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La storia di Malika Yacout finisce sulle pagine del mensile di Emergency Cronaca

La storia di Malika Yacout, la giovane donna di origine marocchina, cittadina italiana da oltre 20 anni, finirà sulle pagine del mensile di Emergency.
Grazie all’indomabile sete di giustizia di Malika, a un’avvocato coraggioso come Serena Giannini, e anche un po’ a Stamp su cui la redazione di Emergency ha letto la storia, all’appoggio costante del Movimento di Lotta per la Casa fiorentino e del Collettivo Antipsichiatrico, l’incredibile caso verrà così portato all’attenzione nazionale e internazionale.
In sintesi, la vicenda che ha visto protagonista Malika cominciò un bruttissimo giorno del 2004, quando uno sfratto esecutivo si trasformò in una vera e propria esecuzione: la giovane donna, sola e incinta di 5 mesi, venne sottoposta da un gruppo di 5 uomini (ufficiale giudiziario, forze dell’ordine, medico legale) a un Tso mai convalidato e attuato al di fuori delle ben precise regole che lo disciplinano.
Una storia che ebbe un terribile strascico, visto che i medicinali iniettati, una potente combinazione di Largactil e Fargeness (uno psicotico e un antistaminico) produssero, secondo due perizie mediche, delle lesioni al cervello della bambina che sarebbe nata di lì a poco.
Una storia ancora più amara se si pensa che, dopo 7 anni, non solo Malika e la sua bambina non hanno avuto giustizia, ma hanno dovuto subire due archiviazioni del caso. Attualmente, è in atto un nuovo ricorso in Cassazione in opposizione all’ultima archiviazione.

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