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“La schiuma della terra”: l’inizio del Nazismo Spettacoli

Si riuscì a lottare, finché fu possibile. Poi la paura o la speranza che fosse meno di quello che sembrava ebbero la meglio. Qualcuno cedette per salvarsi la vita, per proteggere i propri cari, per assicurare loro un futuro. Qualcun altro preferì illudersi che fosse un fenomeno temporaneo, che presto tutto sarebbe tornato al suo posto. In pochissimi anni illusi o codardi molti tedeschi accettarono di sottostare al governo nazista e alle sue regole. Fu l’inizio della fine. Un trauma storico che ha segnato per sempre le vite di tutti. Di chi c’era. Di chi ancora doveva nascere. Di chi ne ha pagato le più tragiche conseguenze. In occasione della Settimana della Memoria è andato in scena al Teatro di Cestello la “Trilogia sul potere”, tre spettacoli in tre serate ambientati in epoca nazista, scritti e diretti da Luca Palli della compagnia Araba Felice. La prima serata si è aperta con La schiuma della terra, un testo che ha fatto rabbrividire ed emozionare.

Hitler è appena salito al potere, i suoi progetti si costruiscono pian piano, uno sull’altro. La gente neanche si rende conto di quello che sta accadendo, si impegna nella speranza di ricavare qualcosa dalla fedeltà al nuovo capo. Lo fanno soprattutto gli esponenti delle classi più basse, coloro che non hanno niente da perdere. Lo fa Madame (Antonella Moschini), proprietaria di un bordello, che riesce a ottenere la protezione delle SA, rappresentate da Halder (Simone Mengoni), e non importa se questo significa escludere gli ebrei dalla sua clientela, tra cui l’affezionato Goldberg (Tiziano Pratesi). In quei primi anni c’era un giornale che resisteva alla violenza di questa nuova “legge”, la quale si imponeva sulla Germania e, presto, avrebbe fatto sentire il proprio peso su tutto il mondo. Era il “Münchener Post”, un quotidiano di opposizione chiamato dai nazisti “la cucina dei veleni”. Tra le informatrici segrete c’è Chantal (Camilla Catani), una prostituta che racconta al giornalista Ralf (Alessio Alloi) tutte le “gesta gloriose” di cui si vantano i soldati quando sono a letto con lei e le sue amiche (Elena Ciani e Olivia Fontani). Chantal rimane affascinata da questo gruppo di intellettuali coraggiosi, pronti a rischiare la vita pur di difendere i propri valori, finisce per innamorarsi di Ralf e di desiderare una nuova vita con lui.

Questo suo amore sarà anche la sua condanna: destinata per la sua posizione a ignorare la politica e la realtà delle cose, Chantal invece acquisisce una consapevolezza politica e sociale tale da trovare insopportabile ciò che le accade intorno. Ma proprio quando decide di opporsi con tutta la sua forza al male che si afferma nella sua nazione, rimane sola. Intorno a lei tutti scelgono vie diverse. In un’atmosfera di paura e sospetto c’è chi decide di “vendere la sua anima al diavolo”, tradendo i propri ideali pur di salvarsi, c’è chi preferisce illudersi che non sia nulla e c’è anche chi trova più facile lasciarsi persuadere, credere nelle buone intenzioni di Hitler è sicuramente meno doloroso della realtà.

Bravissimi i sette attori alle prese con un tema molto inflazionato, ma che riesce in questo testo a mantenersi avvincente e drammatico. Ottimo lavoro di Palli, il quale ricostruisce un momento storico delicatissimo, in cui la furia di Hitler si fa strada in sordina per poi divampare e distruggere tutto. Dimostra una grande sensibilità nel mostrare come le persone assistono attonite agli eventi e nel narrare le diverse tipologie di reazione che essi scatenano nei tedeschi. Risulta molto accurato e vincente il lavoro che ogni interprete fa sul proprio personaggio. Tra loro si distingue la Catani, attrice di enorme spessore, viscerale e carismatica.

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