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La rimozione della Concordia slitta a settembre 2013 Cronaca

Ormai l’anniversario, il primo, del naufragio della Costa Concordia si avvicina. Ancora non è del tutto chiaro come sia stato possibile che una nave del peso di 112.000 tonnellate, lunga circa 300 metri e con a bordo oltre 4.000 persone abbia potuto schiantarsi contro uno scoglio del gruppo delle Scole ed adagiarsi su di un fianco di fronte all’isola del Giglio, sulle secche di Punta Gabbianara. Resta il fatto che vi sono stati 32 morti, due dei quali, il membro indiano dell’equipaggio Kevin Rebello e la passeggera siciliana Maria Grazia Trecarichi, risultano ancora dispersi. Nell’inchiesta sul naufragio hanno lavorato 7 pubblici ministeri della Procura di Grosseto, capitanati dal procuratore capo Francesco Verusio. Gli indagati sono stati, in tutto, 12. Ma quello che preoccupa, nonostante la voglia di sapere tutta la verità su questa brutta pagina della marina italiana, è soprattutto la rimozione della balena d’acciaio semisommersa. Il sindaco dell’isola del Giglio, Sergio Ortelli, ha già annunciato che, in occasione della ricorrenza del naufragio del 13 gennaio 2012, chiederà la proroga dello stato di emergenza per l’isola del Giglio, che dovrebbe ufficialmente terminare il 31 gennaio. Le analisi ambientali condotte da Arpat, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana, sui campionamenti effettuati al Giglio il 3 gennaio scorso hanno dato nuovamente esiti confortanti. Idrocarburi e tensioattivi sono risultati ancora una volta nella norma, mentre attorno al relitto è stata registrata una lieve presenza di solventi aromatici. I test di tossicità hanno anch’essi dato esito negativo, ma la preoccupazione che il relitto della Concordia possa nuocere al mare cristallino del Giglio rimane alta. Per questo nella giornata di ieri, martedì 8 gennaio, a Firenze si sono tornati ad incontrare il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, ed il capo della Protezione Civile, Franco Gabrielli. L’incontro è stato l’occasione per fare il punto sullo stato di avanzamento dei lavori di rimozione, nonché per capire se veramente sia possibile, come la Regione Toscana chiede da tempo, optare per Piombino come porto per lo smantellamento della nave.

Rossi: «la nave sia poi portata nel porto più vicino, ovvero Piombino»
Il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, si è detto convinto che la nave, una volta rimessa in galleggiamento, vada trasportata nel porto più vicino. Lo spostamento in un porto più distante, infatti, sarebbe un rischio a livello ambientale. Le parole del ministro trovano perfettamente d’accordo soprattutto il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, che da tempo preme sul Governo e sulla Protezione Civile affinché il porto in cui verrà trasportata la Concordia per essere smantellata possa essere quello di Piombino. La scelta di Piombino, nell’ottica del Governatore, non sarebbe solo un modo per trasportare la nave naufragata il 13 gennaio scorso in sicurezza, ma anche per “risarcire” in qualche modo la Toscana, dando lavoro ad una città in crisi come quella livornese. «Abbiamo fatto una serie di considerazioni – ha spiegato Rossi – affinché la nave sia poi portata nel porto più vicino, ovvero Piombino, dove occorrono una serie di lavori». Del piano di trasferimento della Concordia a Piombino sarà discusso nuovamente in una riunione che si dovrebbe tenere il 16 gennaio prossimo, mentre è già stato stabilito che la rimessa in galleggiamento dovrà essere ultimata entro il settembre del 2013. Un altro anno di Concordia al Giglio, dunque. «L'obbiettivo – ha proseguito Rossi – è che entro settembre del 2013, con uno slittamento di qualche mese ma compatibile con il cronoprogramma approvato, ci sia il rigalleggiamento della nave». La fase di emergenza si concluderà ufficialmente il 31 gennaio 2013 e, per questo, serve anche una verifica dell’avanzamento dei lavori e dei progetti per le operazioni future sul relitto. «Entro il 31 gennaio – ha concluso il Governatore – il Governo dovrà avere adottato tutti i provvedimenti che consentano di seguire tutta la vicenda».

Foto: http://www.arpat.toscana.it

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