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La strana coppia: De Chirico & Warhol Cultura


Ogni biografia di Giorgio De Chirico, il padre della Metafisica in arte, ci ricorda che la prima piazza enigmatica da lui dipinta nel 1910, si ispira alla nostra piazza Santa Croce, ritratta in un pomeriggio d’autunno, quando le ombre degli edifici si allungano sul selciato. Citato di frequente è anche il seguente pensiero, scritto dall’artista: “Durante un chiaro pomeriggio d'autunno ero seduto su una panca in mezzo a Piazza Santa Croce a Firenze. Non era certo la prima volta che vedevo questa piazza. Ero appena uscito da una lunga e dolorosa malattia intestinale e mi trovavo in uno stato di sensibilità quasi morbosa. La natura intera, fino al marmo degli edifici e delle fontane, mi sembrava convalescente. In mezzo alla piazza si leva una statua che rappresenta Dante avvolto in un lungo mantello, che stringe la sua opera contro il suo corpo e inclina verso terra la testa pensosa coronata d'alloro. La statua è in marmo bianco, ma il tempo gli ha dato una tinta grigia, molto piacevole a vedersi. Il sole autunnale, tiepido e senza amore illuminava la statua e la facciata del tempio. Ebbi allora la strana impressione di vedere tutte quelle cose per la prima volta. E la composizione del quadro apparve al mio spirito; ed ogni volta che guardo questo quadro rivivo quel momento. Momento che tuttavia è un enigma per me, perché è inesplicabile”. Questa curiosa mostra alla Galleria Frediano Farsetti sul lungarno Guicciardini, presenta, tra l’altro, due visioni surreali di piazze d’Italia, però con sorpresa: accanto a quella del 1969 c’è un lavoro seriale di Andy Warhol del 1982, che ce la ripropone in quattro varianti di tonalità. La mostra accoglie rilevanti opere di tutti e due gli artisti che già il critico Achille Bonito Oliva aveva contrapposti in una mostra romana del 1982.
FarsettiAndy_Warhol_Hector_and_Andromache_(after_de_Chirico1_thumb.jpgWarhol aveva iniziato già da prima di incontrare De Chirico a replicare in serigrafia capolavori del passato, e tutti inclusi nella storia dell’arte italiana. Si legge in vari saggi scritti in occasione delle sue mostre, che Warhol (di 40 anni più giovane del metafisico) nutrisse per De Chirico grande ammirazione, e proprio perché questi aveva ripetuto negli anni i medesimi soggetti pittorici, sia le piazze che i manichini. Alla Farsetti troviamo due grandi e sintetici disegni su carta, presentati nel 1982: Warhol li ha eseguiti replicando in uno Architettura e Filosofia, una tempera del 1925, e nell’altro Ettore e Andromaca, dipinti da De Chirico nel 1963; gli altri after De Chirico  sono: Furniture in the valley accanto a Mobili nella valle,  Disquieting muses con Muse inquietanti, oltre a The two sisters che corrisponde a Oreste e Pilade, un olio autenticato ma senza data. Le affinità tra i due stanno prevalentemente nella “artificialità” delle forme e delle figure da loro rappresentate, nel contrasto tra campi di luce e ombra, nella centralità che le figure acquistano presentandosi in primissimo piano. Per quanto concerne il carattere, scrive Francesca Marini nel testo in catalogo, i due tenevano molto alla notorietà. Si attribuisce a Warhol la frase: “La ripetizione aumenta la reputatione”, mentre girava un tempo il gossip che De Chirico copiasse persino se stesso, o che comunque ridatasse, invecchiandole, diverse sue tele. Nel match della strana coppia in mostra da Farsetti, prevale De Chirico, di certo per i bellissimi bronzi argentati o dorati, eleganti e glaciali.
 Fino al 18 febbraio 2012

 

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