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La Regina Marmotta Rubriche

Il Re Massimiliano steva accosì in gran dolore per aver perso Gugliermo e per nun aver possuto provare l’acqua della Regina Marmotta che doveva guarirgli gli occhi; ma per consolarlo si profferse Giovanni di andare alla ricerca tanto del fratello che dell’acqua. Abbenechè al Re gli rincrescessi dirgli di sì per la paura che anco a Giovanni gli succedessi qualche disgrazia, da ultimo gli diede il permesso di partirsene; sicchè Giovanni con dimolte ricchezze montò sulla medesima nave, e in poco tempo era alle viste dell’Isola di Buda. Dice: – “ Che ci si ferma qui la nave?” – Gli arrispose il Capitano: – “ Sì, ci si ferma una mezza giornata per riposarsi.” – Disse in tra di sé Giovanni: – “ Con dodici ore i’ sono a tempo a scendere per visitare questo paese.” – E smontò. Girando, arriva Giovanni dientro a certi ameni giardini tutti pieni di mirti, di cipressi, d’allori e di altre vaghissime piante; c’eran de’ laghi d’acqua chiara con pesci d’ugni colore; più lontano, un bel villaggio con viali e strade allegre a perdita d’occhio, e ’n fondo poi una piazza maravigliosa con la su’ vasca di marmo bianco, e all’ingiro monumenti e fabbriche di tutte le sorta: ma quel che lo fece rimanere istupidito fu un maestoso palazzo di cristallo, contornato di colonne quale indorate e quale innargentate, che risplendeva propio com’un sole, e addove spasseggiava il su’ fratello Gugliermo. A male brighe que’ dua si ricognobbano, si corsano incontro per abbracciarsi, e Giovanni scramò: – “ Oh! perché nun sie’ tornato? No’ ti si credeva morto.” – Dice Gugliermo: – “ I’ mi son trovo ’n quest’isola incantata e pare che i’ ci’ sia legato da nun poter più staccarmene di mi’ volontà.” – Domanda Giovanni: – “ Ma di chi son’egli tutti questi be’ lavori che si veggono in questo logo?” – Dice Gugliermo: – “ Quand’i’ ci viensi, i’ ci trovai una bellissima dama e cortese di questo paese, e ugni cosa ’gli è suo.” – Domanda Giovanni: – “ E il nome della padrona?” – Arrispose Gugliermo: – “ Il su’ proprio nome è Lugistella; e lei ha pure con seco una ragazza vaghissima che si chiama Isabella: se ti garba lei sarà tua.” – Insomma, con tutti questi ragionamenti de’ fratelli, le dodici ore di fermata passorno e la nave se n’andette insenza Giovanni, che nun sapendo più come fare a sortire di là, doppo un po’ di rammarichío, finì con restare assieme a Gugliermo dientro il palazzo, e anco lui nun si rammentò più di su’ padre.
Figuratevi lo sgomento del Re Massimiliano, quando passi altri tre mesi nun vedde arritornare il su’ secondo figliolo Giovanni! Dua lui n’aveva persi, e nella Corte stiedano in gran dolore per dimolto tempo: ma finalmente si fece ardito Andreino di presentarsi a su’ padre e gli disse, che lui volentieri sarebbe andato alla ricerca de’ su’ fratelli e di quell’acqua maravigliosa per guarirlo della cecità. Scrama il Re a questa domanda: – “ Mi vo’ dunque lassare anco te? Cieco e disgraziato com’i’ sono, ho io da restare insenza punti de’ mi’ figlioli? Nun è possibile ch’i’ ti dia questa licenzia, perchè com’ are’ io da fare insenza nissuno di casa mia con meco?” – Dice Andreino: – “ Ma, caro padre, s’ i’ ho questo pensieri, nun è per dibandonarvi; anzi, la mi’ idea è di trovargli tutt’addua i fratelli spersi e di più di portarvi l’acqua che guarirà i vostr’ occhi ammalati. Nun abbiate temenza: l’ averò più giudizio di Gugliermo e di Giovanni, se a loro gli è successo qualche disgrazia per nun averne uto assai. Lassatemi andare, i’ ve ne supprico.” – Contrastorno un bel pezzo tra padre e figliolo, ma da ultimo il Re dovette accordargli a Andreino il permesso di fare la su’ volontà; sicchè ammannito tutto per il viaggio e con delle borse piene di quattrini Andreino montò sulla solita nave in nel porto del Regno e con un bon vento presto ’gli arrivò all’Isola di Buda…….La fiaba continua, sabato 26 la terza parte
 

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