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La Tempesta alla Pergola: il Bardo esce di scena e ringrazia i suoi personaggi Spettacoli

Firenze – Vivere nella tempesta, convivere con la tempesta. Il primo è il titolo del libro che Nadia Fusini ha dedicato all’ultimo capolavoro di William Shakespeare: “Nel tempo osservo come il fatto stesso di esistere ci esponga alla tempesta, come ci sia un che di tempestoso nella vita di tutti”.

Convivere con la tempesta è invece il concetto registico di Roberto Andò che ha messo in scena alla Pergola la storia di Prospero, principe e mago, intellettuale esiliato in un’isola che non c’è, nella traduzione della stessa Fusini e con Renato Carpentieri, maestro dell’arte attoriale, nei panni del protagonista. “Bisogna imparare a convivere con la tempesta, è una condizione che fa parte del nostro modo di essere umani”, dice Andò.

Sembrano avere lo stesso significato, ma rappresentano due modi diversi di affrontare l’esistenza. Nell’interpretazione del regista, l’essere umano cerca di prendere il controllo di fronte agli eventi dominati dalla fortuna, come fa Prospero con gli strumenti che gli hanno procurato gli studi e l’esperienza del mondo. Nella visione della scrittrice, accettare il destino nutrito di tempesta per capire il senso della vita fa parte della realizzazione di se stessi. Non è una sfumatura.

Nei vari personaggi dell’opera del Bardo sono presenti entrambi i punti di vista, insieme con i grandi filoni della sua poetica e il contesto storico: il tema dell’esiliato da sé medesimo o per mano altrui, il vecchio più o meno saggio prima di diventare vecchio,  la magia della composizione artistica, da una parte; la conquista delle Americhe, la colonizzazione e  la civilizzazione di popolazioni ritenute allo stato selvaggio, dall’altra.

Il lavoro di Andò, aiutato dalla scena di Gianni Carluccio, dai costumi di Daniela Cernigliaro e dalle musiche di Franco Piersanti, va in una direzione assai convincente, mettendo in evidenza il sottostante testamento artistico di Shakespeare.

In questa isola misteriosa, l’artista compie l’ultimo atto della sua missione. L’esiliato (un po’ per costrizione, un po’ per volontà) riunisce in un mondo magico i suoi personaggi re e cortigiani, giovani amanti, popolani gretti e ingenui, folletti e maghetti  in un’ultima sarabanda di cui lui è maestro inflessibile.

Tutti inganna e tutti libera: grazie a loro ha svelato i segreti dell’esistenza e della sostanza umana composta di bene  e male. Prima di tornare nel suo rifugio, che si chiami a no ducato di Milano, fatto di studi e di fantasia, di sentimenti e di osservazione scientifica della natura umana.

Così la Tempesta di Andò si svolge in una scena da dopo il diluvio nella quale gli elementi scenici compaiono e spariscono, così come i personaggi che si alternano in uno schermo fantastico al confine fra realtà e fantasia. E allora funzionano anche i duetti e i terzetti fra Stefano, Trinculo e Caliban recitati in dialetto siculo e napoletano, aggiornamento all’italiana del lato comico del grande talento drammatico dell’autore di Amleto e del Sogno.

Ottima la compagnia guidata da Carpentieri, che certamente nel corso delle repliche metterà a punto alcuni registri e alcuni effetti drammatici.

La Tempesta di William Shakespeare con la regia di Roberto Andò è in scena alla Pergola fino all’8 dicembre.

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