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La scuola e il Covid: il modello Russell-Newton contro l’incertezza Cronaca

Scandicci – La situazione che si è creata con il Covid ha trasformato la didattica di tutte le istituzioni scolastiche. In alcune forse il cambiamento è stato più profondo, come all’Istituto Russell-Newton, che rappresenta una realtà formativa determinante per il profondo rapporto che sussiste con il territorio e l’imprenditoria locale di Scandicci.

Per conoscere più da vicino come il virus ha cambiato il volto di questa scuola, abbiamo incontrato la dirigente scolastica Anna Maria Addabbo. 

Professoressa Addabbo come dirigente del Russell-Newton, con la difficile situazione attuale, ha nuove e grandi responsabilità…

Per quanto riguarda la gestione dell’anno in corso ricorro spesso all’immagine della tela di Penelope, perché siamo stati costretti più volte a intessere l’organizzazione scolastica e poi modificarla nel giro di 24-48 ore con dei ritmi frenetici e sicuramente disorientanti per il personale, per le famiglie, ma soprattutto per gli studenti che sono i primi destinatari della nostra attività. Chiaramente la scuola ha reagito e direi ha reagito positivamente da tanti punti di vista. Eravamo già abituati alla didattica a distanza perché lo scorso anno a marzo quando siamo stati costretti a chiuderci nelle mura domestiche c’è stato un impegno immediato da parte dei docenti che si sono affiancati reciprocamente condividendo buone pratiche, competenze, formandosi e autoformandosi per poter rispondere immediatamente al bisogno che si era presentato. Questo bagaglio di conoscenze e competenze chiaramente è stato messo in atto poi nella didattica digitale integrata dell’anno in corso. Lo scorso anno abbiamo affrontato una guerra lampo siamo trovati in una situazione di emergenza, catapultati in poco più di una settimana e quindi la reazione è stata immediata ed energica. Quest’anno stiamo vivendo una situazione di logoramento. L’allontanamento dalla scuola, l’appiattimento nelle mura domestiche, anche se non è più una situazione identica a quella dello scorso anno perché la scuola è aperta, alcuni docenti vengono a fare lezione da scuola utilizzando le tecnologie certamente più all’avanguardia rispetto a quelli che hanno a casa propria e spazi anche dedicati che non sempre a casa noi abbiamo. Però nonostante questo, il continuo cambiamento di prospettiva lo si vede anche in questi giorni, era stato dato l’annuncio spot del rientro del 75% degli studenti il 7 gennaio. Immediatamente ci siamo messi a lavorare con il supporto dell’ufficio scolastico, della prefettura ,raccogliendo dati, facendo proposte, rimodulando anche in parte l’orario scolastico; però poi la percentuale è stata abbassata al 50 % e solo per una settimana. Viviamo quindi in una situazione di incertezza continua, in cui continuiamo a progettare per un futuro di cui non sappiamo poi lo sviluppo”.

Come vi siete organizzati per la sicurezza?

Un aspetto importante che veramente ci tengo a sottolineare è che la scuola si è attrezzata dal punto di vista della sicurezza. Abbiamo lavorato moltissimo durante l’estate, ancora una volta in squadra: collaboratori, personale non docente, tanti docenti che comunque si prodigano per far funzionare la scuola, ciascuno nel proprio ruolo e con le proprie competenze. Quindi la scuola è stata tutta rivista nella sua organizzazione. Scaglionamento negli orari di ingresso; apertura di ben sette accessi diversi al plesso scolastico, per evitare assembramento di studenti; acquistodi termoscanner, per cui chi entra a scuola ha, in automatico, la temperatura misurata; dotazione di gel igienizzanti in ciascuna aula e nei vari ambienti; distribuzione delle mascherine a tutti gli studenti, con una cadenza settimanale,. Inoltre abbiamo dotato i docenti di mascherine ffp2, cosa che ha permesso, anche nel tracciamento della usl, di evitare lunghe quarantene e di avere i docenti in presenza”.

E gli studenti come reagiscono?

Gli studenti vengono in presenza per fare i laboratori di moda, di costruzione ambiente e territorio, e per le discipline sportive; altre presenze di studenti rientrano nei laboratori di inclusione o nei progetti di Alternanza scuola-lavoro. Gli studenti sono stanchi, perché l’esposizione al videoterminale è estenuante, perché la didattica a distanza toglie loro la dimensione relazionale, che è una componente essenziale: la classe diventa un gruppo che ci si ricorda a vita, nel bene e nel male. Queste dinamiche purtroppo non ci sono. E poi un altro aspetto che devo dire mi preoccupa è il fatto che, essendo la situazione prolungata, stanno venendo meno un po’ le naturali barriere rappresentate dalle mura scolastiche”.

