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La recessione non risparmia l’artigianato in Toscana Economia

L'analisi congiunturale semestrale (Trend) presentato oggi dalla Cna Toscana, mette in campo alcuni punti fermi e purtroppo non molto incoraggianti.  Il primo: l'artigianato mantiene il suo ruolo centrale nell'economia regionale, con oltre 6800 milioni di ricavi nel 2011 e oltre 934milioni di euro come monte-salari. Il secondo, che la crisi e la conseguente recessione picchiano duro nell'intero settore, con un preoccupante -3,9% di fatturato. Il terzo, che il problema principale per l'artigianato è l'accesso al credito. Vale a dire, il credit-crunch è il peggior nemico, in questo frangente, dell'impresa artigiana. Un punto che rappresenta il vero e proprio tallone d'Achille del sistema delle piccole imprese artigianali, come sottolinea anche il preoccupante dato che riguarda la caduta degli investimenti.
“CNA Toscana – ha ricordato il Presidente Tamburini – è convinta che, di fronte al quadro di grave crisi e ai profondi mutamenti della società e dell’economia, la Regione Toscana debba impegnarsi a riposizionare una parte del sistema delle piccole imprese”.
“Il dato preoccupante che emerge dall’analisi Trend – punta il dito il Direttore CNA Toscana Saverio Paolieri – è la caduta degli investimenti. Migliaia di imprese e famiglie stanno affrontando una crisi che non possono superare da sole: hanno necessità di credito e sostegni”.

Andando nello specifico, il consuntivo per l'anno 2011 conferma dunque tutte le gravi difficoltà del settore che avevano cominciato ad evidenziarsi già nel biennio 2009-2010. Non solo: i risultati dell'analisi non permettono di mantenere un atteggiamento ottimistico anche solo per alcuni comparti di specializzazione. Il vero problema, come si desume dal documento, è non tanto l'intensità della recessione, ma la sua durata. E i dati sono impietosi: a fine 2011 il gap accumulato durante la crisi è pari a circa il -20% in termini di ricavi. E le difficoltà non hanno risparmiato nessuno: al fortissimo calo del fatturato dell'edilizia si sono assommati anche i disagi del sistema manifatturiero e dei servizi. Insomma, un dato è lampante: la crisi non risparmia nessuno.

Dunque, lo tsunami che investe l'economia toscana ha due teste: da un lato, il problema spiccatamente congiunturale, dall'altro quello di natura strutturale. Ciò comporta che a soffrire sono sia le imprese orientate verso l'export, sia quelle che guardano al mercato interno. Del resto, la caduta della domanda interna ha riguardato sia il profilo privato che quello della spesa delle amministrazioni pubbliche.
E se, come anticipato, l'intero comparto dell'artigianato realizza, nonostante le difficoltà, nel 2011,  un fatturato di oltre 6.800 milioni di euro cui corrispondono oltre 982 milioni di investimenti, è anche vero che per lo stesso anno Trend evidenzia una diminuzione del fatturato, a livello di tasso tendenziale, pari a -3,9%, -280,6 milioni in termini assoluti. Inoltre, la contrazione è alta anche dal lato dei costi, un segnale evidente di rallentamento della dinamica produttiva. Gli investimenti che calano di oltre il 50% rispetto al 2010 completano il quadro.

Analizzando la situazione dal punto di vista settoriale, ciò che salta agli occhi è la trasversalità delle perdite che accomuna un po' tutti i settori: dalle costruzioni, che continuano a perdere con un -2,3% di variazione rispetto al 2010, al settore dei servizi artigiani (-5,3% il dato generale, ma il panorama settoriale vede un -6,8% le riparazioni, -6,6% i servizi alle imprese, -5,2% i trasporti e -1,8% i servizi alle famiglie), al manifatturiero artigiano. Quest'ultimo mostra uno dei pochi dati positivi per il comparto pelli-calzature, +15,7%, che però non basta a salvare il dato generale: -4,9%, vale a dire oltre 136milioni di euro persi nel corso del 2011. Sempre nel manifatturiero, negativa la performance dell'alimentare -6,1%, della metalmeccanica (-9,4%) e soprattutto del legno-mobilio e del tessile-abbigliamento che perdono oltre il 10%.  Quanto a quest'ultima voce, la contrazione nel 2011, dopo un'illusoria ripresa del 2010, è pari a circa 63,5milioni a livello toscano. 

