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La polemica del Porcellino. Venchi: regole rispettate Società

Una verità firmata da Vincenzo Vicari, responsabile dei punti vendita Venchi in qualità di Retail Manager, un passato in McDonald’s e Autogrill Spa. Quando lo contattiamo, si trova a Roma, zona Ostiense, per aprire uno spazio Venchi all’interno di Eataly, la catena di supermercati di qualità che a Firenze prenderà il posto della defunta Libreria Martelli. “Il mese prossimo apriremo anche a Londra” – ci dice Vicari, confermando il successo di un’azienda italiana che dal 1878 dà al mondo il cioccolato nella sua essenza più pura e genuina. Senza troppe difficoltà, dal momento che, come scrive in automatico lo smartphone del manager, “le mail ti raggiungono ovunque”, gli facciamo avere l’intervista rilasciata in esclusiva a StampToscana da Gianni Andrei, in cui afferma, tra l’altro, che il restauro dello storico negozio dietro Piazza della Signoria, come pubblicizzato da Venchi, in realtà è “un falso storico, qualcosa che fa finta di essere quello che non è più”. Vicari risponde e ribatte. Punto su punto. Questione per questione.

Partendo dalle affermazioni e dalla comprensibile amarezza che traspare dalle parole del Signor Andrei, Venchi non può che concordare sul fatto che la chiusura di una attività come una libreria, sia un evento negativo e non auspicabile. Venchi comprende quindi  in toto il dispiacere dei vecchi gestori e degli affezionati clienti, ma tiene a precisare che "al momento della stipula del contratto di affitto l’immobile era libero e che la libreria aveva dato disdetta”.

Su questo punto concorda anche la versione di Andrei, che a noi aveva detto “Siamo andati dalla proprietà e abbiamo trovato un accordo. Niente sfratti o cose del genere”. Come valuta, invece, il vostro intervento sull’immobile e sugli arredi della “Libreria del Porcellino”?

“Possiamo dirle che, entrambi, non erano né vincolati dalla Soprintendenza (che comunque è stata da noi interpellata), né di alcun valore storico artistico come potrebbero far pensare le affermazioni del Signor Andrei (gli arredi infatti erano solo in parte tutelati dal Comune di Firenze e non sul presupposto del valore artistico monumentale dei medesimi, ma bensì in quanto legati alla attività della ex libreria)”.

Il pavimento è quello originale? Cosa mi può dire, poi, rispetto alle affermazioni di Andrei sugli stucchi “che non ci sono più” e sull'apertura di un nuovo ingresso in Via Calimaruzza?

“Guardi nel negozio è stato fatto tutto secondo i dettami dei regolamenti e della legge. Probabilmente la risposta può essere trovata nelle vecchie planimetrie catastali. Venchi ha infatti seguito, durante la ristrutturazione,  tutti i dettami di quanto previsto dai regolamenti del Comune di Firenze, ad iniziare dalle norme tecniche del regolamento edilizio per quanto riguarda il restauro, nonché la normativa paesaggistica prevista dalla normativa  nazionale. Il negozio era fatiscente e inagibile e nessuna manutenzione era stata fatta da più di 30 anni”.

Lei parla di “ristrutturazione”. Dunque, non lo definirebbe un “restauro", così come viene chiamato sul vostro sito Internet?

“Non sono un tecnico e francamente non posso rispondere in maniera compiuta a questa domanda. Quello che è stato fatto è sotto gli occhi di tutti e questo è l’importante. Abbiamo valorizzato ciò che era doveroso valorizzare (l’ossatura esterna degli infissi e di alcune delle librerie) ed abbiamo sostituito quello che non era compatibile con le attuali norme igienico sanitarie, peraltro spesso introducendo materiali ben più nobili di quelli trovati (le librerie, per esempio, a parte una incompleta impiallacciatura esterna erano quasi totalmente di compensato con qualche inserto di  abete)”.

I clienti di Venchi subiranno, secondo lei, lo stesso fascino di chi entrava nella storica libreria?

“Riteniamo di aver mantenuto assolutamente intatto il sapore e anche l’anima  del vecchio negozio, all’interno di un angolo cosi caratteristico, attraverso la valorizzazione dell’ossatura dello stesso a cominciare dagli infissi (completamente marci pure quelli) che sono stati risolati  all’esterno e ricostruiti all’interno, anche per dar modo di poter installare, come prevede la legge, i vetri antinfortunistica”.

Cosa ha guadagnato la città di Firenze con l'apertura del nuovo store Venchi?

“Nel cioccolato italiano rappresentiamo il meglio del made in Italy per storicità e qualità. Altrimenti i tanti Clienti e amici Fiorentini che conosciamo non avrebbero mai fatto un investimento così coraggioso in questo momento e probabilmente quel locale sarebbe finito in mano all'ennesima catena straniera che non avrebbe certamente offerto la passione, creatività e qualità che solo noi Italiani sappiamo dare quando ci impegniamo. Cosa ha guadagnato la città di Firenze con l'apertura del nuovo store Venchi? Le posso rispondere che questo non sta a noi dirlo, posso solo dirle che abbiamo assunto 18 persone ed in una fase economica così delicata è sicuramente un bene per la comunità e questo crea sicuramente nel suo piccolo un indotto economico positivo”.

C’è qualcosa che vuol dire direttamente a Gianni Andrei?

“Non possiamo che invitare il signor Andrei ad assaggiare almeno una volta la nostra ottima cioccolata, che produciamo con passione dal 1878, senza con questo niente togliere all’ottima qualità dello storico Rivoire!”
Matteo Brighenti

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