Mi può spiegare meglio?

Faccio un esempio. Per gli studenti fare lezione da casa significa comunque essere in un ambiente in cui sono presenti fratelli, sorelle e soprattutto genitori, che in alcuni casi ascoltano e qualche volta inopportunamente interferiscono. Si perde dunque l’esclusività del rapporto studenti e docenti. Gli studenti si sentono chiaramente protetti. Crescono meno, sono meno autonomi. Se i genitori intervengono e interferiscono si genera una confusione di competenze. L’esclusività della competenza nella gestione della classe sta perdendo forza e questo sicuramente avrà delle conseguenze”.

Visibili nel futuro… Qualcosa cambierà…

Non sarà facile dovremo lavorare molto per ricostituire in qualche modo anche la posizione l’autorevolezza e il rigore per la scuola. Il lavoro fatto, con impegno, in tanti mesi, in tanti anni, per alcuni aspetti questa situazione viene annullato. Penso che le autorità dovrebbero  attuare tutte le possibili strategie per favorire una didattica in presenza, anche parziale. Mi rendo perfettamente conto della situazione critica. I numeri dei decessi spaventano, però con un’organizzazione dei trasporti e con la sollecitazione del senso di responsabilità al di fuori della scuola la didattica può tornare in presenza. All’interno gli studenti sono distanziati, indossano  le mascherine, igienizzano le mani, soggiornano in ambienti areati. In una scuola molto grande, di oltre 1900 studenti, abbiamo avuto veramente pochissimi casi di contagi.”.

E per l’open day come si è svolto?

È stato fatto con una forma di comunicazione nuova perché noi abbiamo organizzato un incontro iniziale e con io ho dato delle indicazioni generali sul funzionamento della scuola che interessa a tutti i genitori. Poi apriamo 4 stanze virtuali per ciascuno degli indirizzi della scuola a cui i genitori si prenotano tramite il sito. In queste stanze virtuali studenti e genitori hanno la possibilità di parlare con i docenti, con alcuni studenti, che hanno voluto dare il loro contributo. Diciamo che la comunicazione verbale sovrasta su tutti gli altri aspetti percettivi. Per colmare questo vuoto abbiamo deciso di fare domenica scorsa anche una diretta Facebook. Il professore referente dell’orientamento, guidato da un’esperta del settore, hanno fatto visitare virtualmente i locali della scuola, della palestra all’auditirium, dal cortile agli spazi comuni e le aule, i laboratori. In questo modo abbiamo avuto la possibilità di far conoscere l’ambiente in cui gli studenti si troveranno poi ad operare e devo dire che la diretta Facebook ha avuto un grandissimo successo. Siamo arrivati quasi a 10.000 visualizzazioni”.

Com’è cambiato il rapporto con il territorio?

La scuola rimane aperta al territorio in maniera salda, sia con enti pubblici e privati di qualsiasi natura. Chiaramente i rapporti sono stati ridimensionati dal punto di vista della modalità di incontro, per cui molte attività continuano a distanza con quello scarto che è inevitabile quando si passa dalla presenza alla distanza. Per esempio non è possibile mandare gli studenti a fare i tirocini e gli stage nelle aziende e questo sicuramente è penalizzante soprattutto per il settore moda”.

Anche il suo ruolo si è trasformato. Come lo vive questo periodo?

Allora io sento il dovere professionale di venire tutti i giorni a scuola, tutte le mattine dal lunedì al sabato, perché sono sempre disponibile per tutti. Sono disponibile per i genitori, per i docenti in presenza, e anche il dovere di sorridere e di incoraggiare perché non dobbiamo lasciarci prendere dallo sconforto. I giovani sono il nostro futuro ed è verso il futuro che dobbiamo guardare perché il rischio è quello di rimanere incatenati nei bei ricordi, invece dobbiamo prendere la strada della speranza per domani e questo lo dobbiamo ai nostri ragazzi. Non sono solo un’istituzione, ma una parte importante dal punto di vista umano per sostenere, anche per definire rapporti che sembrano più complicati. In generale il nervosismo serpeggia in modo più evidente e la situazione generale provoca sentimenti di sconforto e di paura nel personale tutto, perché chiaramente tutti stiamo risentendo la situazione drammatica. Non lo possiamo negare e anche a queste feste ci portano più incertezza. Ma il russell-newton rimane una squadra e i professori prima delle vacanze si sono incontrati a distanza per scambiarsi buone pratiche didattiche in un pomeriggio di autoformazione, hanno brindato virtualmente alle prossime feste sulle note dell’esibizione della band di istituto”.

Foto: Anna Maria Addabbo

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