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La Magna Charta, prima pietra dei diritti dell’Uomo Cultura

Londra – La Magna Charta compirà tra breve i suoi 800 anni, un anniversario che la British Library  celebra con una mostra senza precedenti che vede riunite per la prima volta non solo manoscritti del celebre documento che ha aperto la via alla garanzia delle libertà individuali ma anche la Petition of Right, l’English Bill of Rights, la dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti e l’American Bill of Rights. Un’occasione da non perdere per ripercorrere la via che porta nel 1948 alla Dichiarazione dei Diritti Umani e nel 1953 alla Convenzione Europea dei Diritti Umani. Un percorso che Giovanni Senza Terra non poteva certo immaginare di avviare quando nel lontano 15 giugno del 1215 fu costretto a riconoscere per iscritto una serie di libertà e privilegi ai suoi baroni per evitare una crisi che poteva costargli il trono d’Inghilterra. Per calmare la ribellione dei suoi baroni ed evitare il pericolo di un’invasione dalla Francia, il re inglese, noto come un tiranno che amministrava la giustizia in modo arbitrario, decise di fare qualche concessione.

 La Magna Charta, nota inizialmente come “Charter at Runnymede” (dalla località in cui fu firmata), nacque essenzialmente come una specie di trattato di pace ma la si ricorda soprattutto perché  stabilì il principio che tutti sono soggetti alla legge.  Da allora gran parte delle clausole del documento  da secoli non sono più valide, ma la Magna Charta è rimasta una pietra miliare del diritto inglese che ha influenzato legislatori e politici ben al di là dei confini del Regno Unito e ne ha fatto il simbolo mondiale di libertà e di lotta contro l’uso arbitrario del potere.

Lo storico documento ebbe nella sua stesura iniziale vita breve perché dopo tre mesi fu annullato dal papa Innocenzo III.  Alla morte di Giovanni Senza Terra nell’ottobre 1216 la  Magna Charta rinacque, con qualche variante, per garantire l’appoggio dei baroni al suo successore, Enrico III che aveva solo 9  anni. Del documento del 1251 restano solo 4 copie di cui le due di proprietà della British Library, esposte nella mostra, assieme anche alla prima edizione a stampa del documento che risale al 1508 che ne  consolidò l’importanza giuridica e politica nella tradizione legale del paese.

Nei secoli seguenti il documento fu invocato e citato in processi come quello di Tommaso Moro, Carlo I e anche di Nelson Mandela.  Esportato nel XVII secolo in America del Nord  ha ispirato le leggi di varie colonie americane per poi influenzare  Thomas Jefferson nella stesura della Declaration of Indipendenca (1776) . Echi della Magna Charta sono anche ravvisabili nell’United States Bill of Rights (1791) e assai meno nella Declaration des Droits de l’Homme et du Citoyen  stilata dalla rivoluzione francese nel 1789, secondo molti inglesi assai meno attenta alle libertà e ai diritti dei cittadini di quanto promulgato al di là della Manica.

Nei secoli a noi più vicini infine, la Carta è stata  utilizzata nelle battaglie per l’indipendenza delle colonie,  estendere  il voto alle categorie che ne erano escluse,  combattere per  ottenere riforme , per sfidare la censura della stampa, incarcerazioni senza processi e anche mettere in discussione la Corona o il Parlamento.  Un documento dai mille usi e mille vite. Eppure quando era nata , la Magna Charta non era né la prima né l’unica promessa scritta di “buon governo”  da parte delle monarchie medioevali. Il destino ha voluto però  che diventasse uno dei documenti storici più famoso di tutti i tempi.

 

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