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La rivoluzione fluviale pisana Cronaca

Pensare ad un futuro esclusivamente improntato sulla mobilità su gomma e solamente alimentata da combustibile fossile, vedi il petrolio, è ormai puro anacronismo, nonché, in primis, una sfida ambientale e sociale. A Pisa queste sfide si stanno facendo sempre più forti. Impegnata nella sperimentazione “green”, la città che ha dato i natali a grandi scienziati come Fibonacci e Galileo pensa a pianificare e già in parte a realizzare, un nuovo piano di trasporti basato su rotaia (vedi il ‘people moover’ aeroporto-stazione e l’idea di collegare lo scalo ferroviario all’ospedale con una metropolitana leggera) e su mezzi a basso impatto o a impatto zero. Non sono le uniche soluzioni però. Un’altra opportunità in senso ambientale è data dalle vie fluviali che caratterizzano buona parte del territorio pisano. Fiume Arno, Canale dei Navicelli e Scolmatore sono i principali corsi, naturali ed artificiali, sui quali gli enti locali stanno investendo massicciamente. Comune e Provincia hanno provveduto alla firma che sancisce il via ai lavori per la riapertura dell’incile, parzialmente interrato, che collegherà l’Arno al Canale dei Navicelli. Questo grazie al finanziamento da oltre 5 milioni di euro della Olt offshore Lng, la società che sta costruendo il rigassificatore a largo della costa pisano-livornese.
“Un passaggio storico per Pisa”, come ha affermato il sindaco Filippeschi, perché con questa firma si vedrà sbloccare la realizzazione di un’opera incompiuta con un ambizioso obbiettivo: il collegamento del centro di Pisa con lo scalo portuale di Livorno. Senza dimenticare gli altri punti di riferimento del percorso come il porto di Marina, in fase di realizzazione, e l’area cantieristica navale, dove a margine sorgerà tra l’altro la futura sede Ikea. Per il nodo strategico si prevede la demolizione dell’attuale cateratta, che verrà sostituita con un sistema di porte vinciane per compensare (in stile Panama) il metro di dislivello caratterizzante la depressione che dal quartiere di Porta a mare si sposta fin verso Livorno.
Ma per riuscire a realizzare questo saranno necessarie altre importanti opere, come il dragaggio della foce dello Scolmatore dell’Arno e la costruzione, a fianco, della foce armata del Canale dei Navicelli, in modo che il corso artificiale costruito dai Medici per unire Pisa a Livorno potrà accedere indipendentemente al mare. Per questi interventi è stato firmato di recente il protocollo tra Regione, enti locali pisani e livornesi, per un investimento da 51 milioni di euro. Il primo lotto di dragaggio al percorso realizzato per mettere in sicurezza area pisana e Valdarno dopo la tremenda piena del fiume nel 1966 si è concluso pochi giorni fa, con lo smaltimento di circa 27mila metri cubi di sedimenti che verranno riutilizzati per rinforzare le spiagge del litorale pisano colpite da erosione.
Non solo, con le opere ai due canali si potrà risolvere la questione dell’insabbiamento del porto di Livorno, per il quale si pensa ad una porta vinciana collocata nel canale d’ingresso ai varchi nord, che verrà aperta quando dovranno transitare imbarcazioni. E’ il caso ad esempio del battello oggi in funzione sui Navicelli: una volta finiti tutti gli interventi fluviali, collegherà lo scalo Roncioni nel centro storico di Pisa al porto labronico, ideale per trasportare i turisti delle crociere nel cuore della città della Torre.
Il turismo di settore, oltre alla cantieristica per la nautica da diporto, è uno degli obbiettivi da perseguire ed ampliare. Caridi, il presidente della Navicelli SpA, la società partecipata da Comune, Provincia e Camera di Commercio di Pisa che funge da autorità del canale, sostiene che a Pisa si possa investire in varie forme di trasporto via acqua. In particolare nelle house boat, le case galleggianti che caratterizzano il turismo fluviale nelle capitali nord europee, alimentate da motori elettrici o ibridi, guidabili senza patente. Per questo tipo di investimento è necessario avere una città d’arte, meglio se conosciuta nel mondo, un fiume di grandi dimensioni con rete di canali annessa, un aeroporto internazionale: Pisa, appunto.
Una degna opportunità quella di convertire i vari traffici su gomma in trasporti d’acqua, con particolare attenzione per l’ambiente visto che già a condizioni normali è considerevolmente minore l’impatto dei natanti, in particolare se alimentati con energie pulite. L’esempio del trasporto di alcune grandi partite di vetro provenienti dalla Francia e dirette allo stabilimento Saint Gobain è veramente calzante, visto che con un solo mercantile si contengono le assai superiori emissioni di CO2 provocate dai numerosi camion che sarebbero necessari.
Inoltre, visto che grande parte dei percorsi interessati sono inclusi nell’area del Parco di San Rossore, si potranno sviluppare il turismo naturalistico e didattico.
Nel contesto pisano quindi, nell’ambito di un più grande miglioramento urbanistico, si può parlare di inizio di una vera e propria “rivoluzione” fluviale, con annessi tutti i vantaggi di un indotto collegato a produzione navale, turismo e tutela del territorio; con l’intelligente intuizione di investire in una forma di sviluppo che parte dall’attenzione verso l’ambiente.
Andrea Bianchi

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