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La scelta di Grillo fra Bersani e Poujade Opinion leader

Certo non è una scelta facile da prendere. Non sono buoni consiglieri né l’incredibile risultato di avere ottenuto il 25 % dei consensi degli italiani usando solo il web 2.0 e la sua grande capacità tribunizia né tutto ciò che il successo si porta con sé: lusinghe, offerte, l’affollarsi degli opportunisti intorno al carro del vincitore. Né ovviamente la sensazione inebriante di poter vincere l’intera posta e in tempi assai più brevi di quanto avesse pensato prima del 25 febbraio. Basta semplicemente mettersi lì a sedere lungo il fiume, dimostrare che un eventuale accordo fra Pd e Pdl non potrà far uscire il Paese dalla palude e aspettare il cadavere dei vecchi partiti portato dalla corrente.

Noi rispettiamo le sue riflessioni e le sue scelte, ma vorremmo sommessamente suggerirgli di osservare quello che sta accadendo mettendosi in una prospettiva storica. Come parleranno i libri di scuola di lui, del suo movimento e del suo successo alle elezioni politiche del 2013? C’è una sola alternativa. La prima è che Grillo decide di diventare l’eponimo di un fenomeno, di un movimento o di una fase che prelude a un’altra completamente diversa di cui ora ovviamente nulla si può dire.  “Grillini o grillandi”, ecco parole che potrebbero entrare nel vocabolario della Crusca: "movimento dei primi decenni  del terzo millennio che cercava di cambiare pacificamente il sistema politico italiano servendosi del web. Ebbe un clamoroso risultato nel 2013, per poi sparire dal panorama politico".

Un po’ come il maggiore Charles Cunningham Boycott, da cui il termine "boicottaggio", amministratore di un grande proprietario terriero in Irlanda che fu oggetto del più feroce (appunto boicottaggio) da parte delle leghe degli operai agricoli. O come Martin Ludd, l’operaio che si opponeva all’industrializzazione in Inghilterra distruggendo i telai, da cui dunque il movimento "luddista". Ma quello che gli assomiglia di più è un francese, Pierre Poujade, un sindacalista che nel 1953 si mise a capo di un movimento di commercianti e artigiani contro le inefficienze del Parlamento e la crisi della Quarta repubblica francese. “Il poujadismo può definirsi come una ribellione settoriale contro i poteri forti, il fisco, i notabili e come il rifiuto dell'intellettualismo  in nome del buon senso e della gente comune”, così Wikipedia definisce il movimento di Pierre.  Alle elezioni del 1956, alla fine della Quarta Repubblica, ottenne l’11,6% dei voti con 52 deputati all’Assemblea nazionale. Poujade ebbe poi un’onesta carriera all’ombra dei diversi presidenti che si sono succeduti all’Eliseo.

Di fronte a Grillo c’è un’altra strada ed è quella di diventare forza positiva di una riforma del sistema politico insieme a chi questa riforma vuole realmente attuare. Anche perché il leader del Movimento non è solo sul fronte di chi ha capito che si deve cambiare strada, che bisogna riformare la legge elettorale, che occorre tagliare i costi della politica, introdurre la legge sul conflitto di interessi, e decidere nuove misure a favore di chi è più colpito dalla crisi.

Ancora è presto per dire che Grillo preferisce la scommessa di prendere tutta la posta. Entro le prossime due settimane toccheremo con mano che cosa avrà scelto.

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