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La Repubblica è vacante, come il Vaticano: non c’è più la politica Opinion leader, Politica

Non solo per la sede vacante del Vaticano, ma per la vacanza, ben più grave, della Repubblica la quale, dopo il voto, non si capisce a quale ragione di fondo si ispiri, al di là delle formule e dichiarazioni di rito. Già quale ragione? Quella politica, con il disastroso governo Monti è stata, almeno momentaneamente, messa in larga parentesi, e quella  normale, quella che dà, o dovrebbe dare, senso alle cose non riusciamo a riscontrarla.

I dati sono quelli che sono: Bersani è il “vincitore-perdente” delle elezioni che sono state trionfate da Grillo e quasi vinte, sul piano politico, da Berlusconi il quale, piaccia o non piaccia – e quelli per non piacere sono, naturalmente, prevalenti –  non si può dire che sul piano elettorale abbia perso del tutto il confronto politico. Il giaguaro non è stato smacchiato e se l’antagonista è il “vincitore”, il “perdente” non lo è fino in fondo, tanto che, se ci fosse stata ancora una settimana di campagna elettorale, forse avrebbe anche potuto vincere. Meno male che almeno questo pericolo è stato scongiurato.

Come la situazione possa evolversi nessuno lo sa, ma molti elementi chiari sono sul tavolo. Quello che colpisce di più è lo smarrimento dell’intera classe politica di fronte a Grillo; a vedere dalle cronache sembra aleggiare quasi un senso di paura e nessuno avere il coraggio di dire che un leader che si veste da uomo ragno è semplicemente ridicolo e che il leader di un movimento che ha preso così tanti voti e conquistato tanti seggi parlamentari ha il dovere di relazionarsi con l’opinione pubblica in modo serio. In fondo Grillo è l’espressione di quell’endemico futurismo intellettuale così italicamente radicato. Non sarà certo la bonomia di Bersani, la richiesta di mettersi intorno a un tavolo e ammonire che se si va a casa anche loro vanno a casa, a ridare senso alle cose poiché loro, pur di mandare a casa gli altri, sembrano ben disposti a tornarci convinti come sono che ritorneranno nel Palazzo più forti di prima.

Beppe Grillo è un uomo intelligente e, come quasi tutti i capipopolo da piazza, di politica non ha nulla; ha giocato e continua a giocare sull’antropologia; ossia a dimostrare di essere, lui e i suoi – anche se tra i suoi qualche non pieno convincimento sulla rigidità del capo si coglie – di una pasta completamente diversa da quella di cui sono tutti gli altri che certo,va detto, non sono sicuramente di una buona pasta altrimenti il Paese non si sarebbe ridotto in queste condizioni. Crediamo che la chiave vera del suo successo risieda in ciò e che il comportamento da uomo in fuga e camuffato produca, al momento a Grillo una risonanza assai grande e il sorgere di una curiosità e notorietà poiché più scappa via, più gli corrono dietro.

Intendiamoci, anche Mario Monti non ha mai smesso di segnalare la propria diversa antropologia rispetto al resto della politica grazie alla quale ha governato, e assai male, per ben quattordici mesi.
In politica marcare la diversità è normale; i comunisti della loro ne avevano fatto addirittura un fattore storico di assoluta supremazia morale, ma ogni forza politica tendeva a marcare il proprio “diverso” modo di essere; ciò che non rendeva tale quadro antropologico era il comune “spirito repubblicano” che, forse ci sbagliamo, sembra essersi perduto poiché anche la Repubblica, come il Vaticano, appare una sede vacante. Di cosa? Di politica. Di quella vera, naturalmente.

Paolo Bagnoli

foto: newnotizie.it

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