Sul territorio, Lucca, Firenze, Pisa e Grosseto mantengono un fatturato positivo nel 2011, anche se risicato, come quello sostanzialmente simbolico di Firenze, +0,1%, soprattutto dovuto alle costruzioni, della cui fragilità settoriale si è già parlato. Fra le altre province, segno fortemente negativo per Siena – 26% e Pistoia -19,5%; seguono Livorno -8,9%, Arezzo-13,1%, Massa Carrara -10,6% e Prato -6,5%. Se poi si analizza le situazioni positive nel dettaglio, sia il +9,4% di Lucca, che il +5,2% di Pisa che il +12,7% di Grosseto  sono dovuti soprattutto ai diffusi rimbalzi nel comparto delle costruzioni.  A Firenze, il sostanziale “pareggio” del 2011 trova la sua ragion d’essere nella performance della filiera pelle-calzature che risulta in crescita del +22,6% nel corso del 2011.
Invece, le perdite di fatturato che si sono registrate nel resto delle province toscane sono dovute a cali che abbracciano un po’ tutti i settori, anche se le difficoltà più rilevanti riguardano in particolare costruzioni e manifatturiero. Mentre a Prato il tessile-abbigliamento perde il 5,7% (-20,2milioni di euro), nel pistoiese il sistema-moda nel suo complesso (pelletteria-calzaturiero e tessile-abbigliamento) lascia sul terreno quasi 29milioni di euro di fatturato. Inoltre, la metalmeccanica presenta perdite diffuse che risultano assai rilevanti per Siena (-33,3%), Livorno (-27,5%) e soprattutto Pistoia (-57,1%), che perde circa 36,8milioni di euro di ricavi nel corso del 2011. I risultati negativi del sistema delle costruzioni, infine, penalizzano soprattutto Siena (-32,9%), che perde oltre 50milioni di euro di fatturato, ma anche Arezzo (-13%), Pistoia (-13,1%), Livorno (-10,4%) e Massa-Carrara (10,1%).

Infine, per valutare le prospettive per il futuro, il quadro denuncia la mancanza di un nuovo ciclo di investimenti, che, al contrario, sono ancora in caduta col -53,5%. A questo si aggiunge, secondo l'analisi della Cna, “la difficoltà di un manifatturiero che fino all’anno scorso era stato reattivo di fronte agli stimoli della domanda estera, ritardi e solvibilità dei pagamenti associati ad una stretta creditizia senza precedenti”. Tutto ciò non crea di certo le condizioni per una ripresa veloce.

Dunque, cosa fare? La Cna individua una priorità: “preservare il tessuto imprenditoriale artigiano, con il proprio contributo di competenze, vitalità e valori economici, attuando strategie e policy che consentano ‘la lunga traversata’ di questo periodo di crisi”.
Il drago a due teste del “double-dip” rischia di spegnere la reattività delle imprese. L'aria che si respira “all’interno dell’universo artigiano è quindi molto deteriorato dal momento che alle numerose criticità sul fronte della recente dinamica congiunturale si somma la problematica gestione della liquidità aziendale – spiega Cna – liquidità che, in effetti, risulta penalizzata sia dagli scarsi livelli di autofinanziamento operativo (compressione dei margini lordi) che dall’accresciuta selettività dell’offerta creditizia”

Aspettative dunque caratterizzate da estrema prudenza e preoccupazione: la spesa per gli investimenti lo conferma. All’interno del sistema manifatturiero e del comparto delle costruzioni arrivano a contrarsi rispettivamente del -54,4% e del -60,3% rispetto al 2010, con picchi di oltre l’80% in meno per la filiera del tessile-abbigliamento. A questo si aggiunga la flessione del costo del fattore lavoro, in discesa del -4,2% per l’artigianato toscano. Un dato che rende evidente non solo il calo generalizzato dei livelli produttivi ma anche una tendenziale perdita di addetti, in particolare all’interno dell’edilizia. E così, ne 2011 e per il terzo anno consecutivo, il saldo nati-mortalità delle imprese artigiane è risultato negativo (-0,4%, rispetto al 2010).

Le previsioni. Il consuntivo del 2011 non porta certo a ottimismo sul veloce cambio di passo dell'economia. Difficoltà del mercato interno (bassi consumi e vincoli di spesa pubblica) più il progressivo deterioramento della dinamica della domanda estera, porta piuttosto a considerare probabile l'apertura di una nuova, delicata fase recessiva dell'economia italiana. Dando un occhio alla congiuntura internazionale, pare che l'unica, debole speranza per salvare il salvabile provenga, anche a livello regionale, da un possibile indebolimento dell'euro sul dollaro. “Ciò potrebbe creare – conclude la nota di Cna – i presupposti per una salvaguardia (almeno in parte) delle quote di mercato e fungere da stabilizzatore del ciclo, in un momento in cui il complessivo quadro congiunturale è denso di difficoltà e le strategie perseguibili da parte delle imprese sono alquanto ridotte e caratterizzate da un profilo sostanzialmente difensivo”. Una ricetta, ahimè, già vista. E molto italiana. 

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