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La Rete regionale “Codice rosa”: pronto intervento anti violenza Cronaca, STAMP - Salute

Prato  –  La Rete regionale “Codice Rosa”che collega e coordina tutte le forze che all’interno del servizio sanitario toscano lavorano per dare alle persone vittime di violenza un aiuto certo e immediato, attraverso le sinergie tra strutture ospedaliere e servizi territoriali, nasce in Toscana, grazie a una delibera presentata dall’assessore al diritto alla salute e al sociale Stefania Saccardi, approvata nel corso dell’ultima seduta di giunta, e così spiegata in una nota della Regione: «un aiuto pronto e tempestivo, articolato e complesso, attraverso sicure e precise sinergie tra strutture ospedaliere e servizi territoriali, assicurando, fin dalla fase dell’emergenza, supporto sanitario, sociale e psicologico a l’attivazione dei servizi territoriali».

Il progetto Codice Rosa nasce nel 2010 nell’allora Asl 9 di Grosseto, come progetto pilota, per assicurare un coordinamento più efficace tra le diverse istituzioni e competenze, per dare risposta alle vittime di violenza al loro arrivo al pronto soccorso,con i   gruppi operativi in collaborazione tra Asl, Procura della Repubblica, Forze dell’ordine.

Era il 2009 e nell’Ospedale di Grosseto, al Pronto Soccorso prende vita il Codice Rosa un percorso dedicato per prendersi cura delle donne maltrattate,-“Qui c’e una stanza – dice la dirigente medico Vittoria Doretti,– “con attrezzature specialistiche per evitare ulteriori traumi alle vittime,come il lettino ginecologico per la visita in pronto soccorso, la doccia, la toilette, i kit per ridurre al massimo i tempi delle vittime. Cambiano i tempi in questa stanza che non sono più quelli dettati dall’emergenza clinica, ma dai tempi della vittima. Sul come poi collegare l’emergenza al pronto soccorso al dopo, è fondamentale,oltre a riuscire a parlare con la donna vittima, inserirla in una rete a diffusione territoriale per farle capire che non è sola e che la si può sostenere nell’uscita dal tunnel.”
Nel 2011, con la sottoscrizione del protocollo d’intesa tra Regione Toscana e Procura generale della Repubblica di Firenze, il Codice Rosa diventa progetto regionale e da gennaio 2012, da Grosseto la sperimentazione si allarga alle aziende sanitarie di Arezzo, Lucca, Prato e Viareggio e dal gennaio 2013 a quelle di Pisa, Livorno, Empoli e alle ospedaliere universitarie di Careggi e Meyer. Nel gennaio 2014 si completa la diffusione a livello regionale, con l’inclusione al progetto delle aziende sanitarie di Massa e Carrara, Pistoia, Siena, Firenze, e a quelle ospedaliero universitarie di Pisa e Siena, con l’obiettivo di far emergere i  casi di violenza e abusi, nonché la cura delle vittime, garantendo la rapida attivazione degli uffici competenti delle Procure della Repubblica.
“Il progetto regionale Codice Rosa – dice Stefania Saccardi, assessore al diritto alla salute e al sociale – si è diffuso dalla Toscana, che ha fatto da apripista, in tutta Italia, e riscuote grande attenzione anche in Europa. In ogni pronto soccorso degli ospedali toscani ora c’è una corsia riservata e un team multidisciplinare che si prende cura delle persone vittime di violenza e abusi. E perché una donna non venga poi abbandonata una volta uscita dal pronto soccorso, abbiamo voluto una forte integrazione tra le politiche sanitarie e quelle sociali, per assistere anche sul piano sociale e psicologico le persone vittime di violenza che si sono presentate al pronto soccorso. E abbiamo previsto anche il proseguimento delle attività formative a carattere regionale, per garantire la formazione del personale delle aziende che opera nell’assistenza, cura e tutela delle persone vittime di violenza nell’ambito del progetto Codice Rosa. Tutto questo viene sistematizzato nella Rete regionale Codice Rosa“.

Questi i numeri:dal 2012, anno in cui il Codice Rosa ha preso l’avvio in alcune aziende sanitarie toscane, fino al primo semestre 2016, i pronto soccorso degli ospedali toscani hanno registrato 12.387 accessi: 10.773 di adulti (nella stragrande maggioranza donne), 1.614 di bambini. Nel primo semestre 2016 i casi sono stati complessivamente 1.617: 1.363 adulti e 254 minori.
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