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La storia del Barone Gravina, omicidio e nemesi in una Sicilia senza tempo Cultura

 Non sarà facile dimenticare il Barone Gravina, protagonista di questo romanzo breve di Stefania Valbonesi,giornalista e scrittrice che ha trovato nel noir il suo genere privilegiato di espressione. Il Barone Gravina fa il pensatore, si è inventato questo mestiere in quanto la sua posizione gli impedisce di lavorare. Mani dietro la schiena passeggia in riva al mare e mormora spesso parole senza senso, frammenti di pensiero, indifferente a chi gli sta intorno. Ma il Barone non è solo, ha una moglie, conosciuta durante gli studi universitari e poi condotta all’altare. Liberi ambedue da preoccupazioni materiali condividono la stessa casa come due vecchi amici senza particolari difficoltà se non quelle legate a un tranquillo vivere quotidiano. In una Sicilia atemporale si svolge questa vicenda che ha i connotati di un testo teatrale ma che potrebbe tranquillamente attingere dalla cronaca nera.

Il gattopardo Gravina infatti è ossessionato dall’odore della baronessa, un afrore selvatico che lo disgusta e che lo tormenta, dalla prima notte di nozze, al punto della decisione ultima di farla sparire per sempre e con essa anche l’odore. E ci riuscirà, ma non completamente . Vane le ricerche e le indagini del commissario Strocchi per cercare di far luce sulla scomparsa della baronessa. Determinante, l’interevento dell’amico e tutore Michele Cataldo, per la cancellazione delle ultime prove. Un caso irrisolto che risponde perfettamente alla tradizione di una Sicilia immobile, impenetrabile, indecifrabile,dove ancora ha un senso l’onore e la parola data. Ma se l’ambientazione è funzionale alla storia il suo protagonista è il paradigma dell’uomo dalla doppia personalità, del male che si insinua a poco a poco e che prende il sopravvento su ogni cosa. Fin qui potremmo azzardare che non c’è niente di nuovo. Un colpo di scena inatteso e sul finale Nemesi riequilibra l’ordine turbato dal Barone Gravina condannato a portare su di se per sempre quell’odore che inutilmente aveva combattuto.

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