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La moltiplicazione degli Uffizi Opinion leader

Pistoia – Non è ancora arrivato e viene già tirato per la giacca.  Avrà da fare Eike Schmidt, neo direttore degli Uffizi, a rispondere a tutti. Lo vogliono a Livorno perché conceda un po’ dei “tremila dipinti conservati nella riserva della Galleria”. Potrebbero attrarre come novelli pifferai le migliaia di persone che sbarcano per le crociere.  Ma c’è chi obietta che l’idea era nata prima, e certo in modo più elegante, ad Arezzo.

A dire  il vero un pensierino ce l’avevano già fatto anni fa anche a Montecatini Terme in cerca di un perenne rilancio. E qualcuno l’aveva suggerita anche per l’area dell’antico ospedale del Ceppo a  Pistoia.  Potere del brand, si dice. Insomma, la moltiplicazione degli Uffizi. Un miracolo per richiamare le folle.

Poco importa che in ogni città ci sia già un patrimonio che meriterebbe di essere meglio fruito e conosciuto. A partire da musei senza un sito web e con opere con le  ragnatele. Ma sembra che solo le opere degli Uffizi, tratte dai mitici depositi,  possano arrivare là dove le altre nemmeno pensano.

Ancora prima del patrimonio l’idea è lesiva del pubblico considerato come una massa da imbonire. E non manca il solito confronto con il Louvre che a  Lens, in una zona mineraria deindustrializzata, ha aperto un nuovo museo. Sarebbe bene aver visto, prima di citarlo, il progetto museologico di Le Louvre autrement e soprattutto considerare l’investimento. Un modello adeguato alla nostra realtà ci sarebbe già. E’ la città degli Uffizi ideata dall’ex direttore Antonio Natali. Rispettosa delle collezioni, coerente con la storia della Galleria, attenta al pubblico di riferimento. Ma la memoria, in questi casi, è davvero troppa corta.

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