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La stretta creditizia blocca la ripresa Economia

Il rapporto congiunturale della Banca d'Italia fotografa una regione dove la crisi finanziaria rischia di portare a una stretta del credito capace di frustrare un'economia che pareva in ripresa, almeno per quanto riguarda il manifatturiero. Ma se l'effetto positivo dell'annunciato governo Monti si è già sentito sui mercati, ora si attende che anche i cittadini possano maturare un cauto ottimismo per rilanciare i consumi: per questo servono "decisioni a livello politico-istituzionale" che "potrebbero dare un contributo in quella direzione", come ha detto Agostino Ardissone, direttore della sede regionale toscana di Bankitalia.
Secondo il rapporto, i prestiti alle imprese a giugno erano in crescita del 3,2%, ma con indicazioni che parlano di un indebolimento a luglio e agosto, in attesa dei contraccolpi dell'inasprimento della crisi che a novembre ha toccato il suo punto più acuto. Bankitalia stima che la già debole domanda di credito sia stata accompagnata da un atteggiamento più restrittivo dell'offerta da parte delle banche, nel primo e ancor di più nel secondo semestre 2011. "La domanda è debole – ha osservato Ardissone – perché il ciclo è debole, mentre dal lato dell'offerta le banche sono molto attente a definire le condizioni dei prestiti, per cui i tassi di interesse nei confronti dei richiedenti a maggior rischio sono saliti". Un atteggiamento che, dal lato delle banche, è tutto sommato comprensibile: la quota di prestiti alle imprese entrati in sofferenza infatti è salita al 4,2%, valore triplo rispetto a quello pre-crisi.
In questo modo le aziende hanno maggiori difficoltà a finanziarsi: e questo proprio quando gli indicatori avevano ripreso a crescere (3,6% la produzione, +12,2% il valore dell'export nel primo semestre), trainati dalla ripresa del sistema moda che sta tornando ai valori del pre-crisi. Bene anche il turismo, grazie alle presenze degli stranieri. In grave crisi invece il settore edile, come dimostrato dalle precedenti indagini congunturali di Unioncamere: per le costruzioni c'è anche un -2,5% nei prestiti dalle banche, che riflette il raddoppio dei crediti di settore entrati in sofferenza.
Dal canto loro, le famiglie fanno sempre più fatica a risparmiare: i loro depositi si sono contratti dell'1,3%, a fronte di una lieve crescita del credito al consumo, e di una battuta d'arresto sui mutui per l'acquisto di abitazioni, che nel primo semestre 2011 sono scesi sotto i livelli del 2009 a 1,8 miliardi di euro. Un dato che tende a confermare l'analisi dell'ufficio studi di Tecnocasa, che per il secondo trimestre dell'anno in corso aveva rilevato un -30% circa di riduzione dei finanziamenti.

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