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La politica italiana? Un enigma avvolto in un mistero Opinion leader

Non solo, ma il tema principale di essa concerne oramai il sistema costituzionale della Repubblica che né primarie, né legge elettorale, né novellazione del Popolo della Libertà, non solo sono in grado di affrontare, ma nemmeno si pongono. Il partito democratico è stretto nell’assurdità del confronto tra Bersani e Renzi e le primarie non si capisce più cosa c’entrino con un partito che non riesce a essere tale; la legge elettorale si dibatte tra preferenze e collegi, ma agogna essenzialmente la determinazione di un premio di maggioranza come se fossero i numeri – al di là dell’impudicizia rappresentata dal premio medesimo – a fare governo, mentre il partito della destra non dice niente poiché il suo leader non dice niente. Potremmo dire che, per lui, parlano i casi della Regione Lazio e della Regione Lombardia. Il resto è noia, come dice una famosa canzone anche se Di Pietro, “mastro lindo” della politica italiana, non si è accorto che non tutti all’interno del suo partito hanno le mani pulite.

Lamentarsi del grillismo non ha senso e non perché Beppe Grillo sia, se non altro per ragioni di stile, sostenibile, ma in quanto esso occupa quanto drammaticamente ha lasciato libero l’irrealizzato cesarismo post-Tangentopoli, dopo un bipolarismo che ha creato più problemi di quanti ne abbia concorso a risolvere e il  populismo leaderistico mediatico che ha prodotto. Alle posizioni di centro, che ci appaiono alla stregua di un reparto militare dopo l’8 settembre, non rimane che trincerarsi dietro Mario Monti che è cosa diversa dal centro, dalla moderazione e pure dalla politica propriamente detta. E’ solo il frutto confuso di una stagione confusa; l’emblema di una politica assente e di uno Stato che sembra sfarinarsi al di là delle forme intatte.

Le elezioni si avvicinano e, naturalmente, a esse si guarda come un’occasione per avviare un risanamento democratico o, più minimamente, innestare un processo verso la normalità. E’ legittimo coltivare speranze. Tuttavia, quanto ci sembra di cogliere è altro; vale a dire il prevalere di una preoccupazione governista che, in altri termini, significa sostanzialmente sconfiggere gli avversari. Ciò spiega l’intesa Pd-Sel-Psi di cui,oltre le fotografie tipo festa di compleanno, non emerge di cosa realmente si tratti anche se una qualche forma di archiviazione del montismo la si percepisce, ma si tratta di una premessa necessaria  non certo sufficiente per ritornare alla politica che non è solo chiudere il montismo; a destra regna il disordine e di cognizioni politiche non se ne vede nemmeno la parvenza. E’ oramai appurato che il Pdl non c’è più; il perché e per come nessuno lo dice e, soprattutto, il senso della sopravvivenza prevale su quello del ritorno alla politica. Ma il vuoto di politica abbraccia tutti e, quindi, potremmo trovarci a scenari veramente imprevedibili.

Ciò che possiamo dire senza tema di smentita è che finita la stagione, peraltro mai nata della “seconda repubblica” e quanto essa ha generato, le prediche del presidente Napolitano non sono sufficienti per un terreno di coltura, e pure di cultura, tale da riportare la Repubblica al senso di se stessa. Ma sembra trattarsi di un problema inesistente; e ciò è ancora più preoccupante.

Paolo Bagnoli

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