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La peste dei concorsi universitari Opinion leader

Milano – Il capo dell’anticorruzione Cantone denuncia la corruzione dilagante negli atenei italiani, indicandola come la causa della fuga degli studenti migliori all’estero. Il fenomeno è reale, altroché se è reale; ma non si tratta della stessa “corruzione” di cui soffrono diffusamente le nostre amministrazioni pubbliche. Si tratta, più precisamente, del fatto che nei concorsi per ricercatore o per professore le commissioni sono composte da professori che hanno quasi sempre qualche allievo “da sistemare”: per lo più giovani che hanno lavorato per loro come portaborse, li hanno sostituiti negli esami e persino nelle lezioni, con retribuzione scarsa o nulla e talvolta per molti anni; a quel punto il cattedratico si sente obbligato a ripagare il fedele assistente facendogli vincere il concorso.

E ne ha di fatto il potere, perché il concorso è gestito dal suo stesso ateneo, che dispone nella commissione giudicatrice di un “membro interno” e decide la rosa nella quale verranno sorteggiati gli altri membri. In genere si sa fin dall’inizio “per chi viene indetto il concorso”; e a quel punto anche un Einstein che venga da fuori non ci prova neppure a partecipare, perché sa che sarebbe tempo perso. Così si spiegano i tanti concorsi nei quali alla fine il candidato è uno solo perché tutti gli altri non si sono presentati o si sono persuasi a ritirarsi prima della prova. Questa peste che ammorba l’intero tessuto accademico nel nostro Paese non si guarirà mai con le denunce penali. Se vogliamo sradicarla dobbiamo responsabilizzare severamente gli atenei per la qualità della didattica e della ricerca, facendo sì che i peggiori vengano disertati dagli studenti e finiscano col dover chiudere (e i loro professori col perdere il posto).
Il modo migliore per imboccare questa strada, innescando il circolo virtuoso, è introdurre il finanziamento degli atenei con il sistema degli income contingent loans, del quale ci siamo occupati approfonditamente su questo sito. Vogliamo incominciare a parlarne seriamente?

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