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“La Torre di Babele” spiegata dal curatore Pietro Gaglianò Cultura

Prato – Oggi nella sede della ex fabbrica Lucchesi a Prato  si apre  la rassegna “La Torre di Babele” nell’ambito degli eventi collegati al Grand Opening del Centro Pecci in programma per domenica e realizzata con il coinvolgimento di un gruppo di gallerie d’arte toscane che aderiscono all’Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, ne parliamo con il curatore Pietro Gaglianò per saperne di più di questo progetto.

Come nasce l’idea di coinvolgere anche le gallerie toscane e com’ è stato lavorare con loro a questo progetto?

“L’idea è del direttore Fabio Cavallucci, che ha voluto in questo modo dare una visione di come il sistema del contemporaneo in Toscana sia (e sia stato) sostenuto anche dai privati: collezionisti e galleristi. E ha voluto che fosse un progetto dotato di un taglio curatoriale, per mettere in risalto fattori culturali importanti che legano le gallerie al territorio e agli artisti, e non solo una faccenda di mercato”.

Perché è stato scelto come tema La Torre di Babele?

“In quanto curatore ho scelto la Torre di Babele per la sua stretta aderenza alla complessità del linguaggio, che è uno degli elementi dirimenti rispetto alla differenza tra quello che è arte e quello che non lo è. L’arte non aderisce al mondo, ma lo complica, crea delle aree ignote di possibilità non previste prima. E in parte è dovuto grazie al fatto che non usa un linguaggio descrittivo (comune a tutti, come era nella biblica terra precedente l’anatema divino sui costruttori di babele), ma agisce sul piano simbolico. Per farla breve, dopo essere passato sotto le mani di Giuseppe Chiari un pianoforte non è più solo un pianoforte, ma elettrizza la realtà aprendone i confini”.

Ogni galleria ha scelto in maniera autonoma l’artista da presentare o si è consultata con il curatore?

“Il principio di questa mostra è stato il dialogo con le gallerie nella scelta degli artisti e delle opere nel disegno curatoriale. Ha funzionato, in larghissima parte, grazie alla generosità e alla volontà dei galleristi a collaborare con me”.

Quale percorso emerge dalle scelte fatte e che viene proposto al pubblico?

“Il pubblico potrà compiere un percorso autonomo, senza un ordine predefinito. Il tema della complessità del linguaggio si affianca a quel senso di superamento del limite che ogni artista pratica con il proprio lavoro. Le opere in mostra si riferiscono tutte a questo pericoloso limite, a questo sforzo, a questo coraggio di superare quelle che si può dire, quello che si può fare. Alcune sono legate all’elaborazione morale, altre al pensiero, altre alla capacità fisica”.

Come si posizionano le gallerie toscane rispetto ai colleghi stranieri, hanno una visione tradizionale o sono in grado di spingersi oltre il confine?

“È un panorama vasto, che comprende sia la ricerca più aggiornata, sia un importante lavoro di raccolta, catalogazione e riscoperta di maestri del passato”.

 Questo l’elenco completo degli artisti in mostra:

Matteo Basilé / Manfredi Beninati / Renata Boero / Luigi Carboni / Francesco Carone / Bruno Ceccobelli / Giuseppe Chiari / Matteo Ciardini / Carlo Colli / Fabrizio Corneli / Vittorio Corsini / Marta Dell’Angelo / Aron Demetz / Piero Gilardi / Zoè Gruni / Michele Guido / Paolo Icaro / Paolo Leonardo / Giuseppe Maraniello / Paolo Masi / Hermann Nitsch / Luigi Ontani / Arcangelo Sassolino

La foto della ex fabbrica Lucchesi è di Torquato Perissi

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