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La Regina Marmotta Rubriche

Si trovava in nella Spagna un bono e giusto Re, che lui ’gli aveva tre figlioli e di nome si chiamavano Gugliermo, Giovanni e Andreino; il minore di tutti gli era il più caro al padre. Il Re Massimiliano accadette che per una grave malattia perse la vista degli occhi, e per via di questa disgrazia chiamorno tutti e’ medici del Regno; ma nissuno potiede trovargli la medicina, salvo che uno de’ più vecchi gli disse: – “Lei faccia vienire qualche indovino, che lui forse potrà indovinare da qualche parte il modo della su’ guarigione.” – Il Re subbito con un bando comandò che gl’indovini fussano alla su’ presenzia e gli domandò, se loro sapevano indovinare la su’ malattia e qualche medicina bona per rinsanichirlo. Doppo avere istudiato i su’ libri gl’indovini tutti d’accordo gli risposano, che loro nun potevano e nun sapevano indovinarla la su’ malattia; ’gli era una cosa troppo difficile: ma siccome assieme con gl’indovini e’ s’era introdutto di niscosto anco un vecchio Mago, quando tutti gli altri ebban detto la sua, lui viense  ’nnanzi e chiese licenzia di parlare a su’ voglia, e disse: – “I’ so e cognosco la vostra cecità, Re Massimiliano, e la medicina per voi si trova soltanto nella città della Regina Marmotta, ed è l’acqua del su’ pozzo.” – E a male brighe il Mago ’gli ebbe profferite queste parole, sparì e nun se ne seppe più nulla.
Tutti rimasano attoniti a questa proposta e insenza fiato. Domandò subbito il Re, chi era quel Mago; ma nimo l’aveva ma’ visto né cognosciuto di que’ della Corte: a un indovino però gli parse che lui fosse un Mago delle parti d’Armenia, vienuto lì per qualche incantesimo dalla città in dove steva la Regina Marmotta. Dice il Re: – “Ma quest’acqua che il Mago ha detto, ci pol’ essere o no in que’ luoghi lontani?” – Arrisponde uno de’ più vecchi sudditi: – “Bisogna cercarla. Insin che nun si cerca, chi ne sa nulla? Se lei, Maestà, me lo permette, i’ m’offerisco io d’andare in que’ paesi foresti.” – Scramò Gugliermo: – “Questo po’ no. Se qualcuno ha da mettersi ’n questa ’ntrapresa, deccomi qua io. È troppo giusto che un figliolo pensi al su’ caro padre. ’Gli è una fatica questa che tocca a me per il primo.” – Domanda il Re: – “E quanto ma’ tempo ci vole per arrivarci alla città della Regina Marmotta?” – Risposano: – “Un tre mesi a un bel circa.” – “Dunque,” – disse il Re, – “caro figlio, i’ ti benedisco. Piglia quattrini, piglia cavalli, piglia pure tutto quello che t’abbisogna, e va’ pure ’n santa pace a questa ricerca dell’acqua per guarire gli occhi mia. I’ aspetterò il tu’ ritorno a gloria.” –
Gugliermo, fatti i su’ preparativi, se n’andiede per il su’ viaggio; in nel porto del Regno s’imbarcò su d’una nave che partiva per l’Isola di Buda, d’indove, doppo tre ore di fermata per riposarsi, si seguitava il cammino in verso l’Armenia, e quando fu a Buda, volse Gugliermo scendere per girare in quell’isola. Deccoti, dunque, che in quel mentre che lui spasseggiava  si scontrò con una bellissima femmina di gesti amorosi e dimolto ricca di beni, e tanto si perdiede a ragionare con seco, che le tre ore passorno insenza che lui se n’accorgessi, e la nave al tempo fisso sciolse le vele e lassò Gugliermo dientro a quell’isola. Gugliermo, dapprima e n’ebbe dispiacenzia del caso successo, ma poi ’n compagnia di quella femmina lui finì con iscordassi anco del babbo; sicchè a casa nun vedendolo più arritornare doppo i tre mesi, credettano che fusse morto addirittura….. La fiaba continua, giovedì 24 la seconda parte

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