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La sveglia dei vescovi toscani ai cattolici della regione per la ripresa del Paese Società

Un migliaio di cattolici, rappresentanti di tutte le diocesi toscane, guidati dai 19 vescovi, questa mattina si sono ritrovati, per iniziativa della Conferenza episcopale toscana, e dei diocesani uffici per la pastorale del lavoro e del sociale,  nella Basilica di San Lorenzo a Firenze.  “Come possiamo dare, in Toscana, un segnale forte di Chiesa perché il popolo di Dio si senta meno smarrito davanti alla crisi e ai mutamenti che stanno segnando in modo pesante le famiglie, la politica, l'economia, il lavoro, la cultura e soprattutto i giovani e il futuro?”. E’ questa la domanda a cui vescovi vogliono rispondere con le “proposte delle Chiese della Toscana per essere Cattolici protagonisti nella Toscana di oggi”. All'importante quesito hanno cercato di rispondere, e di dare indicazioni per i prossimi passaggi, le tre relazioni ufficali, quella del  vescovo di Ivrea Arrigo Miglio, del direttore del Centro per la pastorale della cultura della diocesi palermitana Giuseppe Savagnone, e di padre Antonio Airò, responsabile Cet per la pastorale sociale. Ed è stato quest'ultimo a presentare la proposta su cui, adesso, e per un anno, le singole diocesi saranno impegnate con iniziative locali che termineranno con la prima Settimana sociale dei cattolici della Toscana che si svolgerà nel 2013 dal 1 al 5 maggio, e dal quale dovrà uscire “l’agenda di speranza per la Toscana'”. In questo anno di lavoro ogni diocesi è chiamata a studiare e a confrontarsi sulle questioni socio-politiche-economiche, “cercando di coinvolgere in questo fermento tutti i soggetti della società civile, politica, economica, sociale e tutti gli uomini di buona volontà”, per contestualizzare nei singoli territori l’agenda su cui i vescovi toscani puntano molto.
Il Cardinale Giuseppe Betori, presidente della Cet, nella celebrazione eucaristica conclusiva dell’evento, ha sottolineato nella sua omelia, come “Se ci si chiede che cosa i cristiani oggi hanno da dare al mondo in cui vivono, credo che al centro debba esserci questa  consapevolezza, che tutto è dono, e che solo al centro debba esserci questa consapevolezza che tutto è dono, e che solo una contagiosa diffusione della logica del dono può mutate le perversioni di questi nostri tempi. Per chi sa che tutto gli viene come dono da Dio ci dovrebbe essere spontaneo sentirsi in debito di dono ai fratelli e aiutare tutti a scoprire che sole rigenerandosi nella reciprocità del dono la nostra società può uscire dalle sue contraddizioni. E’ una certezza e un impegno”.

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