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La potenza e la pericolosità delle armi biologiche Opinion leader

Reggio Emilia – Le recenti epidemie (Covid-19, AIDS, SARS, MERS, influenza aviaria, influenza suina, ecc.) ci forniscono esempi di quali sarebbero le conseguenze di una guerra batteriologica: la difficoltà di contenere il contagio ci insegna quanto sarebbe pericolosa e ci invita a vigilare affinché gli Stati rispettino il bando delle armi biologiche (che includono le batteriologiche).

Si valuta che le armi biologiche siano almeno cento volte più efficaci di quelle chimiche. Una stima indica che colpire 1 chilometro quadrato costerebbe 2.000 dollari usando armi convenzionali, 800 dollari usando armi nucleari, 600 dollari usando agenti chimici, e 1 dollaro usando agenti biologici. Inoltre è facile produrle, a costi modesti; un’industria farmaceutica ha la capacità di produrle in massa.

Nel 1925, il pericolo che le guerre biologiche potevano comportare, soprattutto per gli effetti incontrollabili che ne derivavano, indusse un primo gruppo di Paesi, tra cui l’Italia, a sottoscrivere a Ginevra il “Protocollo per la proibizione dell’uso di gas asfissianti e dei metodi di guerra batteriologica”.

Sono state messe al bando nel 1972, da una Convenzione internazionale per la proibizione di sviluppo, produzione e immagazzinaggio delle armi batteriologiche e delle tossine e sulla loro distribuzione. Il protocollo di Ginevra e la successiva Convenzione tuttavia non contemplavano procedure di verifica; la messa al bando, quindi, non ha scalfito la politica bellica di molti Paesi, che apertamente, o di nascosto, hanno continuato a studiarle e a fabbricarle. Verso la metà degli anni ’80 la corsa alle armi batteriologiche è ripresa con vigore, continuando fino ai nostri giorni.

Diversamente da quanto è accaduto per le altre due armi di distruzioni di massa, le armi chimiche e quelle nucleari, le armi batteriologiche non sono state impiegate su larga scala, nonostante che gli arsenali di molti stati siano, o siano stati, molto ben forniti.

L’Uomo ha scoperto il primo batterio nel 1676, e i virus alla fine dell’800. Tuttavia l’utilizzo bellico di questi piccoli esseri è antico quasi quanto la guerra stessa.

Le prime fonti riguardo l’utilizzo di batteri, virus e funghi come armi biologiche risalgono al 1500 A.C., Pare che in varie occasioni i cadaveri di persone o animali infettati siano stati usati ma non è facile trovare la documentazione: prima gli Ittiti, poi Assiri, Greci, Romani.

Tra il 1346 e il 1347 la colonia genovese di Caffa (oggi Feodosia, in Ucraina), sulle rive del Mar Nero, fu assediata dai Tartari di Ganī Bek; gli assedianti catapultarono i cadaveri dei morti di peste oltre le mura. Attacchi simili accaddero durante la Guerra dei cent’anni nell’ assedio della fortezza di Thun-L’Eveque, nel 1422 nell’assedio degli Hussiti al castello di Karlstein, agli inizi del ‘700 nell’assedo delle armate russe a  Tallinn;  nel 1785 nell’assedio tunisino a La Calle.

Gli europei portarono nel Nuovo Mondo le malattie europee.

Durante l’ultimo anno della guerra franco–indiana (1756-1763) gli inglesi, guidati dal generale Jeffrey Amherst, durante l’assedio di Fort Pitt, diedero come dono d’amicizia agli indiani fedeli ai francesi coperte provenienti da un ospedale dove si curavano i malati di vaiolo; le tribù furono decimate. Ecco il testo della lettera del generale Amherst  (inglese) al colonnello  Bouquet (francese) temporaneamente  alleati, datata 16 luglio 1763;

“ You will Do well to try to Innoculate the Indians by means of Blankets, as well as to try Every other method that can serve to Extirpate this Execrable Race “. Si riferisce agli indiani Ottawa che furono infettati donando coperte e infette di vaiolo.

Questa tattica venne ripetuta quando, negli anni 1838-39, le tribù dei nativi americani subirono la deportazione forzata verso Ovest lungo il Trail of Tears (Sentiero delle Lacrime).

La guerra biologica ha assunto una connotazione scientifica con lo sviluppo della microbiologia. Solo nel Ventesimo secolo, però, si può parlare di veri e propri programmi di sviluppo di armi biologiche. Dagli anni ’30 tutti i maggiori Paesi svilupparono programmi di ricerca e di difesa batteriologici.

La storia militare recente delle armi biologiche stranamente non comincia in Europa, ma in Estremo Oriente.

Nel 1918 il Giappone fonda l’unità 731, adibita alla guerra biologica. Nel 1931 questa unità, a seguito dell’occupazione giapponese della Manciuria, si trasferisce in territorio cinese per avere “un’infinita scorta di materiale umano per esperimenti”; Shiro Ishii dette inizio a esperimenti utilizzando i prigionieri di guerra cinesi come cavie; il Dipartimento di Chirurgia Generale dell’Esercito Americano ha stimato che oltre mezzo milione di Cinesi siano stati uccisi in questo modo, con atrocità commesse da alcuni dei più illustri medici giapponesi.

Si conoscono alcuni tentativi di azioni da parte di gruppi terroristici, volte a provocare eccidi tra la popolazione civile. Dal 2001 negli USA si sono scatenate azioni terroristiche, con l’invio di buste e pacchi contenenti antrace a uffici giornalistici, senatori, sindaci e a Barak Obama.

Oggi si è propensi a temere un attacco con armi biologiche compiuto da organizzazioni terroristiche più che da forze militari convenzionali.  Nascondere armi nucleari è piuttosto complicato, ma nascondere un laboratorio di ricerca su batteri e virus è facile Non c’è bisogno di attrezzature speciali, non richiede molto spazio e il livello di tecnologia richiesto è modesto.

L’insidiosità e la paura del contagio sono ottimi alleati per chi cerca di perseguire progetti di destabilizzazione.

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