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La Regina Marmotta Rubriche

Dunque Andreino andette a cercarsi una cambera per dormire, e ne trovò una messa alla reale con un bel letto parato, e dientro c’era tutta ’gnuda una leggiadra e bellissima fanciulla, che pareva un angiolo casco lì dal cielo: lei però nun si mosse punto, e Andreino s’avvede subbito che doveva essere ’ncantata in nel sonno come l’altra gente della città.
Stiede lui dapprima quasimente ismemoriato nun sapendo quel che gli convienisse di fare; ma finalmente, con un animo risoluto, si spogliò de’ su’ panni e si diacè a lato di quella fanciulla e se la godette tutta la notte, insenza che lei addimostrassi manco di averlo sentuto Andreino; e quando poi fu giorno chiaro e che Andreino ’gli ebbe salto il letto, lui su d’un foglio ci scrisse accosì: – « Andreino, figliolo di Re Massimiliano di Spagna, ha dormito con suo gran contento in questo letto il 24 marzo dell’anno 203; » – e lassò il foglio sopra ’l tavolino. Doppo prendette una bottiglia dell’acqua medicinale e le tre mela avanze alla su’ cena, e sceso lo scalone d’alabastro, sortì fora con l’idea di visitare per bene quel logo maraviglioso ’nnanzi di rimbarcarsi. – Di rieto al palazzo ci vedde un amenissimo giardino e ’n fondo c’era una villa spaziosa; vi si nentrava per una porta tutta di pietra dura e co’ serrami di bronzo a spartimenti pieni di ficure; sotto la volta dell’àndito, con arte da ingannar gli occhi, vi si trovava un mosaico che copriva il pavimento, e poi seguivano du’ loggiati, uno per parte, su colonne di pietra forte spulita, co’ su’ capitelli d’oro e i palchi di legni odorosi e gemmati, e tra le travi eran quadri dipinti; e ne’ loggiati da ugni lato s’aprivano du’ archi di pari ampiezza, ma di lavoro differente, con marmi e bronzi e ornati fatti da mano dotta, e da quest’archi per du’ maestose scale si montava in una sala piena zeppa di ricchezze e d’adornamenti ’nsenza numero, che troppo ci vorrebbe a descrivergli tutti. Basti sapere che nel mezzo c’era una vasca con una fonte d’acqua limpida e viva a cascate scompartite e abbondanti, e d’attorno ci stevano immobili più paggi e donzelli ’ncantati in atto di prendere il fresco; e la vasca tutta vieniva coperta da una cupola a mo’ di padiglione e a cielo azzurro tempestato di stelle d’oro, con otto statue di marmo che la sorreggevano in alto con il braccio manco, in nel mentre che con il braccio man ritto verciavano dientro il bacino otto zampilli d’acqua da un corno; e queste statue rappresentavano tante famose donne, compagne nel vestiario, ma diverse in nella faccia, ed erano, Lucrezia di Roma, Isabella di Ferrara, Elisabetta e Leonora di Mantova, Varisilla veronese, di bell’aspetto e di sembianze rare; la sesta, Diana di Regno Morese e Terra Luba, la più rinomata per bellezza in Spagna, Francia, Italia, Inghilterra e Austria e più sublime per regio sangue; poi Beatrice d’angelico viso, che vedova rimanette in Ancona per la morte del marito Antipasso; e, finalmente, Doralice di Parigi: di più, nel lato destro della pomposa sala si vedeva ritto un cavallo di bronzo con sopra Ciprina Stella, e gli facevano guardia a due a due ben quattro cavaglieri valorosi, Muzio e Erciglio sostegni delle briglie, Tebaldo e Ercole Strozza sostegni delle staffe.
Quand’Andreino ’gli ebbe tutto disaminato, pensò che fusse l’ora d’andarsene e tornare a casa sua in Spagna; sicchè montato sopra la nave, prima volse scendere all’Isola di Buda e sapere se c’eran sempre i su’ fratelli; e siccome presto gli riscontrò nel medesimo logo, si mettiede con loro a chiacchierare del su’ viaggio e a raccontargli le maraviglie dell’Isola del Pianto, tutto quello che gli successe a cena e in cambera poi con la leggiadra fanciulla; finalmente disse, che lui aveva riporto con seco le mela virtudiose per accecare e l’acqua che rendeva agli occhi la vista…. . La fiaba continua, venerdì 2 dicembre la sesta parte

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