Firenze – Il festival di Cannes non ha riconosciuto come avrebbe dovuto gli autori italiani in concorso: Garrone e Sorrentino sono stati ignorati dalla giuria, mentre a Mia Madre di Nanni Moretti è andato soltanto il premio ecumenico. Eppure, proprio questo è un film bellissimo, di un autore molto amato anche in Francia.

Mia Madre racconta la storia di due fratelli (Margherita Buy e Nanni Moretti) che stanno perdendo l’anziana madre (Giulia Lazzerini). Margherita (Margherita Buy) è una regista romana, separata, che vive con una figlia adolescente. Giovanni (Nanni Moretti) è un ingegnere un po’ in crisi che di fronte alla malattia della madre vuole allontanarsi dai suoi impegni professionali. Margherita sta girando un film su un’azienda in crisi, dove gli operai vengono licenziati da un direttore (John Turturro) ‘americano’, cinico e liberista.

Mia Madre è un racconto privato che però consente di riflettere sul nostro paese. Al centro del film sono le relazioni affettive di una famiglia colta e medio-borghese ma è anche la profonda crisi sociale e politica dell’Italia contemporanea. Racconto privato e racconto pubblico si intrecciano, come sempre nel cinema di Nanni Moretti, dagli esordi di ”Io sono un autarchico” ai suoi ultimi flm, “Il caimano” e “Habemus Papam”. Nel cinema di Moretti la sfera pubblica non è separabile dalla sfera privata, il regista-attore critica la vita sociale e politica, cogliendo con grande acume gli strati profondi della vita collettiva.

In “Mia madre”, l’agonia della madre, ex-professoressa di latino, crea uno smarrimento e una fragilità nei figli. Margherita – alter ego dello stesso Moretti – vive in uno stato psicologico alterato, in cui la realtà e il sogno spesso si confondono. La casa della madre, mentre lei si trova all’ospedale, diventa un indispensabile rifugio della famiglia. Giovanni e Margherita hanno delle relazioni non risolte, la ‘biblioteca’ materna sembra essere un’ancora affettiva e culturale di fronte alla precarietà privata e pubblica del presente. L’agonia e il lutto per la perdita della madre corrispondono alla fine di un’epoca, quella moderna, quella dello stato sociale e dei diritti sociali, mostrata dal ‘film nel film’ che tratta di disoccupazione, prevaricazione e sfruttamento dei lavoratori. Uno sguardo fiducioso al domani sembra però possibile. Ed è affidato alle donne, attraverso le trasmissione dei rudimenti del latino dalla nonna morente alla nipote adolescente. Moretti riesce così a ritrarre nel suo film il rapporto madre-figlia, a illuminare una linea di trasmissione femminile.

Bravissimi gli attori, diretti in modo magistrale (soprattutto Turturro che gioca con i suoi stessi ruoli precedenti). I protagonisti sono interpreti sobri e allo stesso tempo brillanti. Il film ha una drammaturgia seria e briosa, un pathos senza nessuna tensione tragica.

 

foto: www.cinematografo.it

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