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La par condicio in punta di penna Dibattito politico

Prato – Interessante e non priva di ironia la presa di posizione di due professioniste della carta stampata Ritanna Armeni e Michela Murgia, a favore delle giornaliste italiane, che a loro dire e con dati alla mano non sono affatto considerate dai direttori delle due note testate italiane “Il Corriere della Sera” e “Repubblica”.

Cogliendo al volo una serie di “post acuti” della giornalista Ritanna Armeni, in cui si chiedeva il perché dell’assenza di firme al femminile in prima pagina su quei giornali, la scrittrice Michela Murgia ha sfogliato per dieci giorni i due quotidiani e ha notato che mancavano per davvero le firme di commentatrici donne. Da questa constatazione è partito un vero e proprio “J’accuse”sui social e nelle radio, con cui la scrittrice sarda ha puntato  il dito contro quei direttori delle testate giornalistiche italiane che lasciavano i temi politici della prime pagina  esclusivamente ai giornalisti maschi, col risultato di un 100% di articoli scritti e firmati da autorevolissimi commentatori sulla politica di casa nostra ed internazionale.

E le donne? Dove erano le firme delle giornaliste che oggi, secondo i dati di AGCOM del marzo 2017, hanno raggiunto sul totale di giornalisti attivi la quota di un ragguardevole 41,6%? Possibile, si chiedeva la Murgia, che nonostante le battaglie sull’emancipazione delle donne a quei direttori non interessasse l’opinione femminile su alcune importanti notizie? Non erano anche loro dispensatrici di buon senso e saggezza ed in grado di commentare i principali fatti accaduti e le realtà contingenti?E poi, continua a chiedersi la Murgia, siamo proprio sicuri che a  un lettore o ad  una lettrice non piaccia molto di più sapere  il punto di vista di una giornalista su un dato argomento, piuttosto che leggere sempre e solo  articoli di solo informazione firmate al femminile?

Sarebbe riduttivo pensare che la Armeni e la Murgia abbiano dato il via ad una polemica esclusivamente a favore delle giornaliste, quanto piuttosto scuotere e a quanto pare con successo (visto il clamore) le coscienze di chi occupa i posti di comando dell’informazione di quelle due testate, nel tener conto anche della sensibilità di chi legge i loro  giornali.

Infatti i lettori hanno diritto ad una informazione sempre più ampia e plurale e che contenga anche il punto di vista delle donne di penna, dato che in questo Paese sono la metà degli uomini, sono colte come e quanto loro e non meno informate dei colleghi maschi.Dunque possono, anzi devono dire cosa pensano della situazione politica italiana, internazionale e non solo, e farlo anche in modo autorevole. Dunque un vero e proprio invito ai direttori a riconsiderare gli spazi d’opinione concessi esclusivamente ai giornalisti maschi in prima pagina a favore delle giornaliste donne. Insomma una par condicio dell’informazione!

Si potrebbe allora obiettare che la firma in prima pagina va a chi la merita, indipendentemente dal sesso, ma questo non fa che aumentare la disparità  dato che in Italia non mancano le  grandi professioniste dell’informazione come Gruber,  Annunziata, Maria Latella, la direttrice di Sky Tg 24 Sarah Varetto, Alessandra Sardoni, Bianca Berlinguer, Milena Gabanelli, Fiorenza Sarzanini, la vicedirettrice vicaria del Corriere Barbara Stefanelli,Tiziana Ferrario, Monica Maggioni, tanto per citarne alcune e non sarebbe cosí difficile ovviare a quell’assenza di firme che è oggi invece chiaramente sotto gli occhi di tutti.

Sembra però che l’appello lanciato da Armeni e Murgia abbia ottenuto un primo ed importante risultato (anche se ancora non si può cantar vittoria). In un post sul suo profilo Fb la giornalista e scrittrice Ritanna Armeni ha scritto che il direttore di Repubblica Mario Calabresi nella prima pagina di qualche giorno fa “aveva tante firme di donne”. Ma poi aggiunge: “Cosa aspetta ora il “Corrierone?””.

Foto: Ritanna Armeni

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