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La stangata IMU si abbatte sul natale dei negozianti Economia

Arriva il Natale, ma quest’anno non ci sarà niente da festeggiare per i pubblici esercizi. La stangata IMU sta infatti per abbattersi su bar e ristoranti e l’aggravio di costi che verrà a determinare è tale da rischiare di compromettere la sopravvivenza di parte di essi.  Il 17 dicembre, una settimana prima delle feste, scade il termine per il pagamento a saldo dell’Imposta Municipale sugli Immobili. Il giorno in cui le attività dovranno fare i conti con un tributo che per i soli pubblici esercizi italiani per una cifra che si aggira sui 200 milioni di euro. Un colpo da ko insomma per un settore che già risente del calo dei consumi. Ma quanto pagherà ogni singolo esercizio in Toscana?

“I conti sono approssimativi – ma comunque salati – spiega il presidente FIPE Confcommercio Toscana, Aldo Cursano -.In base ai calcoli del Centro Studi Fipe ogni impresa si troverà a pagare maggiori oneri che oscillano tra il 92 e il 168%, il che in termini pratici significa aumenti tra i 352 e i 642 euro. Questo perché, rispetto alla vecchia tassazione, ora ci troviamo di fronte ad un duplice aumento: da un lato quello dei coefficienti, dall’altro quello dovuto alla rivalutazione delle rendite catastali. Un aggravio tributario insostenibile, che si ripercuoterà anche su chi non è proprietario delle mura quando dovrà ricontrattare i canoni di locazione".

"Per fare cassa si continua a penalizzare le imprese che già vivono un periodo difficile a causa del ridotto potere d’acquisto dei consumatori che ormai cercano di limitare al massimo la propria spesa. Così si rischia una raffica di chiusure o quanto meno si spingono le aziende, per sopravvivere, a tentare di ridurre i costi d’esercizio da altre parti, come ad esempio riducendo il personale. Anche perché in un momento come questo nessuno penserà di scaricare i maggiori oneri sui consumatori alzando i prezzi, per paura di perderli”.

“Un particolare appunto vorrei farlo poi – prosegue Cursano – a quei Comuni che hanno deciso di applicare per l’Imu l’aliquota allo 10,6 per mille per le attività commerciali anziché limitarsi al prelievo del 7,6, come è accaduto anche per Firenze, aggravando oltremodo la situazione. Se nei centri storici qualche saracinesca dovesse rimanere abbassata sarà anche grazie a loro”.

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