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La primavera, i colori della stagione delle inquietudini Cultura

Firenze – Un libro da leggere con passione, da gustare, perché ogni pagina evoca suggestioni, ricordi, suscita interrogativi e riflessioni. Alessandro Vanoli unisce il suo sapere di storico e di saggista a uno stile narrativo fluido e accattivante ricco di significati risposti, fino dal titolo: Primavera. La stagione inquieta (Il Mulino 2020). Inquieta, perché sempre in bilico tra il gelo dell’inverno e il caldo dell’estate, stagione di   “profumi, di piogge e di vento, di sconforto e di speranza”

Raccontarla significa narrare di feste dedicate alla vita che rinasce e di luce che ritorna: dai greci agli ebrei, sino alla Pasqua dei cristiani. Ma anche di eserciti e di mercanti – che per secoli hanno atteso che i mari si facessero calmi per ripartire –, di rivoluzioni, di diritti e conquiste.

La primavera è però prima di tutto “ciclo terrestre, equinozio, risvegliarsi di sensi e di corpi, di fiori, erbe, insetti, uccelli, in un’ansia di desiderio dove tutto sembra rimandare in realtà a qualcosa di più antico e profondo: forse alle origini del mondo, a quella natura primordiale alla quale ci lega la nostra stessa biologia” . La primavera è anche nostalgia, di quando, alle origini, noi e il mondo eravamo una cosa sola, legati dallo stesso ritmo e dallo stesso ordine delle cose.

Gli interrogativi di Vanoli sono  incalzanti. Ad esempio, ci può essere una primavera senza fiori e umide foglie? una primavera nel deserto?

Osserva, in proposito che quell’idea di vita che rinasce (che in Grecia e a Roma ebbe il volto di Flora, Demetra o Proserpina), “ha bisogno in fondo di un clima temperato per esistere. Al di fuori occorre almeno intendersi sui nomi”. Rileva, quindi, che nelle zone aride del Levante, di stagioni ce n’erano sostanzialmente solo due: una secca da aprile a settembre e una umida da ottobre a marzo. E l’Egitto, dove per millenni il tempo fu scandito dal Nilo: dalla fine di aprile sino a tutto agosto era il periodo del calore e del raccolto, poi l’inondazione, sino a tutto dicembre; e infine, “il tempo della comparsa delle terre, una specie di primavera se volete”.

Poi, questo libro ci parla della Pasqua ebraica e di quella cristiane con le relative tradizioni e alcune curiosità come l’origine dell’uovo con sorpresa e il significato del coniglio pasquale.

Ma ci conduce anche con un racconto avvincente  alle trasformazioni della primavera dall’antica Grecia, a Roma, poi l’Alto Medioevo tra foreste, paludi e brughiere”  E di come fu introdotta la rotazione triennale della culture, di come lo sviluppo dell’agricoltura cancellò molti boschi riducendo l’attività di caccia, pesca e pastorizia.

Spiega anche perché  la primavera era la stagione della guerra…e non solo per motivi climatici.

Vanoli  ci conduce, nell’epopea del ciclo arturiano (la ricerca del Graal inizia, appunto a primavera). E ancora, i trovatori provenzali che cantavano la stagione dei fiori  e dell’amor cortese. Quindi, sempre con stile narrativo si esamina il passaggio dall’hortus conclusus dei monasteri al locus amoenus ,  allo splendore dei giardini di Al Andalus.

Uno spazio significativo trovano le tradizioni del maggio quando ragazzi e ragazze andavano per i boschi a tagliare rami verdi per ornare le chiese; e ballavano per i campi.

Maggio, il mese di Maria e “il rosario, non solo nel nome, si ispirava proprio a quelle corone di fiori che erano l’ornamento usuale delle feste profane e religiose.”

Ma la primavera ci parla anche di tessuti. Ad esempio, di come nel Quattrocento la produzione della seta prese il posto di quella di drappi di lana( e una notazione curiosa : l’importanza dell’invenzione dei bottoni) .

Il senso di vita e di gioventù di questa stagione – osserva Vanoli – sembrava rispecchiarsi anche nei colori delle vesti e ci conduce, ad esempio, in una Breve storia del colore verde. Che, all’inizio è la storia di un’assenza: greci e romani non sembrarono amarlo molto, sebbene Plinio e Virgilio avessero già avvertito che il verde rasserena, rilassa l’occhio e lo sguardo. Invece nel Corano è un colore positivo, associato alla vegetazione,alla primavera.

E questo libro spiega che negli abiti il verde poneva più problemi perché nel medioevo si otteneva da tinture vegetali a basso costo, che però producevano toni smorti e poco resistenti ed era difficile ottenere un colore davvero vivace. Forse questo contribuì ad associarlo al diavolo, alle streghe?

Forte il legame della primavera con i grandi percorsi dei pellegrini, che spesso si sovrapponevano alle strade del commercio: era quella la stagione delle  grandi  fiere  come quelle  della Champagne.

Tra gli altri motivi presenti in questo libro: Quando la primavera cominciò ad allontanarsi L’addomesticamento della primavera, una significativa interpretazione del quadro di Poussin «Et in Arcadia ego»  sintesi clorofilliana, le fate, le tradizioni  come quella Giapponese dello  Hanami,

Si passa poi  ai celebri dipinti di ogni epoca che ci  mostrano la primavera,  alle  poesie (a cominciare dal celeberrimo verso era il maggio odoroso)  e alle canzoni ( dalla musica classica al rock).  E non manca il riferimento  a eventi politici come la rivoluzione del 1789 con gli alberi della libertà, il Primo maggio, la pasqua dei lavoratori ll’8 marzo, il maggio francese, il  movimento dei figli dei fiori  Insomma la primavera “è tante cose assieme: la rinascita della vita, il fiorire della natura, il mostrarsi del desiderio e della giovinezza. La primavera è in sé trasformazione e inquietudine sottile”.

Intendiamoci, questi sono solo alcuni e frammentari esempi delle moltissime, informazioni, suggestioni, narrazioni  che hanno tra loro  la continuità di un affascinante fil rouge Un libro che è piacevole leggere e rileggere perché apre sempre nuovi scenari, ulteriori connessioni, in quanto tutti siamo emotivamente e particolarmente  legati alla pr

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