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“La parola ai giurati”: thriller giudiziario a teatro Spettacoli

Suspense ed emozioni sono gli ingredienti principali degli spettacoli proposti da Kimera Teatro, compagnia di attori fiorentini che predilige portare in scena opere della drammaturgia contemporanea, soffermandosi il più delle volte su testi intriganti, stile poliziesco. Le trame si dipanano man mano, fino a raggiungere il massimo climax. Stavolta la scelta è caduta su un thriller giudiziario già noto per la sua versione cinematografica: “La parola ai giurati” di Reginald Rose, andato in scena al Teatro Le Laudi di Firenze. Dodici giurati devono emettere una sentenza per omicidio, l’imputato è un giovane che avrebbe ucciso il padre. Tutti gli elementi a loro disposizione lo dichiarano colpevole, eppure uno di loro non è convinto: ha un “ragionevole dubbio”. Con una serie di domande e riflessioni finisce per mettere in crisi anche gli altri. In fondo si tratta di condannare a morte un uomo, la sua colpevolezza deve essere certa.

I dodici attori in scena interpretano persone molto diverse tra loro, per età, per estrazione sociale e per carattere. Inevitabile lo scontro, a volte eccessivo e violento. La vicenda, per alcuni dei personaggi, sembra assumere un valore personale. Subentrano i pregiudizi, la credenza in stereotipi, la percezione umana, spesso ingannevole, e le esperienze soggettive, che finiscono per condizionare il proprio giudizio. Costretti a rimaner chiusi all’interno di una stanza del tribunale finché non abbiano preso una decisione, da giudici imparziali si trasformano in uomini, con le loro insicurezze, le loro fobie, le loro paure e i loro rancori. Diventano loro stessi imputati, prigionieri della propria esistenza, ognuno offuscato dal suo essere, dalle sue emozioni, dalle sue necessità. La trama è già di per sé accattivante e il gruppo di interpreti riesce a sbrogliarla con ritmo e sensibilità. Perché a contare in questa rappresentazione non è solo la storia, l’intreccio, ma anche l’aspetto psicologico ed emozionale. Sono attori “di pancia”, che lavorano ognuno sul suo personaggio indagandolo nel dettaglio, trasudano emozioni ammaliando il pubblico che, alla fine, ricambia con fitti applausi. Si distinguono Paolo Santangelo (che cura anche la regia), Marco Contè (viscerale come al solito), Gaia Nanni, Eleonora Cappelletti, Silvia Moneti e Manuelita Baylon. Accanto a loro citiamo gli altri “giurati”: Gianni Andrei, Remo Masini, Henry Bartolini, Riccardo Bono, Stefano Algerini e Moreno Pini.

Foto © Daniele Pisani

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