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La scuola è finita, ed ora? Le scelte dei giovani pratesi dopo la maturità Società

Che scelte compiono i giovani pratesi dopo aver superato l’esame di maturità? Da una ricerca condotta dalla Provincia di Prato, e realizzata da Asel attraverso l'incrocio dei dati resi disponibili dal MIUR (anagrafe nazionale studenti), dall'Osservatorio Scolastico provinciale e dagli archivi delle comunicazioni obbligatorie dei rapporti di lavoro, emerge, come sottolineato dalla Vicepresidente della Provincia Ambra Giorgi alla presentazione del lavoro, tenutasi oggi presso Palazzo Vestri a Prato, “l’alta percentuale di ragazzi che decidono di intraprendere gli studi universitari, a dimostrazione della volontà di Prato di investire su un'alta formazione, con scelte per lo più coerenti con il tipo di diploma e una propensione generale verso studi economici”. I dati parlano chiaro: su un campione di 1.278 studenti residenti nella provincia, diplomati nell’anno scolastico 2008-09 (di cui 670 femmine e 608 maschi, 56 studenti stranieri, il 43% con maturità liceale, il 33% tecnica e il 23% professionale) è infatti il 62% ad essersi iscritto all’Università, privilegiando i corsi di laurea in Economia, Scienze matematiche, fisiche e naturali, Lettere e Filosofia ed Ingegneria; invece di proseguire gli studi, il 37,9% dei giovani presi in esame ha cercato lavoro, ma solo 191 giovani su 485 l’hanno trovato entro i primi 6 mesi dal conseguimento del diploma. Pochi i contratti a tempo indeterminato: gli avviamenti non standard (contratti a tempo determinato, lavoro a progetto, lavoro intermittente, lavoro interinale, associazione e lavoro occasionale) costituiscono infatti il 74% dei contratti, contro l’apprendistato al 19% e il tempo indeterminato al 4%. Nonostante Prato sia la città del tessile, i giovani pratesi trovano lavoro soprattutto nel settore alberghiero e in quello della ristorazione (27%) e nel commercio (24%), mentre soltanto il 6% svolge attività nel settore del tessile e dell’abbigliamento. Tra le scuole, è l’Istituto Professionale “Guglielmo Marconi” ad avere la percentuale più alta di diplomati avviati al lavoro (30 su 38 diplomati), così come la maggior consonanza tra tra qualifica attribuita e indirizzo di studio, che, nel caso dei diplomati del Marconi arriva all’81%. Sono invece 164 i tirocini che sono stati attivati dei due anni successivi al diploma, ma soltanto il 10% di essi ha portato ad un contratto a tempo indeterminato o di apprendistato nella stessa azienda. Vi è infine un numero non trascurabile di diplomati che non lavorano né studiano, 253 giovani a cui auguriamo di non finire nel vasto esercito dei Neet (Not in Education, Employment or Training), in cui rientrano giovani fra i 15 e i 29 anni che non lavorano, non studiano, né (apparentemente) hanno intenzione di farlo. 

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