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La parità uomo donna vittima della pandemia Cronaca, Società

Parigi – Tra le altre vittime della pandemia di Covid 19 bisogna anche annoverare la parità tra uomini e donne nel mondo. Che il mondo abbia fatto un passo indietro ce lo comunica la quindicesima edizione del rapporto del World Ecomomic Forum (WEF) precisando che in media sui 153 paesi presi in esame l’anno scorso (ora portati a 156) è stato registrato uno scarto dello 0,6% anche se 98 paesi, tra cui l’Italia, hanno fatto passi avanti.

Il nostro paese, nonostante i progressi effettuati, continua ad avere un posto in classifica ancora veramente poco glorioso poiché è attestato al 63/mo ( su 156 dietro al Perù e davanti a Timor-leste), con 0,721 punti (con lo O,OO che indica l’ineguaglianza e l’1,OO la parità). Nel 2006, data della prima edizione del rapporto dell’organizzatore del Forum di Davos, l’Italia era al 77/mo posto. I punti più deboli del sistema italiano rispetto alla media mondiale riguardano la partecipazione e le opportunità economiche con 0,609 punti e soprattutto la presenza femminile nella politica (0,313 punti). Bene invece per quanto riguarda salute ed educazione.

Secondo il rapporto è sul fronte del campo politico che lo scarto a livello mondiale si fa più dolente anche perché ha segnato un aumento di 2,4 punti, portando così la diseguaglianza al 22% rispetto al 100% della parità ideale. Nel mondo, sottolinea il documento, le donne rappresentano un quarto (26,1%) dei parlamentari e poco più di un quinto dei ministri. Sul fronte economico gli scarti sono sensibilmente diminuiti riducendoli del 58% ma se il ritmo non verrà accelerato secondo il WEF ci vorranno ancora due secolo perché vengano del tutto eliminati. Altre proiezioni, pubblicate nei mesi scorsi, indicavano che nessun paese avrebbe raggiunto la parità prima del 2030.

Una diseguaglianza che secondo il documento non ha più alcuna ragione di esistere dal momento che nel campo dell’istruzione le differenze sono state quasi azzerate (95%).

I primi paesi in classifica sono in prevalenza quelli nordici, con l’Islanda che si riconferma anche quest’anno come il paese più attento ad eliminare il gender gap. Seguono Finlandia, Norvegia e Nuova Zelanda e Svezia. Tra i primi 10 figurano anche la Namibia e Ruanda seguiti da Lituania, Irlanda, Svizzera e Germania. La Spagna è al 14/mo posto, la Francia al 20/mo, il Regno Unito al 23/mo, gli Usa al 30/ davanti all’Olanda. In fondo alla classifica è relegato l’Afghanistan, dopo lo Yemen e l’Iraq. Su scala regionale gli ultimi della classe sono i paesi del Medio oriente e il Nord Africa.

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