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La scultura di Gaetano Pesce in piazza Santa Maria Novella Foto del giorno

Firenze – Una scultura inedita, un’opera simbolica dedicata alla donna e al tempo stesso un monumento alla liberazione femminile. È “Maestà tradita”, l’opera site specific di Gaetano Pesce che completa così l’allestimento dell’artista inaugurato il 21 ottobre nelle nuove sale espositive del Museo Novecento di Firenze, aperta al pubblico fino all’8 febbraio 2017.

In piazza Santa Maria Novella, posta in relazione con la magnifica facciata della basilica progettata da Leon Battista Alberti, è stata inaugurata questa mattina la scultura inedita dell’artista alla presenza del sindaco Dario Nardella e dei curatori della mostra Sergio Risaliti e Vittorio Sgarbi.

“Firenze è sempre stata una città contemporanea – ha dichiarato il sindaco Nardella – . Per questo pensare che sia una fossile, qualcosa da tenere sotto naftalina è assurdo e soprattutto antistorico rispetto all’identità e la storia della città. Tutti i grandi artisti del passato presenti a Firenze hanno rappresentato una rottura dei linguaggi artistici consolidati del passato, hanno creato stupore e reazioni anche negative. Oggi portare l’arte contemporanea nei luoghi pubblici in un dialogo con il passato vuol dire rinnovare l’identità di Firenze”.

La statua, concepita per lo spazio pubblico, in relazione con il contesto storico-artistico e religioso, rappresenta una monumentale figura di donna, avvolta in un lungo mantello, una sorta di Mater matuta (come quella conservata al Museo Archeologico di Firenze), ma anche archetipo ispirato alla “Maestà” cristiana (l’iconografia della Madonna in trono), e quindi eco contemporaneo di quella celeberrima “Madonna Rucellai” commissionata nel 1285 a Duccio di Boninsegna dalla confraternita dei Laudesi per la cappella della compagnia in Santa Maria Novella, poi spostata alla fine del cinquecento nella cappella Rucellai della chiesa domenicana, infine trasferita agli Uffizi nel XX secolo.

La Maestà tradita è seduta su un trono che a sua volta appoggia su un alto piedistallo. La figura di regina e madre si presenta però con segni di inequivocabile sofferenza. Il suo mantello è anche corpo, corpo tutto nudo, di nuda pelle. Ma anche corpo scorticato e flagellato, nuda carne esposta e segnata da prepotenza e violenza, sia fisica sia verbale. Una grande e pesante sfera di metallo arrugginito è legata al piede destro della figura con una grossa catena, quale simbolo della schiavitù a cui migliaia di donne, ancora oggi, sono costrette in diverse parti del mondo. La composizione riflette nella sua odierna presentazione le forme della celebre Up, che è una reinvenzione delle Veneri paleolitiche, simboli di fertilità e di sacralità, in un collegamento tra potenze della terra e del cosmo. A lato della facciata di Santa Maria Novella, la Maestà tradita vuole essere un monumento alla ‘liberazione’ femminile e del femminile, testo di accusa e manifesto di una nuova civiltà, condanna per un mondo maschile che continua a tradire, offendere e violentare la sacralità del corpo femminile, costringendo la donna a sopportare esperienze di mercificazione, manipolazione ed emarginazione insopportabile, la pena mai sopita di “essere donna”. 

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