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La raccomandazione Rubriche

S'era nel luglio del 1948, pochi giorni dopo l'attentato a Togliatti, durante una grande manifestazione, organizzata per protestare contro il governo. Giunti era arrivato da via Ricasoli, proprio lì dietro l'angolo, in una via dei Martelli già invasa dal fumo dei lacrimogeni, dove il lungo corteo s'era fermato fronteggiando un cordone di poliziotti. All'improvviso da Piazza Duomo sbucarono alcune camionette del reparto celere. La prima della fila parti di scatto, penetrando prima i poliziotti schierati, precipitandosi poi verso la testa della manifestazione. Stava andando a velocità pazzesca, zigzagando, tanto da finire con due ruote sul selciato e due sul marciapiede, per sbattere alla fine contro la vetrina di un negozio, attiguo all'androne dentro cui s'era alla fine riparato Giunti, insieme ad un altro collega del giornale concorrente. Un celerino (occhi spiritati, divisa e casco carenati tanto da assomigliare ad un enorme insetto, manganello alzato minacciosamente in alto…) era balzato giù, avventandosi subito sui due giornalisti. Giunti, colpito alla spalla destra e alla testa, finì al pronto soccorso di S. Maria Nuova, dov'era stato trattenuto per quarantotto ore per sospetto trauma cranico.
Imprevedibilmente il direttore del “Nuovo corriere” aveva assunto sull’episodio un atteggiamento prudente: era stato, dichiarò, un incidente di percorso, fatalmente provocato da una situazione del tutto fuori del controllo di ambedue le parti.  Aveva comunque informato prima Giunti di questa linea di condotta. Così come gli aveva detto il nome del poliziotto aggressore: Aurelio Murolo.
Secondo incontro. Un mese dopo, Murolo andò a trovarlo al giornale. Piccolo e tarchiato sembrava, ricorda ora Giunti, un giovane contadino inurbato. In piedi uno di fronte all'altro, s'erano dati la mano. Era scoccata fra loro, incredibile a dirsi, la scintilla della simpatia. Con poche parole, Murolo s'era scusato.
"No… no… non, non ce n'è bisogno", aveva risposto Giunti. Erano scesi insieme al bar del Bottegone, proprio in via dei Martelli, a centro metri dall'aggressione.
Giunti ricorda ora che il poliziotto, congedandosi, gli aveva confessato d'aver fatto richiesta di trasferimento in un ufficio e che in questura erano propensi ad accettarla…..Il racconto continua, venerdì 25 la terza puntata

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