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Polemiche accese per il film sulle ragazze incinte Cinema, Società

Venerdì sera al Cinema Portico la regista Muriel Coulin, assieme alla sorella Delphine regista ed autrice del film “17 ragazze”, ha presentato la pellicola uscita in tutta Italia. Il film racconta una storia vera, accaduta nel 2008 in America, quella di 17 ragazze liceali, che decidono di rimanere incinte contemporaneamente. Contro il film, alla vigilia, si è scagliato il presidente del Movimento per la Vita fiorentino, Angelo Passaleva che, intervistato dal settimanale della diocesi Toscanaoggi, l’ha bollato come “un mix di superficialità e di sfida incosciente”. Passaleva, già vice presidente della Regione Toscana, considera l'episodio del 2008 “un fatto isolato”, ma “è piuttosto preoccupante che se ne diffonda l’esempio. Si sa quanta influenza può avere la fiction sui comportamenti dei giovani, e specialmente degli adolescenti”. Tra l’altro proprio il giorno dell’uscita la commissione ministeriale ha tolto il divieto prima imposto ai minori di 14 anni.

Muriel, sorpresa delle accuse cattoliche, ha risposto “E’ scioccante e incomprensibile che la gente critichi un film ancora prima di vederlo. Il nostro lavoro di registe ed autrici è quello di proporre. Non capisco perché qui in Italia tutto deve essere religioso, quando le motivazioni del film non sono religiose. In Francia i vertici della Chiesa non hanno preso posizioni sul film”.

Per il film, quello che sembra un gioco provocatorio, in quanto la prima ragazza rimane incinta per “caso”, mentre tutte le altre lo fanno per scelta, per fare “gruppo” con le altre,  si rivelerà una scelta di libertà, capace di andare oltre ogni pregiudizio, nel segno – per loro – della rivendicazione di un corpo che è solo loro, e della creazione di una sorta di “comunità”, che neghi il percorso prestabilito compiuto dai loro genitori.

“Non vogliamo – dice Muriel – dare un messaggio, perché non vogliamo dire alla gente cosa pensiamo noi. Però vogliamo comunque denunciare il fatto che i giovani oggi non sono soddisfatti del mondo dove vivono. In questo film le ragazze decidono di fare una cosa diversa, che può non essere giusta, ma che comunque è una cosa diversa”. 

E’ comunque un film, tra le sue numerose pecche narrative e registiche, che crea una forte dissonanza emotiva tra gli spettatori, capace di generare interrogativi di non facile soluzione. Un opera prima – Delphine, rimasta a casa perché incinta di otto mesi, è anche una scrittrice, mentre Muriel si dedica con successo al documentario, oltre ad aver lavorato come assistente operatore per Krzysztof Kieslowski e Louis Malle – presentato in concorso al Torino Film Festival 2011 e accolto calorosamente alla settimana della critica dell'ultimo Festival di Cannes, finanziato dallo storico produttore dei fratelli Dardenne, Denis Freyd.

Certo sconcerta vedere come le ragazze, che non hanno uno scopo nella vita, abbandonate a se stesse, con genitori totalmente assenti, programmano le nascite come se stessero organizzando una gita, o un pomeriggio tra amiche, senza poi tenere conto dei ragazzi-padri, del tutto assenti, molti non si vedono nemmeno in faccia durante l’atto amoroso-creativo.

Per loro, come dice il film, è “una moda”. Lunedì sapremo dal box office come gli italiani hanno accolto il film, accolto non molto entusiasticamente dai 300 spettatori del Portico, molti dei quali al termine della proiezione non si sono trattenuti al dibattito con la regista.

Foto: Alessandro Becattini
 

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