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La morte di Luca Sacchi: l’intreccio perverso fra droga e crimine Opinion leader

Pisa – L’omicidio del giovane Luca Sacchi ha scatenato prese di posizione controverse e spesso fondate su giudizi errati. Alla domanda se esiste realmente un caso “ droga capitale ” ha risposto efficacemente il prefetto e capo della polizia Gabrielli: “Roma non è Gotham city”.

Il legame droga e crimine è tema ampiamente documentato e dibattuto a livello mondiale. Sostanzialmente gli studiosi di criminologia accettano la tesi che stupefacenti e reati sono correlati tra loro in almeno tre diversi modi.

Primo, l’effetto immediato della droga sulla mente e sul corpo può creare stati fisici alterati che in qualche modo “facilitano” a perseguire episodi aggressivi. Secondo, azioni criminogene possono scaturire dall’urgente bisogno di consumo, non avendo il denaro sufficiente all’acquisto della sostanza il “tossico” è portato a commettere quelli che sono definiti “reati predatori”: furto con scasso, rapina etc.

Terzo, l’illegalità della sostanze psicoattive include ovviamente lo smercio (acquisto e vendita) e la produzione (coltivazione e fabbricazione). È rilevante notare che chi è invischiato negli ingranaggi appena descritti può diventare a sua volta vittima di crimini da parte di altri, essendo quanto mai improbabile che denunci l’accaduto alle forze di sicurezza.

Nel caso specifico del rapporto tra la tipologia di droga & crimine si evince che eroina, crack e cocaina hanno un più alto tasso d’interazione (al pari se non inferiore a quello dell’alcool), mentre l’uso di altre sostanze quali LSD, metadone e meta-anfetamine sono molto raramente associati con reati gravi.

In quale percentuale la droga (consumo, detenzione e spaccio) ai sensi di legge degli artt. 73 e 74 incida sulle presenze negli istituti penali è presto detto, poco meno del 14% degli incarcerati. Mentre, i crimini commessi sotto uso di sostanze sono relativamente bassi nelle statistiche.

Recenti analisi suggeriscono che sostenere la relazione causale e unidirezionale tra il consumo di sostanze psicotrope e criminalità è troppo semplicistica. Al contrario, l’evidenza suggerisce che il rapporto tra consumo e reato è assai complessa e coinvolge molte dinamiche.

Un mare che necessita di essere scandagliato profondamente per poter sviluppare una corretta strategia di prevenzione, che vada ben oltre i meccanismi (fallimentari) della deterrenza. Parlare di degrado delle nostre città dovuto alle quantità di droga in commercio risulta quindi uno strumento puramente propagandistico.

Le droghe sono diventate elemento sempre più presente nel tessuto sociale, dalle periferie alle ville di lusso, entrano negli ospedali, nei tribunali, nelle fabbriche, negli stadi, nei ristoranti e negli appartamenti. Vent’anni fa un grammo di cocaina costava circa duecento mila lire, oggi è 10 volte meno cara.

Segno che la richiesta è aumentata vertiginosamente, e i prezzi si sono abbassati per invogliare il cliente. Tanto che il fatturato della criminalità organizzata supera il bilancio di molti stati. E che le guerre dei narco trafficanti sono dei veri e propri conflitti. Volete una risposta, una soluzione praticabile, non c’è. È superato persino il concetto di liberalizzazione di quelle leggere, ma almeno è un prendere atto di responsabilità politica e collettiva.

Enrico Catassi, criminologo

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